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Versione completa: la boheme.
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Cymorill
Trama dell’opera


QUADRO PRIMO
In una misera soffitta.
Quattro giovani amici - il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard ed il filosofo Colline - conducono una gaia vita di bohčme. I soldi mancano quasi sempre, spesso si digiuna, ma la gioventų e la spensieratezza aiutano a superare molti ostacoli. La vigilia di Natale vede Rodolfo e Marcello che, infreddoliti ed impossibilitati a lavorare per il gelo che ha invaso la soffitta, sono costretti a bruciare nel caminetto il grosso manoscritto di un dramma di Rodolfo. Rientra Colline, desolato perché ha trovato chiuso il Monte dei Pegni; ma Schaunard, invece, arriva tutto esultante portando del denaro, frutto di un'insolita sua prestazione musicale. I quattro amici decidono di festeggiare la vigilia di Natale con una cena al Quartiere Latino, quando giunge, non gradito, il padrone di casa Benoh a reclamare la pigione dell'ultimo trimestre. Costretto a bere dai turbolenti inquilini, il vecchio si lascia andare ad imprudenti confidenze sulle sue infedeltā coniugali e viene perciō cacciato con alte grida di riprovazione dagli improvvisati moralisti. Marcello, Colline e Schaunard escono; Rodolfo deve attardarsi per finire un articolo di giornale. Mentre il poeta sta scrivendo, fa la sua apparizione Mimė, una dolce e bella grisette che abita in una soffitta dello stesso casamento. Le si č spenta la candela, chiede aiuto a Rodolfo: ma, appena entrata, si sente male e le cadono di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo č colpito dal pallore e dalla bellezza della fanciulla. l'aiuta a rimettersi ma, trovata nel buio la chiave, si guarda bene dal restituirla a Mimė: chiamato a gran voce dagli amici impazienti di far baldoria, convince la ragazza ad unirsi a loro. Mimė dolcemente cede. Giā innamorati, i due giovani si baciano, poi a braccetto, si avviano gių per la scala.

QUADRO SECONDO
Al Quartiere Latino.
Colline ha comprato un vecchio, sdrucito pastrano; anche Schaunard fa acquisti, mentre Rodolfo e Mimė si aggirano fra la folla, felici del loro amore. Il solo Marcello č triste e pensieroso: la bella Musetta, infatti, lo ha abbandonato da qualche tempo per correre dietro a nuovi amori. Rodolfo compra una cuffietta rosa a Mimė e presenta la ragazza agli amici; tutti insieme si siedono ad un tavolo del Caffč Momus ed ordinano una ricca cena. Appare ad un tratto sulla piazza Musetta, elegantemente vestita: le vien dietro Alcindoro, un vecchio pomposo e ridicolo che č il suo amante attuale. Scorto Marcello, la ragazza si siede al tavolo vicino a quello degli amici e dal suo posto lancia frasi maliziose e occhiate eloquenti. Marcello finisce per cedere, una volta ancora, al fascino di Musetta, la quale civetta con lui dopo aver allontanato con un pretesto Alcindoro. Passa la banda militare seguita da una gran folla; i due amici si allontanano unendosi alla baraonda generale. Quando Alcindoro torna al suo tavolino, non trova pių Musetta ma, in cambio, i due conti da pagare, e cade sopra una sedia allibito.

QUADRO TERZO
La Barriera d'Enfer.
In un cabaret vicino, lavora Marcello, ivi alloggiato insieme con Musetta, che dā lezioni di canto agli ospiti. E' l'alba: gli spazzini si recano al lavoro, passano carrettieri e lattivendole. Mimė, pallida e sofferente, ha un colloquio con Marcello: la vita con Rodolfo č diventata impossibile, le liti e le incomprensioni sono all'ordine del giorno e la fanciulla non sa pių che fare. Nascosta dietro agli alberi, Mimė assiste al colloquio tra Rodolfo - appena sopraggiunto - e Marcello: il poeta accusa Mimė di leggerezza e infedeltā ma poi - dietro insistenza di Marcello - confessa la vera ragione del suo modo d'agire. Mimė č gravemente ammalata e la vita nella fredda ed umida soffitta finirebbe per abbreviarle l'esistenza: č necessaria quindi una separazione. Mimė, dal suo nascondiglio, si lascia sfuggire un singhiozzo, e Rodolfo la scopre. Un appassionato colloquio s'intreccia tra i due amanti, che ricordano con struggente nostalgia tutte le gioie del periodo trascorso insieme. Alle tristi e dolorose parole di Mimė e di Rodolfo si uniscono, ad un certo punto, le frasi pungenti e velenose di Musetta e Marcello: il pittore ha scoperto l'amica mentre civettava con un avventore e le fa una violenta scenata di gelosia, alla quale la ragazza reagisce infuriata. Anch'essi si lasceranno: la vita in comune č diventata un inferno. Mentre Mimė e Rodolfo si avviano verso i loro ultimi giorni di felicitā, Musetta continua a lanciare atroci insulti contro Marcello, che rientra nel cabaret furibondo.

QUADRO QUARTO
Nella Soffitta.
Rodolfo e Marcello, da qualche tempo lontani da Mimė e Musetta, ostentano indifferenza e perfetta felicitā, ma in realtā pensano e continuamente rimpiangono le amiche perdute. Giungono Colline e Schaunard che recano una magra cena: pane e un'aringa. Simulando un gaio e ricco festino, i quattro buontemponi inscenano una buffa pantomima, ballando e cantando con umoristico brio. Ma l'animata scena č interrotta dall'arrivo improvviso di Musetta, che accompagna Mimė sofferente e semisvenuta. La ragazza č infatti gravissima: sentendo prossima la fine ha voluto rivedere il suo Rodolfo e, per strada, ha incontrato Musetta che da tempo la cercava. Rodolfo adagia Mimė sul letto e gli amici si prodigano per recarle qualche conforto: Musetta venderā i suoi orecchini, Colline impegnerā il suo vecchio pastrano. Rimasta sola con Rodolfo Mimė rievoca i dolci momenti del loro amore e si stringe ancora, con infinita passione, all'unico uomo che ha veramente amato.
Rientrati gli amici, Mimė prende con gioia dalle mani di Musetta un manicotto che ella crede dono di Rodolfo e si assopisce quietamente. Musetta prega per la salvezza dell'amica; Rodolfo continua ad illudersi finché il contegno degli astanti gli rivela che Mimė si č spenta. Piangendo, si getta allora sul corpo della fanciulla invocandola disperatamente.

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(Scene da ĢLa vie de Bohčmeģ di Henry Murger)

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

DRAMATIS PERSONÆ

Mimi (soprano)
Musetta (soprano)
Rodolfo, poeta (a poet) (tenore)
Marcello, pittore (a painter) (baritono)
Schaunard, musicista (a musician) (baritono)
Colline, filosofo (a philospher) (basso)
Benoît, padrone di casa (their landlord) (basso)
Parpignol, venditore ambulante (tenore)
Alcindoro, consigliere di stato (state counsellor) (basso)
Sergente dei doganieri (sergeant of Customs) (basso)
Studenti - Sartine - Borghesi - Bottegai e Bottegaie - Venditori ambulanti - Soldati - Camerieri da caffč - Ragazzi - Ragazze, ecc.



Epoca: 1830 circa.

Luogo: Parigi.

Ģ...pioggia o polvere, freddo o solleone, nulla arresta questi arditi avventurieri...

ĢLa loro esistenza č un'opera di genio di ogni giorno, un problema quotidiano, che essi pervengono sempre a risolvere con l'aiuto di audaci matematiche...

ĢQuando il bisogno ve li costringe, astinenti come anacoreti; ma se nelle loro mani cade un po' di fortuna, eccoli cavalcare in groppa alle pių fantasiose matterėe, amando le pių belle donne e le pių giovani, bevendo i vini migliori ed i pių vecchi e non trovando mai abbastanza aperte le finestre onde gittar quattrini; poi - l'ultimo scudo morto e sepolto - eccoli ancora desinare alla tavola rotonda del caso, ove la loro posata č sempre pronta; contrabbandieri di tutte le industrie che derivan dall'arte, a caccia da mattina a sera di quell'animale feroce che si chiama: lo scudo.

ĢLa Bohčme ha un parlare suo speciale, un gergo... Il suo vocabolario č l'inferno della retorica e il paradiso del neologismo... Vita gaia e terribile!...ģ

(H. Murger, prefazione alla ĢVie de Bohčmeģ)

Gli autori del presente libretto, meglio che seguire a passo a passo il libro di Murger (anche per ragioni di opportunitā teatrali e soprattutto musicali), hanno voluto ispirarsi alla sua essenza racchiusa in questa mirabile perfezione.

Se stettero fedeli ai caratteri dei personaggi, se furono a volte quasi meticolosi nel riprodurre certi particolari ambienti, se nello svolgimento scenico si attennero al fare del Murger suddividendo il libretto in Ģquadri ben distintiģ, negli episodi drammatici e comici essi vollero procedere con quell'ampia libertā che - a torto o a ragione - stimarono necessaria alla interpretazione scenica del libro pių libero, forse, della moderna letteratura.

Chi puo non confondere nel delicato profilo di una sola donna quelli di Mimė e di Francine? Chi quando legge delle Ģmanineģ di Mimė pių Ģbianche di quelle della dea dell'ozioģ, non pensa al manicotto di Francine?

Gli autori stimarono di dover rilevare una tale identitā di caratteri. Parve ad essi che quelle due gaie, delicate ed infelici creature rappresentassero nella commedia della Bohčme un solo personaggi cui si potrebbe benissimo, in luogo dei nomi di Mimė e Francine, dare quello di: Ideale.

G.G. - L.I.



PRIMO QUADRO : IN SOFFITTA . A Garret

Ģ...Mimė era una graziosa ragazza che doveva particolarmente simpatizzare e combinare con gli ideali plastici e poetici di Rodolfo. Ventidue anni; piccola, delicata... Il suo volto pareva un abbozzo di figura aristocratica; i suoi lineamenti erano d'una finezza mirabile...

ĢIl sangue della gioventų scorreva caldo e vivace nelle sue vene e coloriva di tinte rosse la sua pelle trasparente dal candore vellutato della camelia...

ĢQuesta beltā malaticcia sedusse Rodolfo... Ma quello che pių lo rese innamorato pazzo di madamigella Mimė furono le sue manine che essa sapeva, anche tra le faccende domestiche, serbare pių bianche di quelle della dea dell'ozioģ.


In soffitta.

Ampia finestra dalla quale si scorge una distesa di tetti coperti di neve. A sinistra, un camino. Una tavola, un letto, un armadietto, una piccola libreria, quattro sedie, un cavalletto da pittore con una tela sbozzata ed uno sgabello: libri sparsi, molti fasci di carte, due candelieri. Uscio nel mezzo, altro a sinistra.
(Rodolfo guarda meditabondo fuori della finestra. Marcello lavora al suo quadro: ĢIl passaggio del Mar Rossoģ, con le mani intirizzite dal freddo e che egli riscalda alitandovi su di quando in quando, mutando, pel gran gelo, spesso posizione.)

Marcello
(seduto, continuando a dipingere)
Questo Mar Rosso - mi ammollisce e assidera
come se addosso - mi piovesse in stille.
(Si allontana dal cavalletto per guardare il suo quadro.)
Per vendicarmi, affogo un Faraon!
(Torna al lavoro. A Rodolfo:)
Che fai?

Rodolfo
(volgendosi un poco)
Nei cieli bigi
guardo fumar dai mille
comignoli Parigi
(additando il camino senza fuoco)
e penso a quel poltrone
di un vecchio caminetto ingannatore
che vive in ozio come un gran signore.

Marcello
Le sue rendite oneste
da un pezzo non riceve.

Rodolfo
Quelle sciocche foreste
che fan sotto la neve?

Marcello
Rodolfo, io voglio dirti un mio pensier profondo:
ho un freddo cane.

Rodolfo
(avvicinandosi a Marcello)
Ed io, Marcel, non ti nascondo
che non credo al sudore della fronte.

Marcello
Ho diacciate
le dita quasi ancora le tenessi immollate
gių in quella gran ghiacciaia che č il cuore di Musetta...
(Lascia sfuggire un lungo sospirone, e tralascia di dipingere, deponendo tavolozza e pennelli.)

Rodolfo
L'amore č un caminetto che sciupa troppo...

Marcello
... e in fretta!

Rodolfo
... dove l'uomo č fascina...

Marcello
... e la donna č l'alare...

Rodolfo
... l'una brucia in un soffio...

Marcello
... e l'altro sta a guardare.

Rodolfo
Ma intanto qui si gela...

Marcello
... e si muore d'inedia!...

Rodolfo
Fuoco ci vuole...

Marcello
(afferrando una sedia e facendo atto di spezzarla)
Aspetta... sacrifichiam la sedia!
(Rodolfo impedisce con energia l'atto di Marcello.)
(Ad un tratto Rodolfo esce in un grido di gioia ad un'idea che gli č balenata.)

Rodolfo
Eureka!
(Corre alla tavola e ne leva un voluminoso scartafaccio.)

Marcello
Trovasti?

Rodolfo
Sė. Aguzza
l'ingegno. L'idea vampi in fiamma.

Marcello
(additando il suo quadro)
Bruciamo il Mar Rosso?

