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La mia era una famiglia "normale". |
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I miei genitori, i nonni materni. Io ero figlia unica. La piccola di casa, mai persa di vista, sempre coccolata.
Il nonno era il mio preferito. Mi raccontava le favole. Mi accompagnava ai giardini ed era sempre pronto a giocare con me. Era sempre attento alle mie esigenze e non tradiva mai la mia curiosita'. Aveva sempre una risposta alle mie domande. Mi trattava come una persona adulta. Non come facevano gli altri sempre pronti ad eludere le mie domande con un: " Cosa vuoi capire tu che sei piccola!" Il nonno, invece, era disponibile. Diceva che, anche se ero una bambina, avevo il diritto di imparare. Con lui stavo proprio bene, mi fidavo ciecamente. Era dalla mia parte.
Quando avevo quattro anni, le coccole del nonno divennero piu' intime, fino a diventare un gioco che egli m'invitava a fare quando eravamo soli. Io l'ho sempre assecondato perche' non mi procurava sofferenza fisica. E, poi, che motivo avrei avuto per dubitare di lui? Se m'insegnava quelle cose lo faceva perche' mi voleva bene. Di lui mi potevo fidare. In fondo era l'unico ad avermi preso sempre sul serio. C'era pero' una cosa strana: mi raccomandava di non dire niente a nessuno o sarebbe finito in prigione e a me avrebbero dato un sacco di botte. Quelle erano cose che potevano fare solo i grandi. Ma lui mi voleva bene e poiche' io ero una bambina intelligente perche' non insegnarmele?
Per circa tre anni ho fatto quel che lui mi chiedeva, perche' non sapevo di dover rifiutare. Non sapevo che permettendogli di usare il mio corpo stavo perdendo la mia infanzia. Solo dopo mi sarei resa conto che quello era un gioco che io non avrei voluto fare.
All'inizio era come rubare le caramelle con la complicita' di un adulto. Crescendo, pero', le sue carezze cominciarono a procurarmi fastidio. Ormai non lo vedevo piu' come i bambini vedono gli adulti. Per loro non ha importanza l'eta' o la bellezza per voler bene. Adesso iniziavo a scorgere la realta' e cioe' un vecchio che mi metteva le mani addosso. Vedevo le sue mani rugose, i suoi denti gialli. Sentivo il suo alito cattivo su di me.
E, poi, c'erano certe sue idee che non quadravano, tipo che quel che facevamo era normale. Ma io non conoscevo altre bambine che facessero le stesse cose. Sapevo che in realta' quella era una cosa che non avremmo dovuto fare. Lo intuivo dai discorsi degli adulti. Dicevano che il sesso si poteva fare solo dopo il matrimonio e solo con il proprio marito.
Gradualmente mi convinsi che non avrei mai trovato nessuno disposto a sposarmi. Mi ero sporcata con quella colpa che mi impediva anche solo di sognare il principe azzurro. Nessuno mai mi avrebbe accettata. Credevo che la mia colpa potesse essere visibile e che, alla fine, qualcuno se ne sarebbe accorto.
Per questo motivo, quando mio nonno mi disse che sarebbe stata una cosa intelligente farmi pagare un giorno per l'uso del mio corpo io non gli credetti e decisi di smetterla, di tenerlo lontano da me. Mi faceva troppo schifo continuare. Ormai per me era solo un vecchio cattivo che mi aveva fatto fare una cosa che non avrei dovuto.
Lui assecondo' la mia scelta senza mai pretendere nulla. Sicuramente aveva troppa paura che io lo denunciassi. Anche se credo che in fondo sapesse che non lo avrei mai fatto. Il mio senso di colpa era troppo forte perche' potessi parlarne. Il mio solo desiderio, in realta', era che nessuno mai e per nessuna ragione sarebbe dovuto venirne a conoscenza.
Si era quindi venuta a creare una specie di complicita' tra noi. "L'INTESA DEL SILENZIO". A parte questo il nostro rapporto era agli occhi della gente del tutto normale. Nulla nel nostro comportamento avrebbe potuto lontanamente far immaginare che nascondevamo un tale segreto. E forse gli avrei voluto anche bene se non fosse stato che di tanto in tanto approfittando del fatto che eravamo soli tentava di convincermi ad acconsentire alle sue richieste. Per fortuna non e' andato mai oltre le proposte accettando i miei rifiuti. Questi episodi, pero', mi lasciavano nel tormento. Lui era la mia colpa che mi perseguitava. Provavo schifo per lui e per il mio corpo. Di certo il mio silenzio non serviva a proteggere lui, ma me stessa.
Non credo che mio nonno fosse malato, ma un gran PORCO si. E credo che la maggior parte di coloro che abusano di bambini sono dei PORCI e non dei malati. Ed e' proprio per questo che la stragrande maggioranza dei casi di abuso rimane segreta. E non esiste un confine all'abuso. Puo' accadere in qualsiasi luogo e in qualsiasi famiglia, povera o benestante, acculturata o ignorante.
Avevo quattordici anni quando, in occasione di una delle mie solite depressioni, l'ho raccontato a mia nonna e mia madre. Ma loro mi risposero che non poteva essere vero. Il nonno mi voleva troppo bene per fare una cosa simile.
