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Versione completa: Sulla psichiatria
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M@D
Una lettera che reputo molto interessante...

CITAZIONE (M@D @ Mar 18 2009, 11:35 AM) *
L’esperienza di un operatore nelle comunità psichiatriche, psicologa, psicoterapeuta.

Lavoro da qualche anno nelle comunità psichiatriche e ho incrociato molte persone portatrici di profonde sofferenze e di varie disabilità e non tutte erano tra i pazienti.

Non è chiaro perché si finisca in psichiatria, non sono ancora chiare le cause della malattia, che anche nella letteratura di settore resta qualcosa di sfuggente.

La cura della malattia mentale oggi, nei servizi, è per lo più farmacologia e centrata sul cervello, ma nella sua definizione c’è un’ambiguità di fondo, una contraddizione in termini: se la malattia è mentale perché si interviene chimicamente sul cervello? E se i sintomi sono comportamenti o meglio, la loro frequenza, intensità e durata, individuano il disturbo perché si interviene a volte a casaccio a livello molecolare sul cervello? C’è qualche salto logico e concettuale che io non so colmare. Ma quando si scambia così facilmente mente e cervello, capita di non riuscire più a vedere le persone, scambiarle, confonderle per un equilibrio di molecole e a volte i risultati sono maligni.

Paradossalmente la malattia mentale è sempre meglio definita da nuove diagnosi. Diagnosi che circoscrivono i disturbi nelle categorie e negli assi del DSM IVR: diagnosi descrittive, cieche nell’eziologia, incerte nella prognosi e spesso impotenti nella cura, sono precise e prodighe di segni e sintomi, raggruppano i comportamenti in sindromi cui corrispondono codici numerici ed altrettanti farmaci, molecole chimiche impegnate in un pericoloso intervento sul cervello della gente.

Rimane spesso muta, distante, non vista la persona e molto di ciò che la riguarda.

L’anima, per sua definizione, non oggettiva né oggettivabile non è un problema medico, ma se la sua sede è localizzata arbitrariamente nel cervello di colpo lo diventa e ridotto un comportamento, una persona, i suoi motivi a scambi di molecole esiste ancora la persona?

Siamo in psichiatria, dove si creano nuove diagnosi, aumenta il numero dei pazienti e l’uso degli psicofarmaci, quale la causa e quale l’effetto poco importa, ma a volte è troppo evidente la poca efficacia della cura rispetto alla soluzione dei problemi. La cura poi si fa sul territorio per tentativi e ipotesi e molto è lasciato all’abilità, all’arbitrarietà del medico. Capita quindi di essere più o meno fortunati nell’incontrare il proprio medico curante, perchè mai come in psichiatria, dove tutto è opinabile, si può sbagliare ma con tanta leggerezza e mai come li i diritti del malato tanto sono evanescenti. Da una parte o dall’altra della barricata, se mai ne esiste una, ho visto molte vite impazzite: così a un certo punto qualcosa è andato male, non ha funzionato.

Quasi a nessuno piace vivere in una comunità psichiatrica e se i problemi sono molti di fronte all’emergenza la risposta terapeutica è spesso l’ SPDC (il repartino) per la messa a punto della terapia farmacologica: farmaci che aiutano, calmano, farmaci che sedano, che tranquillizzano. In media ogni anno di comunità conta, per ogni persona, un paio di ricoveri in reparto, i motivi sono vari, il ricovero spontaneo oppure obbligatorio (TSO). Nel repartino se i problemi sono “gravi” la contenzione è anche fisica e legato al letto mani e piedi, legato e pazzo, sei di fatto molto vulnerabile e poco credibile, una combinazione molto spiacevole di eventi che a volte mi è capitato di vedere. In poco tempo fascette e farmaci risolvono il problema e le persone dimesse dal reparto sono generalmente più collaborative e tengono molte cose per se. La gente in psichiatria impara nel tempo a cercare di evitare i guai e i ricoveri, sono persone che si confrontano con una vita difficilmente sostenibile, vuoto di senso, nessuna prospettiva.

Ma ogni storia penso sia una storia a sé e infinite le varianti personali e io vorrei dar voce ad una sola di queste. Qualcuno assorbe e altri si sparpagliano e tra questi c’è Marì, 23 anni. Il suo viaggio nella psichiatria è iniziato a 15 anni ed è di lei e della sua storia che non riesco a liberarmi, non sempre si può essere ciechi di fronte a un abuso e non sempre è chiaro in psichiatria cosa stà succedendo.