Rodolfo
No. Puzza
la tela dipinta. Il mio dramma,
I'ardente mio dramma ci scaldi.

Marcello
(con comico spavento)
Vuoi leggerlo forse? Mi geli.

Rodolfo
No, in cener la carta si sfaldi
e l'estro rivoli ai suoi cieli.
(con importanza)
Al secol gran danno minaccia...
E Roma in periglio...

Marcello
(con esagerazione)
Gran cor!

Rodolfo
(Dā a Marcello una parte dello scartafaccio.)
A te l'atto primo.

Marcello
Qua.

Rodolfo
Straccia.

Marcello
Accendi.
(Rodolfo batte un acciarino accende, una candela e va al camino con Marcello: insieme dānno fuoco a queila parte dello scartafaccio buttato sul focolare, poi entrambi prendono delle sedie e seggono, riscaldandosi voluttuosamente.)

Rodolfo e Marcello
Che lieto baglior!
(Si apre con fracasso la porta in fondo ed entra Colline gelato, intirizzito, battendo i piedi, gettando con ira sulla tavola un pacco di libri legato con un fazzoletto.)

Colline
Giā dell'Apocalisse appariscono i segni.
In giorno di vigilia non si accettano pegni!
(Si interrompe sorpreso, vedendo fuoco nel caminetto.)
Una fiammata!

Rodolfo
(a Colline)
Zitto, si dā il mio dramma.

Marcello
... al fuoco.

Colline
Lo trovo scintillante.

Rodolfo
Vivo.
(Il fuoco diminuisce.)

Colline
Ma dura poco.

Rodolfo
La brevitā, gran pregio.

Colline
(levandogli la sedia)
Autore, a me la sedia.

Marcello
Presto. Questi intermezzi fan morire d'inedia.

Rodolfo
(Prende un'altra parte dello scartafaccio.)
Atto secondo.

Marcello
(a Colline)
Non far sussurro.
(Rodolfo straccia parte dello scartafaccio e lo getta sul camino: il fuoco si ravviva. Colline avvicina ancora pių la sedia e si riscalda le mani: Rodolfo č in piedi, presso ai due, col rimanente dello scartafaccio.)

Colline
Pensier profondo!

Marcello
Giusto color!

Rodolfo
In quell'azzurro - guizzo languente
Sfuma un'ardente - scena d'amor.

Colline
Scoppietta un foglio.

Marcello
Lā c'eran baci!

Rodolfo
Tre atti or voglio - d'un colpo udir.
(Getta al fuoco il rimanente dello scartafaccio.)

Colline
Tal degli audaci - I'idea s'integra.

Tutti
Bello in allegra - vampa svanir.
(Applaudono entusiasticamente: la fiamma dopo un momento diminuisce.)

Marcello
Oh! Dio... giā s'abbassa la fiamma.

Colline
Che vano, che fragile dramma!

Marcello
Giā scricchiola, increspasi, muore.

Colline e Marcello
(Il fuoco č spento.)
Abbasso, abbasso l'autore.
(Dalla porta di mezzo entrano due Garzoni, portando l'uno provviste di cibi, bottiglie di vino, sigari, e l'altro un fascio di legna. Al rumore, i tre innanzi al camino si volgono e con grida di meraviglia si slanciano sulle provviste portate dal garzone e le depongono sul tavolo. Colline prende la legna e la porta presso il caminetto: comincia a far sera.)

Rodolfo
Legna!

Marcello
Sigari !

Colline
Bordō!

Tutti
Le dovizie d'una fiera
il destin ci destinō.
(I garzoni partono.)

Schaunard
(Entra dalla porta di mezzo con aria di trionfo, gettando a terra alcuni scudi.)
La Banca di Francia
per voi si sbilancia.

Colline
(raccattando gli scudi insieme a Rodolfo e Marcello)
Raccatta, raccatta!

Marcello
(incredulo)
Son pezzi di latta!...

Schaunard
(mostrandogli uno scudo)
Sei sordo?... Sei lippo?
Quest'uomo chi č?

Rodolfo
(inchinandosi)
Luigi Filippo!
M'inchino al mio Re!

Tutti
Sta Luigi Filippo ai nostri pie'
(Depongono gli scudi sul tavolo. Schaunard vorrebbe raccontare la sua fortuna, ma gli altri non lo ascoltano: vanno e vengono affaccendati disponendo ogni cosa sul tavolo.)

Schaunard
Or vi dirō: quest'oro, o meglio argento,
ha la sua brava storia...

Marcello
(ponendo la legna nel camino)
Riscaldiamo
il camino!

Colline
Tanto freddo ha sofferto.

Schaunard
Un inglese... un signor... lord o milord
che sia, voleva un musicista...

Marcello
(gettando via il pacco di libri di Colline dal tavolo)
Via!
Prepariamo la tavola!

Schaunard
Io? volo!

Rodolfo
L'esca dov'č?

Colline
Lā.

Marcello
Qua.
(Accendono un gran fuoco nel camino.)

Schaunard
E mi presento.
M'accetta: gli domando...

Colline
(mettendo a posto le vivande)
Arrosto freddo!

Marcello
(mentre Rodolfo accende l'altra candela)
Pasticcio dolce!

Schaunard
A quando le lezioni?...
Risponde: ĢIncominciam...
Guardare!ģ (e un pappagallo m'addita al primo piano),
poi soggiunge: ĢVoi suonare
finché quello morire!ģ.

Rodolfo
Fulgida folgori la sala splendida.

Marcello
(Mette le due candele sul tavolo )
Or le candele!

Schaunard
E fu cosė:
Suonai tre lunghi dė...
Allora usai l'incanto
di mia presenza bella...
Affascinai l'ancella...
Gli propinai prezzemolo!...
Lorito allargō l'ali,
Lorito il becco aprė,
da Socrate morė!
(Vedendo che nessuno gli bada, afferra Colline che gli passa vicino con un piatto.)

Colline
Pasticcio dolce!

Marcello
Mangiar senza tovaglia?

Rodolfo
(levando di tasca un giornale e spiegandolo)
Un'idea...

Colline e Marcello
Il ĢCostituzional!ģ

Rodolfo
Ottima carta...
Si mangia e si divora un'appendice !

Colline
Chi?!...

Schaunard
(urlando indispettito)
Che il diavolo vi porti tutti quanti!
(Poi, vedendoli in atto di mettersi a mangiare il pasticcio freddo:)
Ed or che fate?
(Con gesto solenne stende la mano sul pasticcio ed impedisce agli amici di mangiarlo; poi leva le vivande dal tavolo e le mette nel piccolo armadio.)
No! Queste cibarie
sono la salmeria
pei dė futuri
tenebrosi e oscuri.
Pranzare in casa
il dė della vigilia
mentre il Quartier Latino le sue vie
addobba di salsicce e leccornie?
Quando un olezzo di frittelle imbalsama
le vecchie strade?

Marcello, Rodolfo e Colline
(Circondano ridendo Schaunard.)
La vigilia di Natal!

Schaunard
Lā le ragazze cantano contente
ed han per eco ognuna uno studente!
Un po' di religione, o miei signori:
si beva in casa, ma si pranzi fuori.
(Rodolfo chiude la porta a chiave, poi tutti vanno intorno al tavolo e versano il vino. Si bussa alla porta: s'arrestano stupefatti.)

Benoît
(di fuori)
Si puō?

Marcello
Chi č lā?

Benoît
Benoît!

Marcello
Il padrone di casa!
(Depongono i bicchieri.)

Schaunard
Uscio sul muso.

Colline
(Grida:)
Non c'č nessuno.

Schaunard
Č chiuso.

Benoît
Una parola.

Schaunard
(Dopo essersi consultato cogli altri, va ad aprire.)
Sola!

Benoît
(Entra sorridente: vede Marcello e mostrandogli una carta dice:)
Affitto !

Marcello
(ricevendolo con grande cordialitā)
Olā !
Date una sedia.

Rodolfo
Presto.

Benoît
(schermendosi)
Non occorre. Vorrei...

Schaunard
(Insistendo con dolce violenza, lo fa sedere.)
Segga.

Marcello
Vuol bere?
(Gli versa del vino).

Benoît
Grazie.

Rodolfo e Colline
Tocchiamo.
(Tutti bevono. Benoît, Rodolfo, Marcello e Schaunard seduti, Colline in piedi. Benoît depone il bicchiere e si rivolge a Marcello mostrandogli la carta.)

Benoît
Questo
č l'ultimo trimestre .

Marcello
(con ingenuitā)
Ne ho piacere.

Benoît
E quindi...

Schaunard
(interrompendolo)
Ancora un sorso.
(riempie i bicchieri.)

Benoît
Grazie.

I quattro
(toccando con Benoît)
Alla sua salute!
(Si siedono e bevono. Colline va a prendere lo sgabello presso il cavalletto e si siede anche lui.)

Benoît
(riprendendo con Marcello)
A lei ne vengo
perché il trimestre scorso
mi promise...

Marcello
Promisi ed or mantengo.
(mostrando a Benoît gli scudi che sono sul tavolo)

Rodolfo
(con stupore, piano a Marcello)
Che fai?...

Schaunard
(come sopra)
Sei pazzo?

Marcello
(a Benoît, senza badare ai due)
Ha visto? Or via,
resti un momento in nostra compagnia.
Dica: quant'anni ha,
caro signor Benoît?

Benoît
Gli anni?... Per caritā!

Rodolfo
Su e gių la nostra etā.

Benoît
(protestando)
Di pių, molto di pių.
(Mentre fanno chiacchierare Benoît, gli riempiono il bicchiere appena egli l'ha vuotato.)

Colline
Ha detto su e gių.

Marcello
(abbassando la voce e con tono di furberia)
L'altra sera al Mabil...

Benoît
(inquieto)
Eh?!

Marcello
L'hanno colto
in peccato d'amore.

Benoît
Io?

Marcello
Neghi.

Benoît
Un caso.

Marcello
(lusingandolo)
Bella donna!

Benoît
(mezzo brillo, con subito moto)
Ah! molto.

Schaunard
(Gli batte una mano sulla spalla.)
Briccone !

Colline
Seduttore !
(Fa lo stesso sull'altra spalla.)

Rodolfo
Briccone !

Marcello
(magnificando)
Una quercia!... un cannone! il crin ricciuto
e fulvo.

Rodolfo
L'uomo ha buon gusto.

Marcello
Ei gongolava arzillo, pettoruto.

Benoît
(ringalluzzito)
Son vecchio, ma robusto.

Colline, Schaunard e Rodolfo
(con gravitā ironica)
Ei gongolava arzuto e pettorillo.

Marcello
E a lui cedea la femminil virtų.

Benoît
(in piena confidenza)
Timido in gioventų,
ora me ne ripago... Č uno svago
qualche donnetta allegra... e... un po'...
(accenna a forme accentuate)
Non dico una balena,
o un mappamondo,
o un Viso tondo
da luna piena,
ma magra, proprio magra, no e poi no!
Le donne magre sono grattacapi
e spesso... sopraccapi...
e son piene di doglie,
per esempio... mia moglie...
(Marcello dā un pugno sulla tavola e si alza: gli altri lo imitano: Benoît li guarda sbalordito.)

Marcello
(con forza)
Quest'uomo ha moglie
e sconce voglie
ha nel cor!

Gli altri
Orror !

Rodolfo
E ammorba, e appesta
la nostra onesta
magion!

Gli altri
Fuor!

Marcello
Si abbruci dello zucchero.

Colline
Si discacci il reprobo.

Schaunard
(maestoso)
Č la morale offesa che vi scaccia!

Benoît
(Allibito, tenta inutilmente di parlare.)
Io di...

Rodolfo, Colline
(Circondano Benoît sospingendolo verso la porta.)
Silenzio!

Benoît
(sempre pių sbalordito)
Miei signori...

Tutti
Silenzio ! . . .
(spingendo Benoît fuori dalla porta)
Via signore! Via di qua!
(sulla porta guardando verso il pianerottolo sulla scala)
... e buona sera a Vostra signoria.
(ritornando nel mezzo della scena, ridendo)
Ah! ah! ah! ah!

Marcello
(chiudendo l'uscio)
Ho pagato il trimestre.

Schaunard
Al Quartiere Latino ci attende Momus.

Marcello
Viva chi spende!

Schaunard
Dividiamo il bottino!
(Si dividono gli scudi rimasti sul tavolo.)
Rodolfo e Schaunard
Dividiam !

Marcello
(presentando uno specchio rotto a Colline)
Lā ci sono beltā scese dal cielo.
Or che sei ricco, bada alla decenza!
Orso, ravviati il pelo.

Colline
Farō la conoscenza
la prima volta d'un barbitonsore.
Guidatemi al ridicolo
oltraggio d'un rasoio.

Marcello, Schaunard e Colline
Andiamo.

Rodolfo
Io resto
per terminar l'articolo
di fondo del Castoro.

Marcello
Fa presto.

Rodolfo
Cinque minuti. Conosco il mestiere.

Colline
Ti aspetterem dabbasso dal portiere.

Marcello
Se tardi, udrai che coro!

Rodolfo
Cinque minuti.
(Prende un lume ed apre l'uscio: Marcello, Schaunard e Colline escono e scendono la scala.)

Schaunard
(uscendo)
Taglia corta la coda al tuo Castoro!

Marcello
(di fuori)
Occhio alla scala. Tienti
alla ringhiera.