Mi sono sentita una stupida. Avevo faticato tanto a tenere tutto nascosto ed ora mi mettevo a raccontare. Temevo mi potessero giudicare male.
Non dissero altro. Se da un lato ne fui sollevata, d'altro canto il loro silenzio avallava la mia ipotesi. Io avevo peccato, ero sporca. Non erano in discussione i soggetti, ma il fatto. Non era l'abuso a dover essere nascosto, ma la storia di sesso.
Quella confessione ha contribuito a farmi sentire piu' sporca e colpevole. Mi vedevo diversa dalle altre ragazze, marchiata. Credevo che non esistesse al mondo nessun'altra che avesse fatto una simile schifezza.
Cose quando ho conosciuto il mio primo ragazzo mi son sentita in dovere di essere onesta con lui e rivelargli il mio peccato. Non potevo nasconderglielo...
Anche se non mi ha mai accusata di nulla, mi ha comunque sempre spinta al silenzio. Anche lui la vedeva come una cosa da non raccontare a nessuno. Io gli ero riconoscente perche' mi voleva bene nonostante fossi sporca. Credevo di non poter pretendere, di dover accettare quel che mi si dava con riconoscenza.
C'era pero' una cosa che mi feriva: il buon rapporto che egli aveva con mio nonno, nonostante quel che era successo. Ero sicura che se fossi stata al posto suo l'avrei odiato.
Cominciai a dubitare del suo amore. Mi voleva bene o stava con me solo per il sesso? Mi sentivo nuovamente usata. Ed ancora una volta ero stata io a permetterlo.
Col tempo pero' ho cominciato a ribellarmi al silenzio e l'ho raccontato ad un paio d'amiche. Loro non erano in grado di aiutarmi, ma il poterne parlare senza essere giudicata mi dava forza. Mi rendevo conto di essere accettata pur essendo sporca.
Poi, ho conosciuto mio marito ed anche con lui ne ho parlato fin dal primo momento. Questa volta pero' avevo incontrato qualcuno che dava importanza ad altro prima del sesso. Mi ha stretto a se, dicendo che mio nonno aveva fatto una gran porcheria. Mi ha detto che mi avrebbe aiutato, che mi sarebbe stato sempre vicino. Da quel momento ho cominciato a vedermi come una vittima.
Ma solo dopo la nascita dei miei figli mi sono resa conto di non avere nessuna colpa. Ho studiato i miei bambini, ho letto libri di pedagogia e psicologia. Ho scoperto che esiste una sessualita' dei bambini. Ho capito che hanno bisogno di carezze. E' per loro una necessita' vitale. Basta pensare al massaggio consigliato nei primi mesi di vita. Il contatto della pelle e' molto importante. Al bambino serve per acquistare sicurezza.
Sapevo, finalmente, che il nonno aveva approfittato della mia ingenuita' per usarmi. Aveva manipolato la mia mente fin dall'inizio allo scopo di soddisfare le sue voglie.
Aveva saputo ingannarmi a tal punto da farmi credere di essere quasi stata io a prendere l'iniziativa.
Ma come pun un bambino voler avere rapporti con un adulto se non sa neppure cosa questo significhi?
Giulia Base
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"Alice e' una bella bimba di dieci anni, allegra, spiritosa, sportiva.
Dimostra di essere felice, spensierata e ben si inserisce nei giochi di gruppo con i coetanei. Alice, pero' non sa di avere un problema: ha conosciuto il sesso troppo presto. E' stato suo padre ad iniziarla sei anni prima.
Il paese dove vive e' piccolo e la gente sa. Era stata lei stessa a rivelarlo inconsciamente il giorno in cui si propose ad un vicino di casa. Pensava fosse una cosa naturale farlo. Da quel giorno le mamme del paese non vedono di buon occhio l'amicizia dei loro figli con Alice. Hanno paura che lei li possa condurre sulla "cattiva strada".
Alice e' ancora troppo piccola per rendersi conto di aver subito un torto. Solo il trascorrere del tempo le presentera' le sue ferite. Il conto che dovra' pagare per il modo in cui ha vissuto la sua vita fino ad allora. A quel punto cosa accadra' di lei? Forse mentira' a se stessa e fingendo non sia accaduto nulla cerchera' di vivere una vita normale.
Forse odiera' suo padre e il mondo intero che non l'ha salvata. Forse si odiera' e fara' una brutta fine!"
Se vediamo un bambino in pericolo su un precipizio, ci precipitiamo a salvargli la vita anche se non e' nostro figlio. In quanto esseri umani e sensibili ci dispiacerebbe se si facesse del male.
Se siamo al corrente di un abuso sessuale perche' non ci preoccupiamo di salvare la vittima? Forse perche' il sesso e' ancora tabu'? Forse perche' non vogliamo avere guai con il suo aguzzino? O non interveniamo perche'
sotto sotto la riteniamo colpevole? Forse e' proprio cosi'! La gente e' al corrente dell'esistenza di una sessualita' infantile e giudica colpevole il bambino qualora si faccia usare da un adulto. Finche' questa convinzione sara' viva la vittima non avra' mai il coraggio di parlare.
Sa dagli atteggiamenti, dalle parole della societa', di essere colpevole.
