Sabato mi sono trovata nuovamente al mercato con Beatrice a vendere la mia mercanzia, che so bene quanto vale, forse qualche centesimo ad essere buoni, ma che ci provo comunque a farla sembrare un pezzo unico, di quelli che per comprarlo devono inginocchiarsi e ringraziarmi e baciarmi e dirmi quanto sono capace intelligente saggia previdente, e se ci aggiungono un carina non guasta.
Sono tornata a casa con le tasche ancora più gonfie. E’ roba da poco la mia, ma ogni volta il ritorno è sempre più affaticato. Senza pare non riesca a starci, la butto e poi vado riprenderla, la riporto al mercato e la esibisco ancora. Uno sguardo per compassione e poi me la restituiscono. No, non vale quel che dici, e proseguono. Giuro che mai più, che piuttosto, che la dignità, che io. E mi vergogno, ma non basta. La mercanzia è sempre meglio del niente, ed è questo che mi fa follia: il niente.
:*
azzurra
Jul 7 2008, 05:50 PM
Emi, non è il niente. Può essere il niente per chi al mercato, davvero, ha sempre portato cianfrusaglie per chi ha sperato che nessuno se ne accorgesse e le ha disposte con oculata astuzia che sembrassero d'oro; ma non siamo io, nè te, quelli. Beatrice è quella che si trucca, Beatrice porta anelli e collane, e parla con gli sconosciuti: ma è una delle ragazze. Qualunque cosa lei faccia, ci sono le altre tre. Nel racconto mi sono fermata a lei perchè è la sua storia la più difficile da raccontare, non ci sono vecchie che le insegnano a cucire, non c'è il sottoscala, non era una bambina silenziosa. Se ci fossero state solo le altre, forse i bambini non sarebbero mai stati in pericolo, forse non ci sarebbero mai stati i passi dei soldati sul pavimento della cucina, e fughe nella notte lasciando tutto. Ma non ci sarebbero stati i bambini. Forse non ci sarebbe stato bisogno di proteggere, ma forse non ci sarebbe stato nulla da proteggere.
Non importa se ci torni o quante volte ci sei tornata al mercato, nè se ci tornerai ancora o smetterai. Non sai la pescivendola Emi, che tu lo voglia o no.