Rodolfo
(sul pianerottolo, presso l'uscio aperto, alzando il lume)
Adagio !

Colline
(di fuori)
Č buio pesto.
(Le voci di Marcello, Schaunard e Colline si fanno sempre pių lontane)

Schaunard
Maledetto portier!
(Rumore d'uno che ruzzola).

Colline
Accidenti!

Rodolfo
(sull'uscio)
Colline, sei morto?

Colline
(lontano, dal basso della scala)
Non ancor!

Marcello
(pių lontano)
Vien presto!
(Rodolfo chiude l'uscio, depone il lume, sgombra un angolo del tavolo, vi colloca calamaio e carta, poi siede e si mette a scrivere dopo aver spento l'altro lume rimasto acceso: si interrompe, pensa, ritorna a scrivere, s'inquieta, distrugge lo scritto e getta via la penna.)

Rodolfo
(sfiduciato)
Non sono in vena.
(Si bussa timidamente all'uscio.)
Chi č lā?

Mimė
(di fuori)
Scusi.

Rodolfo
(alzandosi)
Una donna!

Mimė
Di grazia, mi si č spento il lume.

Rodolfo
(Corre ad aprire.)
Ecco.

Mimė
(sull'uscio, con un lume spento in mano ed una chiave)
Vorrebbe... ?

Rodolfo
S'accomodi un momento.

Mimė
Non occorre.

Rodolfo
(insistendo)
La prego, entri.
(Mimė, entra, ma subito č presa da soffocazione.)

Rodolfo
(premuroso)
Si sente male?

Mimė
No... nulla.

Rodolfo
Impallidisce !

Mimė
(presa da tosse)
Il respir... Quelle scale...
(Sviene, e Rodolfo č appena a tempo di sorreggerla ed adagiarla su di una sedia, mentre dalle mani di Mimė cadono candeliere e chiave.)

Rodolfo
(imbarazzato)
Ed ora come faccio?...
(Va a prendere dell'acqua e ne spruzza il viso di Mimė.)
Cosė !
(guardandola con grande interesse)
Che viso da malata!
(Mimė rinviene.)
Si sente meglio?

Mimė
(con un filo di voce)
Sė.

Rodolfo
Qui c'č tanto freddo. Segga vicino al fuoco.
(Mimė fa cenno di no.)
Aspetti.. un po' di vino...

Mimė
Grazie...

Rodolfo
(Le dā il bicchiere e le versa da bere.)
A lei.

Mimė
Poco, poco.

Rodolfo
Cosė?

Mimė
Grazie.
(Beve.)

Rodolfo
(ammirandola)
(Che bella bambina!)

Mimė
(Levandosi, cerca il suo candeliere.)
Ora permetta
che accenda il lume. Č tutto passato.

Rodolfo
Tanta fretta?

Mimė
Sė.
(Rodolfo scorge a terra il candeliere, lo raccoglie, accende e lo consegna a Mimė senza far parola.)

Mimė
Grazie. Buona sera.
(S'avvia per uscire.)

Rodolfo
(L'accompagna fino all'uscio.)
Buona sera.
(Ritorna subito al lavoro.)

Mimė
(Esce, poi riappare sull'uscio che rimane aperto.)
Oh ! sventata !
La chiave della stanza
dove l'ho lasciata?

Rodolfo
Non stia sull'uscio; il lume vacilla al vento.
(Il lume di Mimė si spegne.)

Mimė
Oh Dio! Torni ad accenderlo.

Rodolfo
(Accorre colla sua candela per riaccendere quella di Mimė, ma avvicinandosi alla porta anche il suo lume si spegne e la camera rimane buia.)
Oh Dio!... Anche il mio s'č spento!

Mimė
(Avanzandosi a tentoni, incontra il tavolo e vi depone il suo candeliere.)
E la chiave ove sarā?...

Rodolfo
(Si trova presso la porta e la chiude.)
Buio pesto!

Mimė
Disgraziata!

Rodolfo
Ove sarā?

Mimė
Importuna č la vicina...

Rodolfo
(Si volge dalla parte ove ode la voce di Mimė.)
Ma le pare?...

Mimė
(Ripete con grazia, avanzandosi ancora cautamente.)
Importuna č la vicina...
(Cerca la chiave sul pavimento, strisciando i piedi.)

Rodolfo
Cosa dice, ma le pare!

Mimė
Cerchi.

Rodolfo
Cerco.
(Urta nel tavolo, vi depone il suo candeliere e si mette a cercare la chiave brancicando le mani sul pavimento.)

Mimė
Ove sarā?...

Rodolfo
(Trova la chiave e lascia sfuggire una esclamazione, poi subito pentito mette la chiave in tasca.)
Ah !

Mimė
L'ha trovata?...

Rodolfo
No !

Mimė
Mi parve...

Rodolfo
In veritā...

Mimė
(Cerca a tastoni.)
Cerca?

Rodolfo
Cerco !
(Finge di cercare, ma guidato dalla voce e dai passi di Mimė, tenta di avvicinarsi ad essa che, china a terra, cerca sempre tastoni: in questo momento Rodolfo si č avvicinato ed abbassandosi esso pure, la sua mano incontra quella di Mimė )

Mimė
(sorpresa)
Ah!

Rodolfo
(tenendo la mano di Mimė, con voce piena di emozione!)
Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar.
Cercar che giova? Al buio non si trova.
Ma per fortuna č una notte di luna,
e qui la luna l'abbiamo vicina.
Aspetti, signorina,
le dirō con due parole
chi son, che faccio e come vivo. Vuole?
(Mimė tace: Rodolfo lascia la mano di Mimė, la quale indietreggiando trova una sedia sulla quale si lascia quasi cadere affranta dall'emozione.)
Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertā mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d'amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l'anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V'entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m'accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!
Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?

Mimė
(Č un po' titubante, poi si decide a parlare; sempre seduta.)
Sė.
Mi chiamano Mimė,
ma il mio nome č Lucia.
La storia mia
č breve. A tela o a seta
ricamo in casa e fuori...
Son tranquilla e lieta
ed č mio svago
far gigli e rose.
Mi piaccion quelle cose
che han sė dolce malėa,
che parlano d'amor, di primavere,
di sogni e di chimere,
quelle cose che han nome poesia...
Lei m'intende?

Rodolfo
(commosso)
Sė.

Mimė
Mi chiamano Mimė,
il perché non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signore.
Vivo sola, soletta
lā in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo;
ma quando vien lo sgelo
il primo sole č mio
il primo bacio dell'aprile č mio!
Germoglia in un vaso una rosa...
Foglia a foglia la spio!
Cosi gentile
il profumo d'un fiore!
Ma i fior ch'io faccio, ahimč! non hanno odore.
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina
che la vien fuori d'ora a importunare.

Schaunard
(dal cortile)
Ehi ! Rodolfo !

Colline
Rodolfo !

Marcello
Olā. Non senti?
(Alle grida degli amici, Rodolfo s'impazienta.)
Lumaca !

Colline
Poetucolo !

Schaunard
Accidenti
al pigro!
(Sempre pių impaziente, Rodolfo a tentoni si avvia alla finestra e l'apre spingendosi un poco fuori per rispondere agli amici che sono gių nel cortile: dalla finestra aperta entrano i raggi lunari, rischiarando cosė la camera.)

Rodolfo
(alla finestra)
Scrivo ancor tre righe a volo.

Mimė
(avvicinandosi un poco alla finestra)
Chi sono?

Rodolfo
(a Mimė)
Amici.

Schaunard
Sentirai le tue.

Marcello
Che te ne fai lė solo?

Rodolfo
Non sono solo. Siamo in due.
Andate da Momus, tenete il posto,
ci saremo tosto.
(Rimane alla finestra, onde assicurarsi che gli amici se ne vanno.)

Marcello, Schaunard e Colline
(allontanandosi)
Momus, Momus, Momus,
zitti e discreti andiamocerle via.
Momus, Momus, Momus, il poeta
trovō la poesia.
(Mimė si č avvicinata ancor pių alla finestra per modo che i raggi lunari la illuminano: Rodolfo, volgendosi, scorge Mimė avvolta come da un nimbo di luce, e la contempla, quasi estatico.)

Rodolfo
O soave fanciulla, o dolce viso
di mite circonfuso alba lunar
in te, vivo ravviso
il sogno ch'io vorrei sempre sognar!
(cingendo con le braccia Mimė)
Fremon giā nell'anima
le dolcezze estreme,
nel bacio freme amor!
(La bacia.)

Mimė
(assai commossa)
Ah! tu sol comandi, amor!...
(quasi abbandonandosi)
(Oh! come dolci scendono
le sue lusinghe al core...
tu sol comandi, amore!...)

Mimė
(svincolandosi)
No, per pietā!

Rodolfo
Sei mia!

Mimė
V'aspettan gli amici...

Rodolfo
Giā mi mandi via?

Mimė
(titubante)
Vorrei dir... ma non oso...

Rodolfo
(con gentilezza)

Mimė
(con graziosa furberia)
Se venissi con voi?

Rodolfo
(sorpreso)
Che?... Mimė?
(insinuante)
Sarebbe cosė dolce restar qui.
C'č freddo fuori.

Mimė
(con grande abbandono)
Vi starō vicina!...

Rodolfo
E al ritorno?

Mimė
(maliziosa)
Curioso!

Rodolfo
(Aiuta amorosamente Mimė a mettersi lo scialle.)
Dammi il braccio, mia piccina.

Mimė
(Dā il braccio a Rodolfo.)
Obbedisco, signor!
(S'avviano sottobraccio alla porta d'uscita.)

Rodolfo
Che m'ami di'...

Mimė
(con abbandono)
Io t'amo!

Rodolfo
Amore !

Mimė
Amor!


SECONDO QUADRO. AL QUARTIERE LATINO .The latin Quarter


Ģ... Gustavo Colline, il grande filosofo; Marcello, il grande pittore; Rodolfo, il grande poeta; e Schaunard, il grande musicista - come essi si chiamavano a vicenda - frequentavano regolarmente il Caffč Momus dove erano soprannominati: I quattro Moschettieri, perché indivisibili.

ĢEssi giungevano infatti e giuocavano e se ne andavano sempre insieme e spesso senza pagare il conto e sempre con un "accordo" degno dell'orchestra del Conservatorioģ.

ĢMadamigella Musetta era una bella ragazza di venti anni...

Ģ...Molta civetteria, un pochino di ambizione e nessuna ortografia...

Ģ.Delizia delle cene del Quartiere Latino. . .

ĢUna perpetua alternativa di brougham bleu e di omnibus, di via Breda e di Quartiere Latino.

Ģ - O che volete? - Di tanto in tanto ho bisogno di respirare l'aria di questa vita. La mia folle esistenza č come una canzone: ciascuno de' miei amori č una strofa, - ma Marcello ne č il ritornelloģ.


Al Quartiere Latino.

Un crocicchio di vie che al largo prende forma di piazzale; botteghe, venditori di ogni genere; da un lato, il Caffč Momus.

La vigilia di Natale.

Gran folla e diversa: borghesi, soldati, fantesche, ragazzi, bambine, studenti, sartine, gendarmi, ecc. Sul limitare delle loro botteghe i venditori gridano a squarciagola invitando la folla de' compratori. Separati in quella gran calca di gente si aggirano Rodolfo e Mimė da una parte, Colline presso la bottega di una rappezzatrice; Schaunard ad una bottega di ferravecchi sta comperando una pipa e un corno; Marcello spinto qua e lā dal capriccio della gente. Parecchi borghesi ad un tavolo fuori del Caffč Momus. Č sera. Le botteghe sono adorne di lampioncini e fanali accesi; un grande fanale illumina l'ingresso al Caffč.

Venditori
(sul limitare delle loro botteghe, altri aggirandosi tra la folla ed offrendo la propria merce)
Aranci, datteri! Caldi i marroni!
Ninnoli, croci. Torroni! Panna montata!
Caramelle! La crostata! Fringuelli
passeri! Fiori alle belle!

La folla
(studenti, sartine, borghesi e popolo)
Quanta folla! Su, corriam! Che chiasso!
Stringiti a me. Date il passo.

Dal caffč
(gridando e chiamando i Camerieri che vanno e vengono affaccendati)
Presto qua! Camerier! Un bicchier!
Corri! Birra! Da ber! Un caffč!

Venditori
Latte di cocco! Giubbe! Carote!

La folla
(allontanandosi)
Quanta folla, su, partiam!

Schaunard
(dopo aver soffiato nel corno che ha contrattato a lungo con un venditore di ferravecchi)
Falso questo Re!
Pipa e corno quant'č?
(Paga .)

Colline
(presso la rappezzatrice che gli ha cucito la falda di uno zimarrone)
un poco usato...
ma č serio e a buon mercato...
(Paga, poi distribuisce con giusto equilibrio i libri dei quali č carico nelle molte tasche dello zimarrone).

Rodolfo
(A braccio con Mimė, attraversa la folla avviato al negozio della modista.)
Andiamo.

Mimė
Andiamo per la cuffietta?

Rodolfo
Tienti al mio braccio stretta...

Mimė
A te mi stringo...
Andiamo !
(Entrano in una Bottega di modista.)