Se, poi, la vittima incappa in un carnefice che la uccide, le stesse persone che prima non sono intervenute gridano ingiurie e minacce nei confronti del mostro. In questo modo, come pilato, si lavano le mani per quanto e' accaduto e scaricano i loro sensi di colpa sull'assassino.
Sembra quasi che finche' non c'e' delitto non ci sia reato.
"Si chiudono gli occhi se si uccide l'anima, ma guai a far fuori il corpo, la societa' non puo' perdonare."
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Oggi sono una donna serena |
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Il caro zio.... quel giorno aveva uno sguardo strano, sapevo sarebbe
successo, mi ritornano in mente il
disgusto e l'orrore per le sue mani .... solo l'arrivo della vicina di
casa..... mi ha salvata.
Oggi sono una donna serena che dice:
Il fremito del vento puro
le note di una brezza limpida
la neve bianco-rosa-sangue
i sogni innocenti.
La sera
un'ombra la paura
il dolore, il sangue puro
l'orrore il pianto
il silenzio....
la vergogna.
E poi di nuovo il vento
il tempo
il ricordo
l'angoscia.
Infine la vita che spegne la morte
Dio dei bambini,
so che esisti
Dio dei bambini,
lascio il mio sangue rosa a te....
ed i mille colori ai bimbi ....
Dammi ancora vita,
io ne faro' trasfusioni prepotenti
a chi lo vuole.
Monica
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C'e' un velo di tristezza nel mio sguardo e lo so, c'e' un ragazzino di quattordici anni che amava vivere nella fantasia, era gracile e delicato, un giorno fece la pipi' a letto e le sue mutandine erano macchiate di sangue.
La madre lo irrise e per il resto penso' a ragadi o emorroidi.
L'unico rifugio che ti resta per aver SBAGLIATO, perche' potevi scappare e non lo hai fatto, perche' hai tentato di urlare, ma non ti e' uscito alcun suono ... e' tacere .
Di questo so solo scrivere, non chiedermi di parlare, a dire il vero non chiedermi nemmeno di scrivere...
tutto questo m'incupisce e nessuno, che non ci sia passato, puo' in realta' capire cosa t'accada...
Lasciami di nuovo scordare, lasciami di nuovo sorridere...
Credo di aver bisogno di aiuto, non so come affrontare questa situazione, grazie.
Non firmato
(29 Maggio 2001)
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Rivoluzione morale contro la pedofilia |
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Cari amici e care amiche,
genitori e non, vorrei presentarmi ed esporre un mio pensiero, rivolto a tutti coloro che pensano che i bambini sono il bene piu' prezioso che abbiamo.
Sono il papa' di una ragazza, ora sedicenne, che ha subito abusi dai 5 ai 12 anni.
Quando, per caso, con quelle indagini che io chiamo "genitoriali" ci siamo accorti (finalmente) che qualcosa non andava in nostra figlia, la ragazza aveva 15 anni.
Mia moglie, madre della ragazza, non riusciva a spiegarsi un comportamento "strano" della ragazza e "trovo'" un biglietto di mia figlia indirizzato all'amichetto del cuore, dove c'era una frase scritta inequivocabile: "QUEL PORCO MI MOLESTA DA QUANDO AVEVO 5 ANNI, ED E' UNO DI FAMIGLIA" (scoprimmo poi trattarsi di un parente acquisito, denunciato e condannato anche per abusi su una altra vittima, cugina di mia figlia).
Analizzeremo in seguito il percorso ed i segnali che ci hanno portato a tale scoperta.
Ora vorrei riassumere i motivi di questo mio scritto diretto per questo sito.
Come e' successo per l'ecstasy, i sassi dal cavalcavia, ora per la pedofilia ci si indigna, si propongono castrazioni o, peggio ancora, soluzioni estreme, sintomo questo di profondo disagio e di inadeguatezza alla risoluzione del problema.
Non e' il caso di questo sito che si prefigge obiettivi diversi.
L'essere umano e' fatto cosi': quando non sa, per ignoranza o per schizofrenia, come uscire da una situazione, si spaventa, e cosi' non riuscendo a trovare una soluzione adeguata, evita il problema oppure, disperati costoro, lo elimina.
Altri, piu' razionali, propongono leggi piu' severe, sospinti dalla campagna del momento, pronti a cogliere il consenso della folla, per chissa' quale risultato.
E cosi', ogni volta che un caso di abusi su minori viene alla ribalta, quando il fenomeno diventa cosi' enorme nella sua configurazione si cerca la personalizzazione del reato, senza pero' approfondire il problema, forse perche' troppo misterioso e complesso.
Si capisce allora perche' il legislatore, il politico, non sa che fare.
Di fronte alle marce, di fronte ai mostri, di fronte allo stereotipo continuato del fenomeno, di fronte all'allarme crescente deve intervenire ?
E perché mai lo dovrebbe fare ?
Non esistono delle leggi in Italia, un codice penale che, secondo gli esperti, sono tra le piu' severe degli stati democratici del mondo ?
Oppure la giustizia deve intervenire solo sui problemi che a furor di popolo sono piu' sentiti ?
Intendiamoci, io non ho una buona considerazione di questi "personaggi".
Non si possono nemmeno paragonare agli animali, poiche' questi non compiono simili gesti.