Marcello
(tutto solo in mezzo alla folla, con un involto sotto il braccio, occhieggiando le donnine che la folla gli getta quasi fra le braccia)
Io pur mi sento in vena di gridar:
Chi vuol, donnine allegre, un po' d'amor!
Facciamo insieme a vendere e a comprar!

Un venditore
Prugne di Tours!
(Entra un gruppo di venditrici.)

Marcello
Io dō ad un soldo il vergine mio cuor!
(La ragazza si allontana ridendo.)

Schaunard
(Va a gironzolare avanti al caffč Momus aspettandovi gli amici: intanto armato della enorme pipa e del corno da caccia guarda curiosamente la folla.)
Fra spintoni e testate accorrendo
affretta la folla e si diletta
nel provar gioie matte... insoddisfatte...

Alcune venditrici
Ninnoli, spillette!
Datteri e caramelle!

Venditori
Fiori alle belle!

Colline
(se ne viene al ritrovo, agitando trionfalmente un vecchio libro.)
Copia rara, anzi unica:
la grammatica Runica!

Schaunard
Uomo onesto!

Marcello
(Arrivando al caffč Momus grida a Schaunard e Colline:)
A cena!

Schaunard e Colline
Rodolfo?

Marcello
Entrō da una modista.

Rodolfo
(uscendo dalla modista insieme a Mimė)
Vieni, gli amici aspettano.

Venditori
(alcuni)
Panna montata!

Mimė
(accennando ad una cuffietta che porta graziosamente)
Mi sta bene questa cuffietta rosa?
(Marcello, Schaunard e Colline cercano se vi fosse un tavolo libero fuori del caffč all'aria aperta, ma ve n'č uno solo ed č occupato da onesti borghesi. I tre amici li fulminano con occhiate sprezzanti, poi entrano nel caffč.)

Monelli
(alcuni)
Latte di cocco!

Venditori
Oh, la crostata!
Panna montata!

Dal Caffč
Camerier!
Un bicchier!
Presto, olā!
Ratafiā!

Rodolfo
(a Mimė)
Sei bruna e quel color ti dona.

Mimė
(ammirando la bacheca di una bottega)
Bel vezzo di corallo!

Rodolfo
Ho uno zio milionario. Se fa senno il buon Dio,
voglio comprarti un vezzo assai pių bel!
(Rodolfo e Mimė, in dolce colloquio, si avviano verso il fondo della scena e si perdono nella folla.)
(Ad una bottega del fondo un venditore monta su di una seggiola, con grandi gesti offre in vendita delle maglierie, dei berretti da notte, ecc. Un gruppo di ragazzi accorre intorno alla bottega e scoppia in allegre risate.)

Monelli
(ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah!

Sartine e studenti
(accorrendo nel fondo presso i monelli)
(ridendo)
Ah! Ah! Ah!...

Borghesi
Facciam coda alla gente!
Ragazze, state attente!
Che chiasso! Quanta folla!
Pigliam via Mazzarino!
Io soffoco, partiamo!
Vedi il Caffč č vicin!
Andiamo lā da Momus!
(Entrano nel Caffč).

Venditori
Aranci, datteri, ninnoli, fior!
(Molta gente entra da ogni parte e si aggira per il piazzale, poi si raduna nel fondo.
Colline, Schaunard e Marcello escono dal caffč portando fuori una tavola; li segue un cameriere colle seggiole; i borghesi al tavolo vicino, infastiditi dal baccano che fanno i tre amici, dopo un po' di tempo s'alzano e se ne vanno. S'avanzano di nuovo Rodolfo e Mimė, questa osserva un gruppo di studenti.)

Rodolfo
(con dolce rimprovero, a Mimė)
Chi guardi?

Colline
Odio il profano volgo al par d'Orazio.

Mimė
(a Rodolfo)
Sei geloso?

Rodolfo
All'uom felice sta il sospetto accanto.

Schaunard
Ed io, quando mi sazio,
vo' abbondanza di spazio...

Mimė
(a Rodolfo)
Sei felice?

Marcello
(al cameriere)
Vogliamo una cena prelibata.

Rodolfo
(appassionato a Mimė)
Ah, sė, tanto!
E tu?

Mimė
Sė, tanto!

Studenti e sartine
(alcuni)
Lā da Momus!
Andiamo!
(Entrano nel caffč.)

Marcello, Schaunard e Colline
(al cameriere, che corre frettoloso entro al Caffč, mentre un altro ne esce con tutto l'occorrente per preparare la tavola)
Lesto !
(Rodolfo e Mimė s'avviano al Caffč Momus )

Parpignol
(interno, lontano)
Ecco i giocattoli di Parpignol!

Rodolfo
(Si unisce agli amici e presenta loro Mimė).
Due posti.

Colline
Finalmente !

Rodolfo
Eccoci qui
Questa č Mimė,
gaia fioraia.
Il suo venir completa
la bella compagnia,
perché son io il poeta,
essa la poesia.
Dal mio cervel sbocciano i canti,
dalle sue dita sbocciano i fior;
dall'anime esultanti
sboccia l'amor.

Marcello, Schaunard e Colline
(ridendo)
Ah! Ah! Ah! Ah!

Marcello
(ironico)
Dio, che concetti rari!

Colline
(solenne, accennando a Mimė)
Digna est intrari.

Schaunard
(con autoritā comica)
Ingrediat si necessit.

Colline
Io non dō che un accessit!
(Tutti siedono intorno al tavolo, mentre il cameriere ritorna.)

Parpignol
(vicinissimo)
Ecco i giocattoli di Parpignol!

Colline
(Vedendo il cameriere gli grida con enfasi:)
Salame!
(Il cameriere presenta la lista delle vivande, che passa nelle mani dei quattro amici, guardata con una specie di ammirazione e analizzata profondamente )
(Da via Delfino sbocca un carretto tutto a fronzoli e fiori, illuminato a palloncini: chi lo spinge č Parpignol, il popolare venditore di giocattoli; una turba di ragazzi lo segue saltellando allegramente e circonda il carretto ammirandone i giocattoli.)

Bambine e ragazzi
(interno)
Parpignol, Parpignol!
(in scena)
Ecco Parpignol, Parpignol!
Col carretto tutto fior!
Ecco Parpignol, Parpignol!
Voglio la tromba, il cavallin,
il tambur, tamburel...
Voglio il cannon, voglio il frustin,
... dei soldati il drappel.

Schaunard
Cervo arrosto!

Marcello
(esaminando la carta ed ordinando ad alta voce al cameriere)
Un tacchino!

Schaunard
Vin del Reno!

Colline
Vin da tavola!

Schaunard
Aragosta senza crosta!
(Bambine e ragazzi, attorniato il carretto di Parpignol, gesticolano con gran vivacitā; un gruppo di mamme accorre in cerca dei ragazzi e, trovandoli intorno a Parpignol, si mettono a sgridarli; l'una prende il figliolo per una mano, un'altra vuole condur via la propria bambina, chi minaccia, chi sgrida, ma inutilmente, ché bambine e ragazzi non vogliono andarsene.)

Mamme
(strillanti e minaccianti)
Ah! razza di furfanti indemoniati,
che ci venite a fare in questo loco?
A casa, a letto! Via, brutti sguaiati,
gli scappellotti vi parranno poco!
A casa, a letto,
razza di furfanti, a letto!
(Una mamma prende per un orecchio un ragazzo il quale si mette a piagnucolare.)

Un ragazzo
(piagnucolando)
Vo' la tromba, il cavallin!...
(Le mamme, intenerite, si decidono a comperare da Parpignol, i ragazzi saltano di gioia, impossessandosi dei giocattoli. Parpignol prende gių per via Commedia. I ragazzi e le bambine allegramente lo seguono, marciando e fingendo di suonare gli strumenti infantili acquistati loro.)

Rodolfo
E tu, Mimė, che vuoi?

Mimė
La crema.

Schaunard
(con somma importanza al cameriere, che prende nota di quanto gli viene ordinato)
E gran sfarzo. C'č una dama!

Bambine e ragazzi
Viva Parpignol, Parpignol!
(interno)
Il tambur! Tamburel!
(pių lontano)
Dei soldati il drappel!

Marcello
(come continuando il discorso)
Signorina Mimė, che dono raro
le ha fatto il suo Rodolfo?

Mimė
(mostrando una cuffietta che toglie da un involto)
Una cuffietta
a pizzi, tutta rosa, ricamata;
coi miei capelli bruni ben si fonde.
Da tanto tempo tal cuffietta č cosa desiata!...
Egli ha letto quel che il core asconde...
Ora colui che legge dentro a un cuore
sa l'amore ed č... lettore.

Schaunard
Esperto professore...

Colline
(seguitando l'idea di Schaunard)
... che ha giā diplomi e non son armi prime
le sue rime...

Schaunard
(interrompendo)
... tanto che sembra ver ciō ch'egli esprime!...

Marcello
(guardando Mimė)
O bella etā d'inganni e d'utopie!
Si crede, spera, e tutto bello appare!

Rodolfo
La pių divina delle poesie
č quella, amico, che c'insegna amare!

Mimė
Amare č dolce ancora pių del miele...

Marcello
(stizzito)
... secondo il palato č miele, o fiele!...

Mimė
(sorpresa, a Rodolfo)
O Dio! ... l'ho offeso!

Rodolfo
Č in lutto, o mia Mimė.

Schaunard e Colline
(per cambiare discorso)
Allegri, e un toast!...

Marcello
(al cameriere)
Qua del liquor!...

Mimė, Rodolfo e Marcello
(alzandosi)
E via i pensier, alti i bicchier!
Beviam!

Tutti
Beviam !

Marcello
(interrompendo, perché ha veduto da lontano Musetta)
Ch'io beva del tossico!
(Si lascia cadere sulla sedia.)
(All'angolo di via Mazzarino appare una bellissima signora dal fare civettuolo ed allegro, dal sorriso provocante. Le vien dietro un signore pomposo, pieno di pretensione negli abiti, nei modi, nella persona.)

Rodolfo, Schaunard e Colline
(con sorpresa, vedendo Musetta)
Oh!

Marcello
Essa !

Rodolfo, Schaunard e Colline
Musetta !

Bottegaie
(vedendo Musetta)
To' ! - Lei ! - Sė ! - To' ! - Lei ! - Musetta !
Siamo in auge! - Che toeletta!

Alcindoro
(trafelato)
Come un facchino...
correr di qua... di lā...
No! No! non ci sta...
non ne posso pių!

Musetta
(con passi rapidi, guardando qua e lā come in cerca di qualcuno, mentre Alcindoro la segue, sbuffando e stizzito)
(chiamandolo come un cagnolino)
Vien, Lulų!
Vien, Lulų!

Schaunard
Quel brutto coso
mi par che sudi!
(Musetta vede la tavolata degli amici innanzi al Caffč Momus ed indica ad Alcindoro di sedersi al tavolo lasciato libero poco prima dai borghesi.)

Alcindoro
(a Musetta)
Come! qui fuori?
Qui?

Musetta
Siedi, Lulų!

Alcindoro
(Siede irritato, alzando il bavero del suo pastrano e borbottando.)
Tali nomignoli,
prego, serbateli
al tu per tu!
(Un cameriere si avvicina e prepara la tavola.)

Musetta
Non farmi il Barbablų!
(Siede anch'essa al tavolo rivolta verso il caffč.)

Colline
(esaminando il vecchio)
Č il vizio contegnoso...

Marcello
(con disprezzo)
Colla casta Susanna!

Mimė
(a Rodolfo)
Č pur ben vestita!

Rodolfo
Gli angeli vanno nudi.

Mimė
(con curiositā)
La conosci! Chi č?

Marcello
(a Mimė)
Domandatelo a me.
Il suo nome č Musetta;
cognome: Tentazione!
Per sua vocazione
fa la Rosa dei venti;
gira e muta soventi
e d'amanti e d'amore.
E come la civetta
č uccello sanguinario;
il suo cibo ordinario
č il cuore... Mangia il cuore!...
Per questo io non ne ho pių...
Passatemi il ragų!

Musetta
(colpita nel vedere che gli amici non la guardano)
(Marcello mi vide...
Non mi guarda, il vile!
(sempre pių stizzita)
Quel Schaunard che ride!
Mi fan tutti una bile!
Se potessi picchiar,
se potessi graffiar!
Ma non ho sottomano
che questo pellican!
Aspetta ! )
(gridando)
Ehi! Camerier!
(Il cameriere accorre: Musetta prende un piatto e lo fiuta.)
Cameriere! Questo piatto
ha una puzza di rifritto!
(Getta il piatto a terra con forza, il cameriere si affretta a raccogliere i cocci.)

Alcindoro
(frenandola)
No, Musetta...
Zitta zitta!

Musetta
(vedendo che Marcello non si volta)
(Non si volta.)

Alcindoro
(con comica disperazione)
Zitta! zitta! zitta!
Modi, garbo!

Musetta
(Ah, non si volta!)

Alcindoro
A chi parli?...

Colline
Questo pollo č un poema!

Musetta
(rabbiosa)
(Ora lo batto, lo batto!)

Alcindoro
Con chi parli?...

Schaunard
Il vino č prelibato.

Musetta
(seccata)
Al cameriere!
Non seccar!
Voglio fare il mio piacere....

Alcindoro
Parla pian
parla pian!
(Prende la nota del cameriere e si mette ad ordinare la cena.)

Musetta
... vo' far quel che mi pare!
Non seccar.

Sartine
(Attraversando la scena, si arrestano un momento vedendo Musetta.)
Guarda, guarda chi si vede,
proprio lei, Musetta!

Studenti
(attraversando la scena)
Con quel vecchio che balbetta...

Sartine e studenti
... proprio lei, Musetta!
(ridendo)
Ah, ah, ah, ah!

Musetta
(Che sia geloso
di questa mummia?)

Alcindoro
(interrompendo le sue ordinazioni, per calmare Musetta che continua ad agitarsi)
La convenienza...
il grado... la virtų...

Musetta
...(Vediam se mi resta
tanto poter su lui da farlo cedere!)

Schaunard
La commedia č stupenda!

Musetta
(guardando Marcello, a voce alta)
Tu non mi guardi!

Alcindoro
(Credendo che Musetta gli abbia rivolto la parola, se ne compiace e le risponde gravemente:)
Vedi bene che ordino!...

Schaunard
La commedia č stupenda!

Colline
Stupenda !

Rodolfo
(a Mimė)
Sappi per tuo governo
che non darei perdono in sempiterno.

Schaunard
Essa all'un parla
perché l'altro intenda.

Mimė
(a Rodolfo)
Io t'amo tanto,
e son tutta tua!...
Ché mi parli di perdono?

Colline
(a Schaunard)
E l'altro invan crudel...
finge di non capir, ma sugge miel!...

Musetta
(come sopra)
Ma il tuo cuore martella!

Alcindoro
Parla piano.

Musetta
(sempre seduta dirigendosi intenzionalmente a Marcello, il quale comincia ad agitarsi)
Quando men vo soletta per la via,
la gente sosta e mira
e la bellezza mia tutta ricerca in me
da capo a pie'...

Marcello
(agli amici, con voce soffocata)
Legatemi alla seggiola!

Alcindoro
(sulle spine)
Quella gente che dirā?

Musetta
... ed assaporo allor la bramosia
sottil, che da gli occhi traspira
e dai palesi vezzi intender sa
alle occulte beltā.
Cosė l'effluvio del desėo tutta m'aggira,
felice mi fa!

Alcindoro
(Si avvicina a Musetta, cercando di farla tacere.)
(Quel canto scurrile
mi muove la bile!)

Musetta
E tu che sai, che memori e ti struggi
da me tanto rifuggi?
So ben: le angoscie tue non le vuoi dir,
ma ti senti morir!

Mimė
(a Rodolfo)
Io vedo ben...
che quella poveretta,
tutta invaghita di Marcel,
tutta invaghita ell'č!
(Schaunard e Colline si alzano e si portano da un lato, osservando la scena con curiositā, mentre Rodolfo e Mimė rimangon soli, seduti, parlandosi con tenerezza. Marcello, sempre pių nervoso ha lasciato il suo posto, vorrebbe andarsene, ma non sa resistere alla voce di Musetta.)

Alcindoro
Quella gente che dirā?

Rodolfo
(a Mimė)
Marcello un dė l'amō.

Schaunard
Ah, Marcello cederā!

Colline
Chi sa mai quel che avverrā!

Rodolfo
(a Mimė)
La fraschetta l'abbandonō
per poi darsi a miglior vita.
(Alcindoro tenta inutilmente di persuadere Musetta a riprendere posto alla tavola, ove la cena č giā pronta.)

Schaunard
Trovan dolce al pari il laccio...

Colline
Santi numi, in simil briga...

Schaunard
... chi lo tende e chi ci dā.

Colline
... mai Colline intopperā!

Musetta
(Ah! Marcello smania...

Alcindoro
Parla pian!
Zitta, zitta!

Musetta
Marcello č vinto!)
Sō ben le angoscie tue
non le vuoi dir.
Ah! ma ti senti morir.

Alcindoro
Modi, garbo!
Zitta, zitta!

Musetta
(ad Alcindoro, ribellandosi)
Io voglio fare il mio piacere!
Voglio far quel che mi par,
non seccar! non seccar!

Mimė
Quell'infelice
mi muove a pietā!

Colline
(Essa č bella, io non son cieco,
ma piaccionmi assai pių
una pipa e un testo greco!)

Mimė
(stringendosi a Rodolfo)
T'amo!
Quell'infelice mi muove a pietā!
L'amor ingeneroso č tristo amor!
Quell'infelice mi muove a pietā!

Rodolfo
(cingendo Mimė alla vita)
Mimė !
Č fiacco amor quel che le offese
vendicar non sa!
Non risorge spento amor!

Schaunard
(Quel bravaccio a momenti cederā!
Stupenda č la commedia!
Marcello cederā!)
(a Colline)
Se tal vaga persona,
ti trattasse a tu per tu,
la tua scienza brontolona
manderesti a Belzebų!

Musetta
(Or convien liberarsi del vecchio!)
(Simulando un forte dolore ad un piede, va di nuovo a sedersi.)
Ahi!

Alcindoro
Che c'č?

Musetta
Qual dolore, qual bruciore!

Alcindoro
Dove?
(Si china per slacciare la scarpa a Musetta.)

Musetta
(mostrando il piede con civetteria)
Al pie'!

Musetta
Sciogli, slaccia, rompi, straccia!
Te ne imploro...
Laggių c'č un calzolaio.

Alcindoro
Imprudente !

Marcello
(commosso sommamente, avanzandosi)
Gioventų mia,
tu non sei morta,
né di te morto č il sovvenir!

Schaunard e Colline, poi Rodolfo
La commedia č stupenda!

Marcello
Se tu battessi alla mia porta,
t'andrebbe il mio core ad aprir!

Musetta
Corri presto!
Ne vōglio un altro paio.
Ahi! che fitta,
maledetta scarpa stretta!

Alcindoro
Quella gente che dirā?

Musetta
Or la levo...
(Si leva la scarpa e la pone sul tavolo. )

Alcindoro
(cercando di trattenere Musetta)
Ma il mio grado!

Musetta
Eccola qua.

Mimė
Io vedo ben
ell'č invaghita di Marcello!

Alcindoro
Vuoi ch'io comprometta?
Aspetta ! Musetta! Vo'.
(Nasconde prontamente nel gilet la scarpa di Musetta, poi si abbottona l'abito.)

Musetta
(impazientandosl)
Corri, va, corri.
Presto, va! va!
(Alcindoro va via frettolosamente.)
(Musetta e Marcello si abbracciano con grande entusiasmo.)

Musetta
Marcello!

Marcello
Sirena!

Schaunard
Siamo all'ultima scena!
(Un cameriere porta il conto.)

Rodolfo, Schaunard e Colline
(con sorpresa alzandosi assieme a Mimė)
Il conto?

Schaunard
Cosė presto?

Colline
Chi l'ha richiesto?

Schaunard
(al cameriere)
Vediam !
(Dopo guardato il conto, lo passa agli amici.)

Rodolfo e Colline
(osservando il conto)
Caro !
(Lontanissima si ode la Ritirata militare che a poco a poco va avvicinandosi.)

Monelli
(accorrendo da destra)
La Ritirata!

Sartine e studenti
(Sortono frettolosamente dal Caffč Momus. )
La Ritirata!

Colline, Schaunard e Rodolfo
(tastandosi le tasche vuote)
Fuori il danaro!

Schaunard
Colline, Rodolfo e tu
Marcel?

Marcello
Siamo all'asciutto

Schaunard
Come?

Rodolfo
Ho trenta soldi in tutto!

Colline, Schaunard e Marcello
(allibiti)
Come? Non ce n'č pių?

Schaunard
(terribile)
Ma il mio tesoro ov'č?
(Portano le mani alle tasche: sono vuote: nessuno sa spiegarsi la rapida scomparsa degli scudi di Schaunard sorpresi si guardano l'un l'altro)

Musetta
(al cameriere)
Il mio conto date a me.
(al cameriere che le mostra il conto)
Bene!
Presto, sommate
quello con questo!
(Il cameriere unisce i due conti e ne fa la somma.)
Paga il signor che stava qui con me!

Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline
(accennando dalla parte dove č andato Alcindoro)
(fra lor comicamente)
Paga il signor!

Colline
Paga il signor!

Schaunard
Paga il signor!

Marcello
... il Signor!

Musetta
(Ricevuti i due conti dal cameriere li pone sul tavolo al posto di Alcindoro.)
E dove s'č seduto
ritrovi il mio saluto!

Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline
E dove s'č seduto
ritrovi il mio saluto!

Borghesi
(Accorrendo da sinistra, la Ritirata essendo ancor lontana, la gente corre da un lato all'altro della scena guardando da quale via s'avanzano i militari.)
La Ritirata!

Monelli
S'avvicina per di qua!?
(cercando di orientarsi)

Sartine e Studenti
No, di lā!

Monelli
(indecisi, indicando il lato opposto)
S'avvicinan per di lā!

Sartine e Studenti
Vien di qua!
(Si aprono varie finestre, appaiono a queste e sui balconi mamme coi loro ragazzi ed ansiosamente guardano da dove arriva la Ritirata.)

Borghesi e Venditori
(Irrompono dal fondo facendosi strada tra la folla.)
(alcuni)
Largo ! Largo !

Ragazzi
(alcuni dalle finestre)
Voglio veder! Voglio sentir!
Mamma, voglio veder!
Papā, voglio sentir!
Vo' veder la Ritirata!

Mamme
(alcune, dalle finestre)
Lisetta, vuoi tacer?
Tonio, la vuoi finir?
Vuoi tacer, la vuoi finir?
(La folla ha invaso tutta la scena, la Ritirata si avvicina sempre pių dalla sinistra.)

Sartine e Borghesi
S'avvicinano di qua!

La folla e i venditori
Sė, di qua!

Monelli
Come sarā arrivata
la seguiremo al passo!

Marcello
Giunge la Ritirata!

Marcello e Colline
Che il vecchio non ci veda
fuggir colla sua preda!

Marcello, Schaunard e Colline
Quella folla serrata
il nascondiglio appresti!

Mimė, Musetta, Rodolfo, Marcello

Schaunard e Colline
Lesti, lesti, lesti!

Venditori
(Dopo aver chiuso le botteghe, vengono in strada.)
In quel rullio tu senti
la patria maestā!
(Tutti guardano verso sinistra, la Ritirata sta per sbucare nel crocicchio, allora la folla si ritira e dividendosi forma due ali da sinistra al fondo a destra, mentre gli amici - con Musetta e Mimė - fanno gruppo a parte presso il caffč.)

La folla
Largo, largo, eccoli qua!
In fila!
(La ritirata Militare entra da sinistra, la precede un gigantesco Tamburo Maggiore, che maneggia con destrezza e solennitā la sua Canna di Comando, indicando la via da percorrere. )

La folla e i venditori
Ecco il Tambur Maggior!
Pių fier d'un antico guerrier!
Il Tamburo Maggior! Gli Zappator, olā!
La Ritirata č qua!
Eccolo lā! Il bel Tambur Maggior!
La canna d'ôr, tutto splendor!
Che guarda, passa, va!
(La Ritirata attraversa la scena, dirigendosi verso il fondo a destra. Musetta non potendo camminare perché ha un solo piede calzato, č alzata a braccia da Marcello e Colline che rompono le fila degli astanti, per seguire la Ritirata; la folla vedendo Musetta portata trionfalmente, ne prende pretesto per farle clamorose ovazioni. Marcello e Colline con Musetta si mettono in coda alla Ritirata, li seguono Rodolfo e Mimė a braccetto e Schaunard col suo corno imboccato, poi studenti e sartine saltellando allegramente, poi ragazzi, borghesi, donne che prendono il passo di marcia. Tutta questa folla si allontana dal fondo seguendo la Ritirata militare.)

Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline
Viva Musetta!
Cuor birichin!
Gloria ed onor,
onor e gloria
del quartier latin!

La folla e i venditori
Tutto splendor!
Di Francia č il pių bell'uom!
Il bel Tambur Maggior
Eccolo lā!
Che guarda, passa; va!
(Grido della folla, dall'interno)
(Intanto Alcindoro con un paio di scarpe bene incartocciate ritorna verso il Caffč Momus cercando di Musetta; il cameriere, che č presso al tavolo, prende il conto lasciato da questa e cerimoniosamente lo presenta ad Alcindoro, il quale vedendo la somma, non trovando pių alcuno, cade su di una sedia, stupefatto, allibito.)


TERZO QUADRO. LA BARRIERE D' ENFER . (The Barričre d'Enfer)


ĢLa voce di Mimė aveva una sonoritā che penetrava nel cuore di Rodolfo come i rintocchi di un'agonia...

ĢEgli perō aveva per lei un amore geloso, fantastico, bizzarro, isterico...

ĢVenti volte furono sul punto di dividersi.

ĢConvien confessare che la loro esistenza era un vero inferno.

ĢNondimeno, in mezzo alle tempeste delle loro liti, di comune accordo si soffermavano a riprender lena nella fresca oasi di una notte d'amore... ma all'alba del domani una improvvisa battaglia faceva fuggire spaventato l'amore.

ĢCosė - se fu vita - vissero giorni lieti alternati a molti pessimi nella continua attesa del divorzio...ģ.

ĢMusetta, per originaria malattia di famiglia e per materiale istinto, possedeva il genio dell'eleganzaģ.

ĢQuesta curiosa creatura dovette, appena nata, domandare uno specchioģ.