Non esiste tra la specie animale una qualsiasi razza che si accoppi con i cuccioli.
Credo pero' che al di la' di tutte le soluzioni proposte in questi giorni serva una rivoluzione morale.
E' noto (fonti Eurispes e telefono azzurro) che in Italia negli ultimi quattro anni sono aumentate del 90% le denunce di violenza sui minori; e' altrettanto assodato che il 70% degli abusi si verificano in ambito familiare e parentale.
Stiamo parlando di 2 bimbi al giorno.
Allora, forse, piu' che preoccuparci di educare i bambini nelle scuole, alcuni di essi gia' vittime, ci dovremmo preoccupare di educare gli insegnanti, i genitori, i parroci, e tutti coloro che hanno a che fare con l'educazione dei nostri figli.
Troppo spesso, e chi scrive ne e' stato testimone diretto, i bambini abusati vengono ulteriormente violentati psicologicamente da chi dovrebbe dare loro ascolto, conforto, solidarieta'.
Frequentemente sono gli stessi parenti ad isolare le vittime e a sconsigliare loro una denuncia, per il "buon nome" loro o della "famiglia", in virtu' di arcaici ed obsoleti concetti di famiglia.
Dagli insegnanti ti senti rispondere che se i fatti non sono accaduti all'interno dell'istituto, non sono affari loro !
Alla fine di un anno scolastico drammatico, a causa di numerose assenze per ovvi tragici motivi psicologici a seguito della denuncia, ti senti dire da alcuni docenti che il disagio giovanile e' diffuso; che tra chi marina la scuola per disagi vari, chi soffre di anoressia, chi si droga, chi e' stato violentato da piccolo, tutti avrebbero una "scusa" per essere promossi. Ma la scuola e' una cosa seria e quel che conta sono i risultati!
Bella educazione, bell'esempio di civilta' !
E questi sono gli educatori dei nostri figli, e questi sarebbero gli esempi che dovrebbero seguire ?
L'assessore ai servizi sociali della mia citta' si e' preoccupato a suo tempo di correggere un'inesattezza di cronaca del giornale cittadino: era stato riportato che un caso di abuso era stato scoperto dall'usl e invece il "primato" andava ai servizi sociali.
Dimenticava pero' l'assessore di dire una cosa piu' importante: dopo che il caso e' stato "scoperto" le famiglie hanno verificato quanto inadeguato sia il servizio di assistenza sociale.
Carenze di organico e professionali hanno contribuito ad accrescere invece di affievolire, il disagio di quei drammatici giorni seguiti alla denuncia.
Credo che i piccoli maltrattati, abusati, violentati o peggio ancora uccisi, abbiano il diritto di avere un mondo di adulti, professionalmente, moralmente migliore.
Forse, solo quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare, hanno il diritto di spiegare, informare e denunciare la codardia degli adulti.
Come vedete, non mi sono soffermato sul "mostro", poiche' sono convinto che il vero problema non e' tanto il pedofilo, ma chi ci vive assieme, attorno, nell'ambiente di lavoro, nello svago, nello sport.
Una madre, una moglie, una suocera, quasi sempre lo sanno.
Quando poi viene scoperto la prima volta anche tutti gli altri lo sanno.
Quindi, il piu' delle volte, non servono gli elicotteri della polizia per scovarli.
Vi prego di capirmi, non ho scritto queste righe per desiderio di vendetta.
Per fortuna qui in Italia siamo dotati d'organi di polizia, procuratori, gip, che, per esperienza personale, alcuni di essi, vi posso garantire sono ottimi professionisti.
Ma questi purtroppo devono intervenire quando il danno e' gia' stato fatto.
La mia triste esperienza spero possa essere d'aiuto ad altre persone, ed invito tutti quelli che l'hanno vissuta a fare altrettanto.
Solo cosi' riusciremo a dare un aiuto concreto alla societa'.
Non a parole, ma con i fatti.
Facendo di fatti tragici un bagaglio di esperienza per trovare soluzioni positive.
Mai contro qualcuno o qualcosa, ma per qualcuno e per qualcosa.
Anche la denuncia deve essere intesa in tal senso: non contro il pedofilo, ma a tutela delle vittime.
Per dar loro, alle vittime, il giusto senso di giustizia, di legalita'.
Per far capire all'abusante la sua responsabilita'.
Lo stesso per la condanna: non per essere contro l'uomo, ma per l'uomo, affinche' assuma la consapevolezza che cio' che ha commesso e' di per se' sbagliato, del reato commesso, e, dopo un percorso che gli specialisti dovrebbero individuare, anche del suo ipotetico recupero.
Quello che ho provato io vorrei che in futuro non accadesse ad altri genitori.
Non vorrei che un padre ascoltando, in lacrime, la descrizione dei fatti accaduti a sua figlia quando era bambina, si vergognasse di fronte a questa di essere un uomo.
Vorrei che nell'era in cui viviamo non ci fossero persone colte ed intelligenti che ti rispondono che fatti del genere sono sempre accaduti e sempre accadranno.
Certo, lo so benissimo che in termini cosi' assoluti e' un'utopia, io non pretendo di cambiare il mondo.