ĢIntelligente ed arguta, ribelle soprattutto a quanto sapesse di tirannia, non aveva che una regola: il capriccioģ.

ĢCerto il solo uomo da lei veramente amato era Marcello - forse perché egli solo sapeva farla soffrire, - ma il lusso era per lei una condizione di saluteģ.


La barriera d'Enfer.

Al di lā della barriera, il boulevard esterno e, nell'estremo fondo, la strada d'Orléans che si perde lontana fra le alte case e la nebbia del febbraio, al di qua, a sinistra, un Cabaret ed il piccolo largo della barriera; a destra, il boulevard d'Enfer; a sinistra, quello di Saint-Jacques.
A destra, pure, la imboccatura della via d'Enfer, che mette in pieno Quartiere Latino.
Il Cabaret ha per insegna il quadro di Marcello ĢIl passaggio del Mar Rossoģ, ma sotto invece, a larghi caratteri, vi č dipinto ĢAl porto di Marsigliaģ. Ai lati della porta sono pure dipinti a fresco un turco e uno zuavo con una enorme corona d'alloro intorno al fez. Alla parete del Cabaret, che guarda verso la barriera, una finestra a pianterreno donde esce luce.
I platani che costeggiano il largo della barriera, grigi, alti e in lunghi filari, dal largo si ripartono diagonalmente verso i due boulevards. Fra platano e platano sedili di marmo. Č il febbraio al finire, la neve č dappertutto.
All'alzarsi della tela la scena č immersa nella incertezza della luce della primissima alba. Seduti davanti ad un braciere stanno sonnecchiando i Doganieri. Dal Cabaret, ad intervalli, grida, cozzi di bicchieri, risate. Un doganiere esce dal Cabaret con vino.
La cancellata della barriera č chiusa.

(Dietro la cancellata chiusa, battendo i piedi dal freddo e soffiandosi su le mani intirizzite, stanno alcuni Spazzini.)

Spazzini
Ohč, lā, le guardie!... Aprite!... Ohč, lā!
Quelli di Gentilly!... Siam gli spazzini!...
(I Doganieri rimangono immobili; gli Spazzini picchiano colle loro scope e badili sulla cancellata urlando.)
(battendo i piedi)
Fiocca la neve... Ohč, lā!... Qui s'agghiaccia!

Un Doganiere
(alzandosi assonnato e stirandosi le braccia)
Vengo!
(Va ad aprire, gli Spazzini entrano e si allontanano per la via d'Enfer. Il Doganiere richiude la cancellata.)

Voci interne
(dal cabaret, accompagnano il canto battendo i bicchieri)
Chi nel ber trovō il piacer
nel suo bicchier,
ah! d'una bocca nell'ardor,
trovō l'amor!

Musetta
(dal cabaret)
Ah! Se nel bicchiere sta il piacer,
in giovin bocca sta l'amor!

Voci interne
(dal cabaret)
Trallerallč...
Eva e Noč!
(Dānno in una risata clamorosa)

Lattivendole
(dall'interno)
Hopplā! Hopplā!
(Dal Corpo di Guardia esce il Sergente dei Doganieri, il quale ordina d'aprire la barriera.)

Doganiere
Son giā le lattivendole!

Carrettieri
(Tintinnio di campanelli e schioccare di fruste. Pel Boulevard esterno passano dei carri colle grandi lanterne di tela accese fra le ruote.)
(interno)
Hopplā !

Lattivendole
(vicinissime)
Hopplā !
(La nebbia dirada e comincia a far giorno. Entrando in scena a dorso di asinelli, ai doganieri, che controllano e lasciano passare:)
Buon giorno!

Contadine
(entrando in scena con ceste a braccio)
(ai doganieri)
- Burro e cacio!
- Polli ed uova!
(Pagano e i Doganieri le lasciano passare.)
(giunte al crocicchio)
- Voi da che parte andate?
- A San Michele!
- Ci troverem pių tardi?
- A mezzodė!
(Si allontanano per diverse strade.)
(I Doganieri ritirano le panche e il braciere.)

(Mimė, dalla via d'Enfer, entra guardando attentamente intorno cercando di riconoscere i luoghi, ma giunta al primo platano la coglie un violento accesso di tosse: riavutasi e veduto il Sergente, gli si avvicina.)

Mimė
(al Sergente)
Sa dirmi, scusi, qual'č l'osteria...
(non ricordando il nome)
dove un pittor lavora?

Sergente
(indicando il Cabaret)
Eccola.

Mimė
Grazie .
(Esce una fantesca dal Cabaret; Mimė le si avvicina.)
O buona donna, mi fate il favore
di cercarmi il pittore
Marcello? Ho da parlargli. Ho tanta fretta.
Ditegli, piano, che Mimė lo aspetta.
(La fantesca rientra nel Cabaret.)

Sergente
(ad uno che passa)
Ehi, quel panier!

Doganiere
(dopo aver visitato il paniere)
Vuoto!

Sergente
Passi!
(Dalla barriera entra altra gente, e chi da una parte, chi dall'altra tutti si allontanano. Le campane dell'ospizio Maria Teresa suonano mattutino. Č giorno fatto, giorno d'inverno, triste e caliginoso. Dal Cabaret escono alcune coppie che rincasano.)

Marcello
(Esce dal Cabaret e con sorpresa vede Mimė.)
Mimė?!

Mimė
Son io. Speravo di trovarti qui.

Marcello
Č ver. Siam qui da un mese
di quell'oste alle spese.
Musetta insegna il canto ai passeggeri;
Io pingo quel guerrier
sulla facciata.
(Mimė tossisce.)
Č freddo. Entrate.

Mimė
C'č
Rodolfo?

Marcello
Sė.

Mimė
Non posso entrar.

Marcello
(sorpreso)
Perché?

Mimė
(Scoppia in pianto)
O buon Marcello, aiuto!

Marcello
Cos'č avvenuto?

Mimė
Rodolfo m'ama. Rodolfo m'ama
mi fugge e si strugge per gelosia.
Un passo, un detto,
un vezzo, un fior lo mettono in sospetto...
Onde corrucci ed ire.
Talor la notte fingo di dormire
e in me lo sento fiso
spiarmi i sogni in viso.
Mi grida ad ogni istante:
Non fai per me, prenditi un altro amante.
Ahimč! In lui parla il rovello;
lo so, ma che rispondergli, Marcello?

Marcello
Quando s'č come voi non si vive in compagnia.
Son lieve a Musetta ed ella č lieve
a me, perché ci amiamo in allegria...
Canti e risa, ecco il fior
d'invariabile amor!

Mimė
Dite bene. Lasciarci conviene.
Aiutateci voi; noi s'č provato
pių volte, ma invano.
Fate voi per il meglio.

Marcello
Sta ben! Ora lo sveglio.

Mimė
Dorme?

Marcello
E piombato qui
un'ora avanti l'alba; s'assopė
sopra una panca.
(Fa cenno a Mimė di guardare per la finestra dentro il Cabaret.)
Guardate...
(Mimė tossisce con insistenza.)
(compassionandola)
Che tosse!

Mimė
Da ieri ho l'ossa rotte.
Fuggė da me stanotte
dicendomi: Č finita.
A giorno sono uscita
e me ne venni a questa
volta .

Marcello
(osservando Rodolfo nell'interno del Cabaret)
Si desta...
s'alza, mi cerca... viene.

Mimė
Ch'ei non mi veda!

Marcello
Or rincasate...
Mimė... per caritā,
non fate scene qua!
(Spinge dolcemente Mimė verso l'angolo del Cabaret di dove perō quasi subito sporge curiosa la testa. Marcello corre incontro a Rodolfo.)

Rodolfo
(Esce dal Cabaret ed accorre verso Marcello.)
Marcello. Finalmente!
Qui niun ci sente.
Io voglio separarmi da Mimė.

Marcello
Sei volubil cosė?

Rodolfo
Giā un'altra volta credetti morto il mio cor,
ma di quegli occhi azzurri allo splendor
esso č risorto.
Ora il tedio l'assale.

Marcello
E gli vuoi rinnovare il funerale?
(Mimė non potendo udire le parole, colto il momento opportuno, inosservata, riesce a ripararsi dietro a un platano, presso al quale parlano i due amici.)

Rodolfo
Per sempre!

Marcello
Cambia metro.
Dei pazzi č l'amor tetro
che lacrime distilla.
Se non ride e sfavilla
l'amore č fiacco e roco.
Tu sei geloso.

Rodolfo
Un poco.

Marcello
Collerico, lunatico, imbevuto
di pregiudizi, noioso, cocciuto!

Mimė
(fra sé)
(Or lo fa incollerir! Me poveretta!)

Rodolfo
(con amarezza ironica)
Mimė č una civetta
che frascheggia con tutti. Un moscardino
di Viscontino
le fa l'occhio di triglia.
Ella sgonnella e scopre la caviglia
con un far promettente e lusinghier.

Marcello
Lo devo dir? Non mi sembri sincer.

Rodolfo
Ebbene no, non lo son. Invan nascondo
la mia vera tortura.
Amo Mimė sovra ogni cosa al mondo,
io l'amo, ma ho paura, ma ho paura !

Mimė č tanto malata!
Ogni dė pių declina.
La povera piccina
č condannata!

Marcello
(sorpreso)
Mimė?

Mimė
(fra sé)
Che vuol dire?

Rodolfo
Una terribil tosse
l'esil petto le scuote
e giā le smunte gote
di sangue ha rosse...

Marcello
Povera Mimė!
(Vorrebbe allontanare Rodolfo.)

Mimė
(piangendo)
Ahimč, morire!

Rodolfo
La mia stanza č una tana
squallida...
il fuoco ho spento.
V'entra e l'aggira il vento
di tramontana.
Essa canta e sorride
e il rimorso m'assale.
Me, cagion del fatale
mal che l'uccide!
Mimė di serra č fiore.
Povertā l'ha sfiorita;
per richiamarla in vita
non basta amore!

Marcello
Che far dunque?
Oh, qual pietā!
Poveretta !
Povera Mimė!

Mimė
(desolata)
O mia vita!
(angosciata)
Ahimč! Č finita
O mia vita! Č finita
Ahimč, morir!
(La tosse e i singhiozzi violenti rivelano la presenza di Mimė.)

Rodolfo
(vedendola e accorrendo a lei)
Che? Mimė! Tu qui?
M'hai sentito?

Marcello
Ella dunque ascoltava?

Rodolfo
Facile alla paura
per nulla io m'arrovello.
Vien lā nel tepor!
(Vuol farla entrare nel Cabaret.)

Mimė
No, quel tanfo mi soffoca!

Rodolfo
Ah, Mimė!
(Stringe amorosamente Mimė fra le sue braccia e l'accarezza.)
(Dal Cabaret si ode ridere sfacciatamente Musetta.)

Marcello
Č Musetta
che ride.
(Corre alla finestra del Cabaret.)
Con chi ride? Ah, la civetta!
Imparerai.
(Entra impetuosamente nel Cabaret)

Mimė
(svincolandosi da Rodolfo)
Addio.

Rodolfo
(sorpreso)
Che! Vai?

Mimė
(affettuosamente)
D'onde lieta uscė
al tuo grido d'amore,
torna sola Mimė
al solitario nido.
Ritorna un'altra volta
a intesser finti fior.
Addio, senza rancor.
- Ascolta, ascolta.
Le poche robe aduna che lasciai
sparse. Nel mio cassetto
stan chiusi quel cerchietto
d'or e il libro di preghiere.
Involgi tutto quanto in un grembiale
e manderō il portiere...
- Bada, sotto il guanciale
c'č la cuffietta rosa.
Se... vuoi... serbarla a ricordo d'amor!...
Addio, senza rancor.

Rodolfo
Dunque č proprio finita?
Te ne vai, te ne vai, la mia piccina?!
Addio, sogni d'amor!...

Mimė
Addio, dolce svegliare alla mattina!

Rodolfo
Addio, sognante vita...

Mimė
(sorridendo)
Addio, rabbuffi e gelosie!

Rodolfo
... che un tuo sorriso acqueta!

Mimė
Addio, sospetti!...

Marcello
Baci...

Mimė
Pungenti amarezze!

Rodolfo
Ch'io da vero poeta
rimavo con carezze!

Mimė e Rodolfo
Soli d'inverno č cosa da morire!
Soli! Mentre a primavera
c'č compagno il sol!
(nel Cabaret fracasso di piatti e bicchieri rotti)

Marcello
(di dentro)
Che facevi, che dicevi
presso al fuoco a quel signore?

Musetta
(di dentro)
Che vuoi dir?
(Esce correndo.)

Mimė
Niuno č solo l'april.

Marcello
(fermandosi sulla porta del Cabaret, rivolto a Musetta:)
Al mio venire
hai mutato colore.

Musetta
(con attitudine di provocazione)
Quel signore mi diceva:
Ama il ballo, signorina?

Rodolfo
Si parla coi gigli e le rose.

Marcello
Vana, frivola, civetta!

Musetta
Arrossendo rispondeva:
Ballerei sera e mattina.

Marcello
Quel discorso asconde mire disoneste.

Mimė
Esce dai nidi un cinguettio gentile...

Musetta
Voglio piena libertā!

Marcello
(quasi avventandosi contro Musetta)
Io t'acconcio per le feste
se ti colgo a incivettire!