Da quando ho scoperto cosa aveva subito mia figlia, dopo la denuncia, la condanna del pedofilo, ho capito quanto vera sia la definizione che nulla accade per caso.
Questa vicenda mi ha aperto gli occhi, ora sono piu' "vigile", piu' conscio delle miserie umane, dei danni causati dall'ignoranza, dai saccenti di turno, dai benpensanti, dai buonisti, dai vigliacchi.
A tutti questi e a tutti quelli che non si schierano dalla parte di chi ha subito violenza di qualsiasi tipo, ma soprattutto perpetrata sui bambini, io non ho nulla da dire.
Chi se ne vuole andare per la sua strada lo puo' fare in nome di quella liberta' che ad ogni essere umano divinamente gli e' concessa.
D'ora in poi la mia missione sara' quella di cercare di aiutare le persone ragionevoli coinvolte in questi casi, e solo quelle, anche attraverso questo sito, cosi' saggiamente concepito, considerato che alcune sono raggiungibili solo in questo modo, direttore permettendo.
Raccontiamoci le nostre storie, cerchiamo di capire assieme dove abbiamo sbagliato, aiutiamoci, tentiamo di migliorare il mondo degli adulti, per salvaguardare i bambini, tutti.
Un genitore che ha denunciato un pedofilo.
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Caro direttore, vorrei fare una breve riflessione su quanto espresso da Teresa nella sua lettera dell'11 gennaio.
La signora ringraziava una ragazza per avere denunciato un suo caso di violenza e si rammaricava che lei quel coraggio non l'aveva trovato.
Io neppure.
Ho 40 anni ora, sposata da 25, ed i pianti che hanno accompagnato le mie notti in ricordo della violenza subita da bambina, spero bagnino le coscienze di tutti quelli che mi hanno impedito di parlare.
E non mi riferisco solo al pedofilo.
Di quello penso solo che sia un povero "uomo perduto", e che per lui l'inferno sara' solo la giusta pena da scontare.
Ma quelli che piu' mi fanno schifo sono quelle brave persone che tutte le domeniche vanno a messa, e poi al caldo dei loro focolari domestici, tengono nascosti i problemi dei bambini, violentandoli ancora, infierendo nuovamente sulle loro piccole ed innocenti anime.
A cominciare da mia madre, la quale dopo averle svelato le "carezze" che il caro "zietto" mi faceva (avevo 6 anni), mi diede uno schiaffo e mi impedi' di parlarne a mio padre, perche' disse: "se no lo copa".
Poi la scuola, superata con difficolta', con bocciature.
Ed anche qui ero io la cattiva, ero io che guardano fuori dalla finestra, ero io che sognavo, invece di stare attenta in classe.
Ma le brave maestre non mi chiedevano cosa sognavo, mi chiedevano cosa avevo studiato.
Ma non potevo dire loro certe cose.
Poi diventata adolescente, mi confidai con altri, parenti ed amici, e questi vigliacchi si trincerarono dietro al solito "i panni sporchi si lavano in casa".
Cosi' io mi sono ritrovata sola, tutta la vita, con il mio problema.
Grazie a quella ragazza, ora ne ho parlato a mio marito, che mi ha aiutata, capita, e finalmente ho visto come e' fatto un uomo.
Vorrei anch'io dire il mio grazie a quella ragazza e proporre di dare un premio a tutte le vittime che denunciano.
Ma vedo che come a lei (che denuncio' il degrado dei nostri centri di assistenza) anche ad altri che scrissero a questo giornale (ricordo un genitore di bambina abusata che chiamo' in causa l'assessore ai servizi sociali) nessuno dei chiamati in causa rispose.
Nessuno si degno' di dare la sua solidarieta', di fornire spiegazioni, o giustificazioni.
Ancora una volta quella povera e santa ragazza e' stata lasciata sola.
A parte i suoi genitori, che meritano un monumento, a parte lei, egregio direttore, nessuno si e' "sporcato" le mani con queste lettere di denuncia.
Ora io sono seguita da una psicoterapeuta, e spero che dopo 35 anni possa liberarmi di questa sporcizia che un "uomo" mi ha messo dentro.
Ma a lui e a tutti quelli che li proteggono voglio augurare che passino "parte" di quelle notti insonni che io ho passato, a piangere per chi mi doveva proteggere, ma che invece pensava ai fatti suoi.
Vorrei inoltre lanciare un ultimo appello; ho letto (le tengo tutte) lettere di genitori di vittime che chiedevano solidarieta' e condivisione a tutti quelli che si sentivano sensibili a questo problema, per aiutare altre vittime.
Io sono qua e chiedo a tutte le vittime ed ai loro genitori di unirsi per uscire dal silenzio.
Troveremo poi modi e idee per farlo.
Anna
Cara Anna, mi sembra un'ottima idea.
Se scriveranno al giornale (e sono sicuro che sara' cosi') altre vittime, giovani o in eta' matura che siano; oppure i genitori di bambini molestati o violentati, e piu' in generale tutti coloro che siano stati direttamente o indirettamente coinvolti in vicende di abusi sessuali, li metteremo, se lo desidera, in contatto con Lei.
Puo' darsi che tutti assieme possiate dare un contributo importante alla conoscenza e alla lotta di uno dei peggiori e certo non nuovi fenomeni con cui la nostra societa', purtroppo, oggi piu' che mai, si deve confrontare.