Mimė e Rodolfo
Al fiorir di primavera
c'č compagno il sol!
Chiacchieran le fontane
la brezza della sera.

Musetta
Ché mi gridi? Ché mi canti?
All'altar non siamo uniti.

Marcello
Bada, sotto il mio cappello
non ci stan certi ornamenti...

Musetta
Io detesto quegli amanti
che la fanno da mariti...

Marcello
Io non faccio da zimbello
ai novizi intraprendenti.

Mimė e Rodolfo
Balsami stende sulle doglie umane.

Musetta
Fo all'amor con chi mi piace!

Marcello
Vana, frivola, civetta!

Musetta
Non ti garba? Ebbene, pace.
ma Musetta se ne va.

Marcello
Ve n'andate? Vi ringrazio:
(ironico)
or son ricco divenuto. Vi saluto.

Mimė e Rodolfo
Vuoi che spettiam
la primavera ancor?

Musetta
Musetta se ne va
(ironica)
sė, se ne va! Vi saluto.
Signor: addio!
vi dico con piacer.

Marcello
Son servo e me ne vo!

Musetta
(S'allontana correndo furibonda, a un tratto si sofferma e gli grida:)
Pittore da bottega!

Marcello
(dal mezzo della scena, gridando:)
Vipera !

Musetta
Rospo !
(Esce.)

Marcello
Strega !
(Entra nel Cabaret.)

Mimė
(avviandosi con Rodolfo)
Sempre tua per la vita...

Rodolfo
Ci lasceremo...

Mimė
Ci lasceremo alla stagion dei fior...

Rodolfo
... alla stagion dei fior...

Mimė
Vorrei che eterno
durasse il verno!

Mimė e Rodolfo
(dall'interno, allontanandosi)
Ci lascerem alla stagion dei fior!


QUARTO QUADRO . IN SOFFITTA . A Garret


Ģ...in quell'epoca giā da tempo gli amici erano vedovi.

ĢMusetta era diventata un personaggio quasi ufficiale; - da tre o quattro mesi Marcello non l'aveva incontrata.

ĢCosė pure Mimė; - Rodolfo non ne aveva pių sentito parlare che da se medesimo quando era solo.

ĢUn dė che Marcello di nascosto baciava un nastro dimenticato da Musetta, vide Rodolfo che nascondeva una cuffietta - la cuffietta rosa - dimenticata da Mimė:

ĢVa bene! mormorō Marcello, egli č vile come me!

ĢVita gaia e terribile!...ģ.


In soffitta.

(La stessa scena del Quadro 1.)
(Marcello sta ancora dinanzi al suo cavalletto, come Rodolfo sta seduto al suo tavolo: vorrebbero persuadersi l'un l'altro che lavorano indefessamente, mentre invece non fanno che chiacchierare.)

Marcello
(continuando il discorso)
In un coupé?

Rodolfo
Con pariglia e livree.
Mi salutō ridendo. To', Musetta!
Le dissi: - e il cuor? - ĢNon batte o non lo sento
grazie al velluto che il copreģ.

Marcello
(sforzandosi di ridere)
Ci ho gusto
davver !

Rodolfo
(fra sé)
(Loiola, va! Ti rodi e ridi.)
(Ripiglia il lavoro.)

Marcello
(Dipinge a gran colpi di pennello.)
Non batte? Bene! Io pur vidi...

Rodolfo
Musetta?

Marcello
Mimė.

Rodolfo
(Trasalendo, smette di scrivere.)
L'hai vista?
(Si ricompone.)
Oh, guarda!

Marcello
(Smette il lavoro.)
Era in carrozza
vestita come una regina.

Rodolfo
(allegramente)
Evviva !
Ne son contento.

Marcello
(fra sé)
(Bugiardo, si strugge d'amor.)

Rodolfo
Lavoriam.

Marcello
Lavoriam.
(Riprendono il lavoro.)

Rodolfo
(Getta la penna.)
Che penna infame!
(sempre seduto e molto pensieroso.)

Marcello
(Getta il pennello.)
Che infame pennello!
(Guarda fissamente il suo quadro, poi di nascosto da Rodolfo estrae dalla tasca un nastro di seta e lo bacia.)

Rodolfo
(O Mimė tu pių non torni.
O giorni belli,
piccole mani, odorosi capelli,
collo di neve!
Ah! Mimė, mia breve gioventų!
(Dal cassetto del tavolo leva la cuffietta di Mimė).
E tu, cuffietta lieve,
che sotto il guancial partendo ascose,
tutta sai la nostra felicitā,
vien sul mio cuor!
Sul mio cuor morto, poich'č morto amor.)

Marcello
(Io non so come sia
che il mio pennel lavori
ed impasti colori
contro la voglia mia.
Se pingere mi piace
o cieli o terre o inverni o primavere,
egli mi traccia due pupille nere
e una bocca procace,
e n'esce di Musetta
e il viso ancor...
E n'esce di Musetta
il viso tutto vezzi e tutto frode.
Musetta intanto gode
e il mio cuor vil la chiama
e aspetta il vil mio cuor...)

Rodolfo
(Pone sul cuore la cuffietta, poi volendo nascondere a Marcello la propria commozione, si rivolge a lui e disinvolto gli chiede:)
Che ora sia?
E Schaunard non torna?

Marcello
(Rimasto meditabondo, si scuote alle parole di Rodolfo e allegramente gli risponde:)
L'ora del pranzo di ieri.

(Entrano Schaunard e Colline, il primo porta quattro pagnotte e l'altro un cartoccio.)

Schaunard
Eccoci.

Rodolfo
Ebben?

Marcello
Ebben?
(Schaunard depone le pagnotte sul tavolo.)
(con sprezzo)
Del pan?

Colline
(Apre il cartoccio e ne estrae un'aringa che pure colloca sul tavolo.)
Č un piatto degno di Demostene:
un 'aringa...

Schaunard
... salata.

Colline
Il pranzo č in tavola.
(Siedono a tavola, fingendo d'essere ad un lauto pranzo.)

Marcello
Questa č cuccagna
da Berlingaccio.

Schaunard
(Pone il cappello di Colline sul tavolo e vi colloca dentro una bottiglia d'acqua.)
Or lo sciampagna
mettiamo in ghiaccio.

Rodolfo
(a Marcello, offrendogli del pane)
Scelga, o barone;
trota o salmone?

Marcello
(Ringrazia, accetta, poi si rivolge a Schaunard e gli presenta un altro boccone di pane.)
Duca, una lingua
di pappagallo?

Schaunard
(Gentilmente rifiuta, si versa un bicchiere d'acqua poi lo passa a Marcello; l'unico bicchiere passa da uno all'altro. Colline, che ha divorato in gran fretta la sua pagnotta, si alza.)
Grazie, m'impingua.
Stasera ho un ballo.

Rodolfo
(a Colline)
Giā sazio?

Colline
(con importanza e gravitā)
Ho fretta.
Il Re m'aspetta

Marcello
(premurosamente)
C'č qualche trama?

Rodolfo
Qualche mister?
(Si alza, si avvicina a Colline, e gli dice con curiositā comica:)
Qualche mister?

Marcello
Qualche mister?

Colline
(Passeggia pavoneggiandosi con aria di grande importanza.)
Il Re mi chiama
al Minister.
Rodolfo, Schaunard e Marcello
(Circondan Colline e gli fanno grandi inchini.)
Bene!

Colline
(con aria di protezione)
Perō...
vedrō... Guizot!

Schaunard
(a Marcello)
Porgimi il nappo.

Marcello
(Gli dā l'unico bicchiere.)
Sė, bevi, io pappo!

Schaunard
(Solenne, sale su di una sedia e leva in alto il bicchiere.)
Mi sia permesso al nobile consesso...

Rodolfo e Colline
(interrompendolo)
Basta!

Marcello
Fiacco !

Colline
Che decotto!

Marcello
Leva il tacco!

Colline
(prendendo il bicchiere a Schaunard)
Dammi il gotto!

Schaunard
(Fa cenno agli amici di lasciarlo continuare.)
(ispirato)
M'ispira irresistibile
l'estro della romanza!...

Gli altri
(urlando)
No!

Schaunard
(arrendevole)
Azione coreografica
allora?...

Gli altri
(Applaudendo, circondano Schaunard e lo fanno scendere dalla sedia.)
Sė! Sė!...

Schaunard
La danza
con musica vocale!

Colline
Si sgombrino le sale...
(Portano da un lato la tavola e le sedie e si dispongono a ballare.)
Gavotta.

Marcello
(proponendo varie danze)
Minuetto.

Rodolfo
Pavanella.

Schaunard
(marcando la danza spagnola)
Fandango.

Colline
Propongo la quadriglia.
(Gli altri approvano.)

Rodolfo
(allegramente)
Mano alle dame.

Colline
Io détto!
(Finge di essere in grandi faccende per disporre la quadriglia.)

Schaunard
(Improvvisando, batte il tempo con grande, comica importanza.)
Lallera, lallera, lallera, lā.

Rodolfo
(Si avvicina a Marcello, gli fa un grande inchino offrendogli la mano.)
Vezzosa damigella...

Marcello
(con modestia, imitando la voce femminile)
Rispetti la modestia.
(con voce naturale)
La prego.

Schaunard
Lallera, lallera, lallera, lā.

Colline
(dettando le figurazioni)
Balancez.
(Rodolfo e Marcello ballano la quadriglia.)

Marcello
Lallera, lallera, lallera,

Schaunard
(provocante)
Prima c'č il Rondō.

Colline
(provocante)
No, bestia !!

Schaunard
(con disprezzo esagerato)
Che modi da lacchč!
(Rodolfo e Marcello continuano a ballare.)

Colline
(offeso)
Se non erro,
lei m'oltraggia.
Snudi il ferro.
(Corre al camino e afferra le molle.)

Schaunard
(Prende la paletta del camino.)
Pronti.
(mettendosi in posizione per battersi)
Assaggia.
Il tuo sangue io voglio ber.

Colline
(Fa altrettanto.)
Uno di noi qui si sbudella.
(Rodolfo e Marcello cessano dal ballare e si smascellano dalle risa.)

Schaunard
Apprestate una barella.

Colline
Apprestate un cimiter.
(Schaunard e Colline si battono.)

Rodolfo e Marcello
(allegramente)
Mentre incalza
la tenzone,
gira e balza
Rigodone.
(Ballano intorno ai duellanti, che fingono di essere sempre pių inferociti.)
(Si spalanca l'uscio ed entra Musetta in grande agitazione.)

Marcello
(scorgendola)

Musetta

Musetta
(ansimante)
C'č Mimė...
(Con viva ansietā attorniano Musetta.)
C'č Mimė che mi segue e che sta male.

Rodolfo
Ov'č?

Musetta
Nel far le scale
pių non si resse.
(Si vede, per l'uscio aperto, Mimė seduta sul pių alto gradino della scala.)

Rodolfo
Ah!
(Si precipita verso Mimė; Marcello accorre anche lui.)

Schaunard
(a Colline)
Noi accostiam
quel lettuccio.
(Ambedue portano innanzi il letto.)

Rodolfo
(Coll'aiuto di Marcello porta Mimė fino al letto.)
Lā.
(agli amici, piano:)
Da bere.
(Musetta accorre col bicchiere dell'acqua e ne dā un sorso a Mimė.)

Mimė
(con grande passione)
Rodolfo!

Rodolfo
(Adagia Mimė sul letto.)
Zitta, riposa.

Mimė
(Abbraccia Rodolfo.)
O mio Rodolfo!
Mi vuoi qui con te?

Rodolfo
Ah! mia Mimė,
sempre, sempre !
(Persuade Mimė a sdraiarsi sul letto e stende su di lei la coperta, poi con grandi cure le accomoda il guanciale sotto la testa.)

Musetta
(Trae in disparte gli altri, e dice loro sottovoce:)
Intesi dire che Mimė, fuggita
dal Viscontino, era in fin di vita.
Dove stia? Cerca, cerca... la veggo
passar per via
trascinandosi a stento.
Mi dice: ĢPių non reggo...
Muoio! lo sento...
(Agitandosi, senz'accorgersene alza la voce.)
Voglio morir con lui! Forse m'aspetta...
M'accompagni, Musetta?...ģ

Marcello
(Fa cenno di parlar piano e Musetta si porta a maggior distanza da Mimė.)
Sst.

Mimė
Mi sento assai meglio...
lascia ch'io guardi intorno.
(con dolce sorriso)
Ah, come si sta bene qui!
Si rinasce, ancor sento la vita qui...
(alzandosi un poco e riabbracciando Rodolfo)
No! tu non mi lasci pių!

Rodolfo
Benedetta bocca,
tu ancor mi parli!

Musetta
(da parte agli altri tre)
Che ci avete in casa?

Marcello
Nulla !

Musetta
Non caffč? Non vino?

Marcello
(con grande sconforto)
Nulla! Ah! miseria!

Schaunard
(osservata cautamente Mimė, tristemente a Colline, traendolo in disparte:)
Fra mezz'ora č morta!

Mimė
Ho tanto freddo!...
Se avessi un manicotto! Queste mie mani
riscaldare non si potranno mai?
(Tossisce.)

Rodolfo
(Prende nelle sue le mani di Mimė riscaldandogliele.)
Qui nelle mie! Taci!
Il parlar ti stanca.