Quel che piu' colpisce della sua lettera e' la colpevole indifferenza, alla quale si rischia sempre di assuefarsi, di chi potrebbe intervenire e non lo fa.
L'indifferenza e' brutta nelle strade, ma e' terribile tra le mura domestiche, dove e' difficile, come conferma anche la sua terribile esperienza, che certe disperazioni o certi silenzi passino inosservati.
Allo stesso modo e' difficile sconfiggere certe complicita' familiari che non sono altro che omerta' in un Paese che non solo al Sud, ma pure al Centro come al Nord, e' molto piu' omertoso di altri.
Grazie per questa sua drammatica e toccante testimonianza.
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Gentile dottore, sono stata molto colpita dalla lettera (5/11 scorso) inviata al direttore da una ragazza che ha dichiarato di avere subito una violenza sessuale ("Quando parenti ed amici non aiutano le molestate").
Ho apprezzato il suo coraggio di parlare, di chiedere aiuto, di denunciare, di pretendere giustizia, di uscire dal caso singolo per creare informazione, cultura, sensibilita' da parte di tutta la societa'.
Io non ho avuto questo coraggio.
Ho cinquantadue anni, sposata da ventiquattro, sono senza figli perche' evidentemente era meglio che non arrivassero.
Non ho proprio idea di che mamma avrei potuto essere; ho pero' la convinzione che avrei fatto pagare ad altri il mio dolore, la mia rabbia: ma a volte penso anche che avrei potuto essere una mamma meravigliosa.
Io sono stata stupida a tenermi dentro per una vita la mia vicenda; ho provato a parlarne, pero' mia mamma ha cambiato discorso e io mi sono sentita morire dentro, sola e abbandonata.
Non ho piu' trovato il coraggio di riparlarne.
Mia madre non mi ha piu' chiesto nulla.
Avevo sei anni: prima ho subito attenzioni sessuali da parte di mia zia, solo un paio di volte, successivamente per un periodo di circa tre anni, mio zio ha continuato a cercarmi sessualmente per fare sempre quello schifo di cose.
Brave persone i miei zii; si sono sposati, hanno avuto dei figli e hanno continuato a frequentare la mia famiglia, come se nulla fosse mai successo.
Sono riuscita a rimuovere tutto fino a quando mi sono sposata.
Li' e' ritornato fuori tutto.
Non potevo continuamente dire a mio marito che non ne avevo voglia, che aveva modi sbagliati.
L'ho fatto sentire in colpa per anni perche' non me la sentivo di avere rapporti sessuali con lui.
Pero' ogni volta erano per me pieni di fastidio o dolore: non so cosa sia l'orgasmo.
La mia vita affettiva e sessuale e' stata rovinata da quelle violenze che ho subito: e' stato tutto profondamente ingiusto.
Quante notti insonni ho passato; quanta angoscia ogni volta che i miei genitori mi lasciavano in compagnia degli zii perche' dovevano andare al lavoro.
Anche fisicamente non stavo mai bene e il dottore non ne capiva niente.
Ne parli, dottore di questa tragedia che capita ai bambini. Teresa
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Vorrei fare un appello a tutte quelle ragazze/i che, come me, hanno subito molestie ed abusi, ed hanno avuto il coraggio di denunciare, ma non sono state aiutate dai parenti.
E' importante sottolineare che la forza di parlare, di rievocare alla mente episodi chiusi in un cassetto da tanto tempo, e' molto difficile da trovare.
Soprattutto dover superare il senso di colpa che questi violentatori provocano a noi vittime e' ancora piu' faticoso.
E' giusto denunciare, se non altro per aiutare altre piccole vittime a farsi spazio in questo mondo fatto di omerta', e avere finalmente giustizia.
Il problema e' che molte persone, invece di lodarci per il nostro coraggio, ci accusano come se fossimo noi i colpevoli, aumentando il nostro senso di colpa.
Io mi sono ritrovata da sola contro una massa di vigliacchi che non hanno il coraggio di schierarsi, preferendo fare "buon viso a cattivo gioco" per "salvare" la famiglia!
E' forse questo il modo di salvare una famiglia?
Se io non avessi avuto i miei genitori che mi sostenevano tutti quegli sguardi eloquenti, allusioni, frasi "a mezza voce" mi avrebbero distrutto psicologicamente.
Purtroppo non tutti sono cosi' fortunati da avere i parenti dalla propria parte, anzi molte volte sono proprio la madre e il padre che per primi non capiscono.
Ma se non ci sono almeno i parenti che ci sostengono, che mezzi abbiano noi vittime, per intraprendere da soli una lotta contro il mondo?
Forse i servizi sociali di ......?
Io ci sono passata, e preferisco non commentare.
Forse gli avvocati?
Non ho ben capito se siano avvocati delle persone o dei soldi.
Noi, che siamo in maggioranza minorenni e il mondo dobbiamo ancora scoprirlo del tutto, come possiamo risolvere il problema se anche i nostri cari (ma e' ancora giusto chiamarli cosi'?) ci voltano le spalle?
Ecco, nel mio piccolo, vorrei solo dare un suggerimento a tutti coloro che si trovano in condizioni analoghe alla mia: anche se soli, trovate il coraggio di andare incontro alla giustizia!
Andate dai procuratori, dai carabinieri, dalla polizia.
Non lasciatevi impressionare dal fuoco d'ira che arde nel cuore dei vostri nemici.
No, queste persone non mi fanno paura: sono solo fantocci di cartapesta che fanno tanta scena, ma basta un soffio per buttarli giu'!
Lettera firmata
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La storia di Nadia e' un pugno nello stomaco.
E' brutta, cruda e' cattiva: tanto da togliere il fiato.
Eppure abbiamo creduto giusto scriverla e, forse e' anche giusto leggerla, per rendersi conto di rara realta' a volte sospettata, spesso pubblicata solo quando i fatti divengono oggetto di una inchiesta giudiziaria.
Anche in quei casi, pero', c'e' il rischio di fare piu' attenzione alla vicenda dell'imputato che non a quella della vittima.
Oggi Nadia e' seguita dai servizi sociali di ..........e vive in una famiglia affidataria che l'aiuta a superare i traumi e a ritrovare l'amore, quello vero.
Nadia ha undici anni e non e' ancora donna.
E' pronta, con il grembiule addosso, per andare a scuola.
Ha gia' vestito e preparato i due fratellini piu' piccoli per l'asilo e per questo e' in ritardo, come ogni mattina.
La mamma e' gia' via.
Il papa' invece e' ancora a casa e ha due occhi strani.
Ha il viso tirato.
"Forse e' arrabbiato, o forse vuole picchiarmi e farmi male" pensa Nadia.
Il papa' la prende e le strappa le mutandine.
Poi le fa un male tremendo.
Nadia dice soltanto 'Ahi!' poi chiude gli occhi e cerca di trattenere il fiato per sentire meno male.
Nadia ha paura; il papa' non dice una parola.
Ha fretta ed e' violento.
Ogni suo gesto e' furioso.
Poi tutto finisce e Nadia corre fuori di casa per scappare a scuola.
"Guai a te se parli!" le urla dietro il padre.
Nadia e' seduta sul suo banco, ma e' come se non fosse li'.
Sta pensando a quello che e' appena accaduto.
Chiude gli occhi e contemporaneamente chiude le gambe, strette, strettissime.
E' senza mutandine perche' il papa' gliele ha strappate e poi l'ha mandata via con un calcio ed un urlo.
Intanto la maestra la chiama e la richiama "Nadia, Nadia, ma dove sei con la testa? Cerca di stare un po' attenta, sei sempre cosi' distratta!
Su, portami il quaderno dei compiti". Nadia resta ferma, impietrita.
Il quaderno dei compiti lei non ce l'ha.
"Ma possibile che nessuno a casa badi a te? tuona la maestra - e' inutile che io chiami tua madre, tanto non si presenta.
La prossima volta faro' chiamare tuo padre!"
Nadia vorrebbe sprofondare.
Si vergogna perche' ha dei genitori che non badano a lei e tutti, compresa la maestra, continuano a rinfacciarle proprio questo.
A Nadia salgono le lacrime agli occhi.
Ma blocca subito ogni sentimento.
Si fa forte.
Serra strette le gambe e anche le labbra.
Tace.
"No non diro' niente a nessuno, altrimenti il papa' si arrabbia".
Di nuovo la rabbia dolorosa del bambino non riesce ad uscire, ad esplodere.
Perche' mai Nadia dovrebbe parlare se tanto tutti sanno tutto?
Perche' parlare se tutti pensano che Nadia sia pigra, svogliata, poco volenterosa e sognatrice?
Perche' parlare se tanto nessuno puo' difenderla?
Nadia si sente un incidente, un peso, una bambina messa al mondo per sbaglio.
Ogni giorno spera che al papa' capiti qualcosa di brutto, che muoia in un incidente o altro, ma ogni giomo si deve rassegnare alla sua insopportabile presenza.
Anche quella sera papa' e' tornato a casa e gia' sta urlando contro la mamma, con la solita bottiglia di vino davanti, perché la mamma ha preparato soltanto una pasta.
La sta insultando, le dice che e' una incapace, una buona a nulla.
Nadia in quel momento vorrebbe solo scappare, ma non puo'..
Nadia ha un rivolo di sangue che le scende tra le gambe.
Chiede un asciugamano alla mamma e con quello asciuga il sangue.
La mamma le dice: "Ti sono arrivate le tue cose.
Adesso devi stare attenta a non rimanere incinta"
"Se rimani incinta, ti ammazzo" aggiunge il papa'.
Io non ho niente da aggiungere.
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Gentile dottore, siamo i genitori di due bambini di sette e nove anni. Ha ragione quando dice che certe notizie sulla pedofilia angosciano e quindi istintivamente ci si difende scappando.
Io e mia moglie abbiamo deciso di capirne di piu' in modo tale da poter vivere con coraggio e non con paura tale problema.
Chi e' quindi il pedofilo e come aiutare concretamente i nostri bambini?
Marina e Giuseppe
Il pedofilo e' in genere persona dai modi gentili, ben curato.
Frequentemente e' sposato con figli. Il pedofilo dichiara di amare i bambini e la sua attrazione nei loro confronti non e' riduttivamente sessuale.