Mimė
Ho un po' di tosse!
Ci sono avvezza.
(Vedendo gli amici di Rodolfo, li chiama per nome: essi accorrono premurosi presso di lei.)
Buon giorno, Marcello,
Schaunard, Colline... buon giorno.
(sorridendo)
Tutti qui, tutti qui
sorridenti a Mimė.

Rodolfo
Non parlar, non parlar.

Mimė
Parlo piano,
non temere, Marcello,
(facendogli cenno di appressarsi)
date retta: č assai buona Musetta.

Marcello
Lo so, lo so.
(Porge la mano a Musetta.)
(Schaunard e Colline si allontanano tristemente: Schaunard siede al tavolo, col viso fra le mani; Colline rimane pensieroso.)

Musetta
(Conduce Marcello lontano da Mimė, si leva gli orecchini e glieli porge dicendogli sottovoce:)
A te, vendi, riporta
qualche cordial, manda un dottore!...

Rodolfo
Riposa.

Mimė
Tu non mi lasci?

Rodolfo
No! No!
(Mimė a poco a poco si assopisce, Rodolfo prende una scranna e siede presso al letto)
(Marcello fa per partire, Musetta lo arresta e lo conduce pių lontano da Mimė.)

Musetta
Ascolta!
Forse č l'ultima volta
che ha espresso un desiderio, poveretta!
Pel manicotto io vo. Con te verrō.

Marcello
(commosso)
Sei buona, o mia Musetta.
(Musetta e Marcello partono frettolosi.)

Colline
(Mentre Musetta e Marcello parlavano, si č levato il pastrano.)
(con commozione crescente)
Vecchia zimarra, senti,
io resto al pian, tu ascendere
il sacro monte or devi.
Le mie grazie ricevi.
Mai non curvasti il logoro
dorso ai ricchi ed ai potenti.
Passâr nelle tue tasche
come in antri tranquilli
filosofi e poeti.
Ora che i giorni lieti
fuggîr, ti dico: addio,
fedele amico mio.
Addio, addio.
(Colline, fattone un involto, se lo pone sotto il braccio, ma vedendo Schaunard, si avvicina a lui, gli batte una spalla dicendogli tristemente:)
Schaunard, ognuno per diversa via
(Schaunard alza il capo.)
mettiamo insiem due atti di pietā;
io... questo!
(Gli mostra la zimarra che tiene sotto il braccio)
E tu...
(accennandogli Rodolfo chino su Mimė addormentata)
lasciali soli lā!...

Schaunard
(Si leva in piedi.)
(commosso)
Filosofo, ragioni!
(guardando verso il letto)
Č ver!... Vo via!
(Si guarda intorno, e per giustificare la sua partenza prende la bottiglia dell'acqua e scende dietro Colline chiudendo con precauzione l'uscio.)

Mimė
(Apre gli occhi, vede che sono tutti partiti e allunga la mano verso Rodolfo, che gliela bacia amorosamente.)
Sono andati? Fingevo di dormire
perché volli con te sola restare.
Ho tante cose che ti voglio dire,
o una sola, ma grande come il mare,
come il mare profonda ed infinita...
(Mette le braccia al collo di Rodolfo.)
Sei il mio amore e tutta la mia vita!

Rodolfo
Ah, Mimė,
mia bella Mimė!

Mimė
(Lascia cadere le braccia.)
Son bella ancora?

Rodolfo
Bella come un'aurora.

Mimė
Hai sbagliato il raffronto.
Volevi dir: bella come un tramonto.
ĢMi chiamano Mimė,
il perché non so...ģ.

Rodolfo
(intenerito e carezzevole)
Tornō al nido la rondine e cinguetta.
(Si leva di dove l'aveva riposta, sul cuore, la cuffietta di Mimė e gliela porge.)

Mimė
(gaiamente)
La mia cuffietta...
Ah!
(Tende a Rodolfo la testa, questi le mette la cuffietta. Mimė fa sedere presso a lei Rodolfo e rimane colla testa appoggiata sul petto di lui.)
Te lo rammenti quando sono entrata
la prima volta, lā?

Rodolfo
Se lo rammento!

Mimė
Il lume si era spento...

Rodolfo
Eri tanto turbata!
Poi smarristi la chiave...

Mimė
E a cercarla
tastoni ti sei messo!...

Rodolfo
...e cerca, cerca...

Mimė
Mio bel signorino,
posso ben dirlo adesso:
lei la trovō assai presto...

Rodolfo
Aiutavo il destino...

Mimė
(ricordando l'incontro suo con Rodolfo la sera della vigilia di Natale)
Era buio; e il mio rossor non si vedeva...
(Sussurra le parole di Rodolfo).
ĢChe gelida manina...
Se la lasci riscaldar!...ģ
Era buio
e la man tu mi prendevi...
(Mimė č presa da uno spasimo di soffocazione e lascia ricadere il capo, sfinita.)

Rodolfo
(Spaventato, la sorregge.)
Oh Dio! Mimė!
(In questo momento Schaunard ritorna: al grido di Rodolfo accorre presso Mimė).

Schaunard
Che avvien?

Mimė
(Apre gli occhi e sorride per rassicurare Rodolfo e Schaunard.)
Nulla. Sto bene.

Rodolfo
(La adagia sul cuscino.)
Zitta, per caritā.

Mimė
Sė, sė, perdona,
ora sarō buona.
(Musetta e Marcello entrano cautamente, Musetta porta un manicotto e Marcello una boccetta.)

Musetta
(a Rodolfo)
Dorme?

Rodolfo
(avvicinandosi a Marcello)
Riposa.

Marcello
Ho veduto il dottore!
Verrā; gli ho fatto fretta.
Ecco il cordial.
(Prende una lampada a spirito, la pone sulla tavola e l'accende.)

Mimė
Chi parla?

Musetta
(Si avvicina a Mimė e le porge il manicotto.)
Io, Musetta.

Mimė
(Aiutata da Musetta si rizza sul letto, e con gioia quasi infantile prende il manicotto.)
Oh, come č bello e morbido! Non pių
le mani allividite. Il tepore
le abbellirā... (a Rodolfo) Sei tu
che me lo doni?

Musetta
(pronta)
Sė.

Mimė
(Stende una mano a Rodolfo).
Tu, spensierato!
Grazie. Ma costerā.
(Rodolfo scoppia in pianto.)
Piangi? Sto bene...
Pianger cosė, perché?
(Mette le mani nel manicotto, si assopisce inclinando graziosamente la testa sul manicotto in atto di dormire.)
Qui.. amor... sempre con te!
Le mani... al caldo... e... dormire.
(Silenzio).

Rodolfo
(Rassicurato nel vedere che Mimė si č addormentata, cautamente si allontana da essa e fatto un cenno agli altri di non far rumore, si avvicina a Marcello.)
Che ha detto
il medico?

Marcello
Verrā.

Musetta
(Fa scaldare la medicina portata da Marcello sul fornello a spirito, e quasi inconsciamente mormora una preghiera.)
(Rodolfo, Marcello e Schaunard parlano assai sottovoce fra di loro; di tanto in tanto Rodolfo fa qualche passo verso il letto, sorvegliando Mimė, poi ritorna verso gli amici.)
Madonna benedetta,
fate la grazia a questa poveretta
che non debba morire.
(interrompendosi, a Marcello)
Qui ci vuole un riparo
perché la fiamma sventola.
(Marcello si avvicina e mette un libro ritto sulla tavola formando paravento alla lampada.)
Cosė.
(Ripiglia la preghiera.)
E che possa guarire.
Madonna santa, io sono
indegna di perdono,
mentre invece Mimė
č un angelo del cielo.
(mentre Musetta prega, Rodolfo le si č avvicinato.)

Rodolfo
Io spero ancora. Vi pare che sia
grave?

Musetta
Non credo.

Schaunard
(Camminando sulla punta dei piedi va ad osservare Mimė, fa un gesto di dolore e ritorna presso Marcello.)
(con voce strozzata)
Marcello, č spirata...
(Intanto Rodolfo si č avveduto che il sole della finestra della soffitta sta per battere sul volto di Mimė e cerca intorno come porvi riparo; Musetta se ne avvede e gli indica la sua mantiglia, sale su di una sedia e studia il modo di distenderla sulla finestra.)
(Marcello si avvicina a sua volta al letto e se ne scosta atterrito; intanto entra Colline che depone del danaro sulla tavola presso a Musetta.)

Colline
Musetta, a voi!
(Poi visto Rodolfo che solo non riesce a collocare la mantiglia corre ad aiutarlo chiedendogli di Mimė)
Come va?...

Rodolfo
Vedi?... Č tranquilla.
(Si volge verso Mimė, in quel mentre Musetta gli fa cenno che la medicina č pronta, scende dalla scranna, ma nell'accorrere presso Musetta si accorge dello strano contegno di Marcello e Schaunard.)
(con voce strozzata dallo sgomento)
Che vuol dire
quell'andare e venire,
quel guardarmi cosė...

Marcello
(Non regge pių, corre a Rodolfo e abbracciandolo con voce angosciata grida:)
Coraggio !

Rodolfo
(Si precipita al letto di Mimi, la solleva e scotendola grida colla massima disperazione:)
(piangendo)
Mimė... Mimė!...
(Si getta sul corpo esanime di Mimė)
(Musetta, spaventata corre al letto, getta un grido angoscioso, buttandosi ginocchioni e piangente ai piedi di Mimė dalla parte opposta di Rodolfo.
Schaunard si abbandona accasciato su di una sedia a sinistra della scena.
Colline va ai piedi del letto, rimanendo atterrito per la rapiditā della catastrofe.
Marcello singhiozza, volgendo le spalle al proscenio.)

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http://www.youtube.com/watch?v=Z2R_KS9J9mU

http://www.youtube.com/watch?v=UgaN3vIqJUY
Cymorill
da bambina i mie genitori mi portarono a parigi.. ero bimba e vidi le fate a parigi. le tele, i pittori, i violinisti di parigi.. le strade ciottolate.

ero bambina e i miei mi portarono a lione e poi in provenza..

ero bambina e i miei genitori m portarono a vedere la boheme all arena di verona. e io ero li cn la mente e i sogni , in quella soffitta n quell amore !!

ero ragzzina e tornai a parigi e poi tornai ancora in francia in normandia e in britannia..

e la boheme me la porto nel cuore . porto dentro di me la poesia , le cattedrali dalle guglie alte e il profumo delel bagette alal mattina .

mio padre quando ero ragazizna mi cantava canzoncine in francese , canzoncine di montagna oppure. la boheme. mi cantava " questa gelida manina " e mi prendeva la mano.

sono cresciuta innamorata. innamorata di tutto quello che avevo accanto, sn crescita cn passione innamorata dei mie sogni e delle storie e dei viaggi. dei fiori, dei moenti e del mare. sono cresciuta innamorata di mio padre edi mia madre .. innamora dell arte e del dolore.

ora sn grandina e ancora amo follemente , il mondo mi spaventa , nn č bello come credevo. il mondo mi ha ferita ma io l amo tanto ancora. c'č un uomo che mi aspetta . c'č un uomo che ama del mio stesso amore!! un uomo che mi porterā in francia nella sua soffitta e mi prenderā tra le braccia come mimė nella boheme. io lo so. quel giorno arriverā e so che quel giorno potrei morire per la violenza con cui il mio cuore finalmente felice piangerā provando pietā per tutta la mia vita.
Cymorill
http://www.youtube.com/watch?v=NlBFBO5odvM
Cymorill
che gelida manina .. se la lasci riscaldar *****


http://www.youtube.com/watch?v=rpxXlhTP8os ******


Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar...
Cercar che giova?
Al buio non si trova.
Ma per fortuna
č una notte di luna
e qui la luna l'abbiamo vicina.
Aspetti signorina,
le dirō con due parole
chi son, chi son,
che faccio, come vivo.
Vuole?
Chi son?
Chi son?
Sono un poeta.
Che cosa faccio?
Scrivo.
E come vivo?
Vivo.
In povertā mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d'amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l'anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri, occhi belli.
V'entran con voi pur ora,
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto si dileguar.
Ma il furto non m'accora
poichāŠ, poichāŠ v'ha preso stanza
la speranza!
Or che mi conoscete,
parlate voi, deh parlate!
Chi siete?
Vi piaccia dir?
Vi piaccia dir?
Cymorill
si , mi chiamano mimė *****


http://www.youtube.com/watch?v=UgaN3vIqJUY ****




Mimė
Sė. Mi chiamano Mimė,
ma il mio nome č Lucia.
La storia mia č breve.
A tela o a seta
ricamo in casa e fuori ...
Son tranquilla e lieta
ed č mio svago
far gigli e rose.
Mi piaccion quelle cose
che han si dolce malia,
che parlano d'amor, di primavere,
che parlano di sogni e di chimere,
quelle cose che han nome poesia...
Lei m'intende?
Rodolfo
Sė.
Mimė
Mi chiamano Mimė,
il perchč non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signore.
Vivo sola, soletta
lā in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo;
ma quando vien lo sgelo
il primo sole č mio
il primo bacio dell'aprile č mio!
il primo sole č mio!
Germoglia in un vaso una rosa...
Foglia a foglia la spiol
Cosi gentile il profumo d'un fiore!
Ma i fior chlio faccio, ahimč!
i fior chlio faccio, ahimč!
non hanno odore.
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina che la vien
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