L'attrazione pun essere orientata nei confronti del bambino maschio, e quindi dello stesso sesso, oppure nei confronti della bambina. Il pedofilo non va confuso con l'omosessuale che prova attrazione nei confronti di adolescenti ed adulti dello stesso sesso.
Il pedofilo infatti prova una forte attrazione nei confronti dei bambini (maschi o femmine) fino alla fase pre-puberale.
Perche' un individuo diventa pedofilo ?
E' stato constatato che in buona percentuale il pedofilo ha subito nella sua infanzia le stesse attenzioni e violenze. Quasi sempre ha vissuto una forte deprivazione affettiva.
E' come se il pedofilo ritornasse a quell'infanzia (la propria) percependosi come abbandonato e, contemporaneamente, come chi da' a se stesso (attraverso un bambino reale) le attenzioni mancate. Il pedofilo non e' riuscito infatti a elaborare il suo abbandono e lo acquieta con l'attenzione verso i bambini.
E' difficile che il pedofilo si senta colpevole poiche' ritiene di amare veramente il bambino; non ha la percezione di fargli del male, nemmeno nei casi piu' estremi.
Cerchiamo di conoscere bene la pedofilia. In termini comportamentali si tende a distinguere:
1) la pedofilia latente e cioe' la morbosa attenzione nei confronti dei bambini, accompagnata da fantasie erotiche, che non sempre passa all'azione. E' la forma piu' sfuggente e puo' essere presente gia' nell'eta' adolescenziale; frequentemente attuata da parte dei famigliari, amici di famiglia o persone "sicure" come educatori o sacerdoti;
2) la pedofilia attiva: un comportamento di vero abuso, caratterizzato da modalita' varie di rapporto sessuale;
3) la pedofilia violenta o killer: il comportamento estremo in cui si giunge ad uccidere il bambino, come fattore sadico che amplifica il piacere.
Mettiamoci ora nei panni del bambino per capire le varie iniziative che si possono assumere:
1) La prevenzione: cosa dirgli? Un'organizzazione canadese che collabora alla ricerca dei bambini scomparsi ha messo a punto le seguenti regole:
a) non lasciate vostro figlio senza controllo
b) insegnategli ad usare il telefono e assicuratevi che conosca i vostri numeri
c) spiegategli che non deve parlare con estranei o entrare con loro in automobile o in casa
d) non deve rendersi disponibile a dare aiuto a giovani o ad adulti per il trasporto di pacchi o oggetti in auto o in casa
e) i bambini non devono sentirsi allettati dall'offerta di soldi o regali in cambio di un servizio fotografico
f) regali: insegnate a non prendere mai niente da nessuno che non sia piu' che ben conosciuto
g) create un clima di dialogo e di accoglienza che dia fiducia al bambino nel riferire qualsiasi cosa senza il timore del rimprovero o della disapprovazione.
2) I segnali che mettono in allarme: come capire?
a) Alcuni cambiamenti che evidenzia il bambino molestato possono insorgere anche per altre difficolta' psicologiche. E' importante cogliere la congruenza, l'intensita' e il perdurare di un sintomo. I piu' frequenti possono risultare: paura di certi luoghi o persone, tendenza a lamentarsi di vari disturbi, difficolta' immotivate nel dormire, mal di testa, insorgenza di problemi scolastici, giochi a sfondo sessuale con altri bambini, oppure con bambole o giocattoli, un certo distacco nei confronti di famigliari e amici, perdita di interesse verso attivita' normali, eccesso o totale mancanza di igiene, regressione a comportamenti tipici di etr precedenti, tendenza a comportamenti antisociali, alla depressione o all'ansia
b) I segni dell'abuso sul corpo. Sul corpo di un bambino che ha subito rapporti sessuali con un adulto e' possibile rilevare i segni della violenza. Ecco i sintomi piu indicativi: dolore o prurito agli organi genitali; difficolta' a stare seduti, a muoversi o a camminare, lacerazioni, ematomi, gonfiori e rossori in zone sessuali; sangue nelle urine o nelle feci; insorgenza di malattie a trasmissione sessuale
c) Quando chiede aiuto: cosa fare? I bambini, suggestionati dalla televisione, possono anche inventarsi storie di abusi; in prima battuta anche tale ipotesi va considerata come segno di malessere e non deve pregiudicare un atteggiamento di accoglienza. Ecco come comportarsi. Il bambino non deve mai sospettare che si e' arrabbiati con lui o delusi; rinfrancatelo per il fatto che ha deciso di parlare; evitate di mostrarvi allarmati o sconvolti perche' ha bisogno della vostra forza interiore; il bambino non ha colpa alcuna di quanto accaduto; ascoltate rispondendo con onesta' alle sue domande; rispettatelo nei suoi tempi ma ricordate che il buttare fuori e' necessario; siate riservati con lui non parlando di questa cosa in presenza di altre persone; rivolgetevi al medico di fiducia, informandolo preventivamente, affinche' sia attento e delicato nei suoi confronti; rivolgetevi al servizio tutela minori dell'Ulss che fornisce l'assistenza necessaria; se l'abuso e' stato riconosciuto, rivolgetevi alle Forze dell'Ordine.
Lino Cavedon
psicologo psicoterapeuta
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