Marì dopo i suoi 8 anni in psichiatria è molto collaborativa, ultimamente ha anche imparato a non stare troppo male o almeno a non darlo troppo a vedere.

A 18 anni entra, dal reparto di neuropsichiatria infantile, in una comunità protetta: ha molti problemi, sente le voci e non riesce a vivere. In questo ambiente così “protetto”, isolato e stagno, resta diversi anni, lì non scompaiono le voci nè i suoi problemi ma in qualche modo impara a conviverci e chiede e ottiene di essere avvicinata a casa.

Arriva da noi che ha 20 anni, molte paure, le voci nella testa e un importante dosaggio di farmaci, coi loro inevitabili effetti collaterali: saliva a lato della bocca, difficoltà a camminare, muoversi, parlare, esistere. Nel giro di un anno, per una banale svista di trascrizione sul piano terapeutico la terapia viene di molto diminuita e M. esce pian piano dal letargo e sembra riprendere sembianze più simili a un essere umano e meno a un vegetale. I problemi certo non scompaiono e le difficoltà ci sono, insomma prova a vivere: impara a muoversi da sola, fa una borsa lavoro, ha fidanzati, frequenta una palestra, si occupa di sé e della “casa”, spesso sorride. Le cose vanno meglio, la vita sembra un po’ meno impossibile e il bilancio di soddisfazione è in crescita. Inaspettatamente il medico, per oscure ragioni progettuali e terapeutiche, propone e impone uno spostamento in un altro “gruppo-appartamento”.

Cambiare la città insieme all’appartamento, cambiare le persone e i posti, i riferimenti e le abitudini, insieme alle strade e alle facce conosciute per una persona “normale” è difficile, per una persona da sempre molto fragile è molto difficile e forse troppo doloroso. Il progetto lascia perplessi, prima la madre e poi chi vive con lei, anche perché non tiene conto del parere contrario di M. Trasloca comunque nel nuovo appartamento, ma di lì a poche settimane arrivano le crisi epilettiche. L’unico modo per farsi ascoltare, a volte, quando proprio non ti ascoltano e non danno credito a quello che dici, quando stai male, è stare molto male, è stare peggio.

Il linguaggio dei sintomi generalmente accreditato come il linguaggio ufficiale viene molto ascoltato, interpretato e spesso i pazienti che per malasorte hanno un medico che non li ascolta lo imparano, imparano ad usarlo, più o meno consapevolmente e con effetti più o meno prevedibili e desiderati. Un mimo muto, questo è il linguaggio dei sintomi, la disperata speranza di farsi capire da chi è sordo.

I problemi sono talmente tanti, i nuovi sintomi così evidenti, che M. nel giro di pochi mesi ritorna indietro. Un po’ si riprende, ma ci mette circa un anno. Le crisi non la lasciano del tutto, ma diminuiscono e lei finge una vita normale e aspetta le vacanze, solo che per lei le vacanze non arrivano. Il medico decide, appena prima di partire per le ferie, un periodo di repartino indispensabile per la messa a punto della terapia, per arginare le crisi convulsive che molto la preoccupano. Ma questo strano medico che parla solo di e coi sintomi e non ascolta le persone io penso sia così cieco da essere molto vicino ad un abuso.

M. tendenzialmente fa quello che le viene detto e quindi di nuovo prende e va in SPDC: Il periodo di repartinodura 30 giorni, tutto agosto. Marì nel reparto passa il suo tempo a letto, smette di parlare e a detta di sua madre, la sola che la vede in quel periodo, stà malissimo.Io la rivedo a settembre. Torna drogata e triste, lontana e stanca, distrutta e questa è solo l’ennesima volta, un nuovo tatuaggio sull’anima che chiede ma non ha diritto a una pausa. La sensazione di morire, insieme alle voci che le gridano puttana, sono come una bava bianca di lumaca che lei si porta dietro ora giustamente in#@òò@§=, indifferente e triste. Si muove per le vie del centro, lo sguardo fisso, per dimostrare che anche così tanto mutilata lo può fare. Hanno comunque deciso di chiuderla.

Visto il decorso maligno della malattia il suo medico ha prescritto, di nuovo contro il parere della paziente, un trasloco, una nuova comunità terapeutica, isolata, convenzionata. Con lei, che fino a ieri non ho mai visto piangere, oggi rimetto a posto l’ultima volta la cucina, la guardo svuotare e riempire la lavastoviglie e ho l’impressione di essere impotente e zitta davanti ad un abuso. Il distacco è netto, niente cicatrizzante, guardo il suo taglio che non sanguina e respiro l’aria carica di indifferenza e silenzio tutto intorno.
M.G.
http://www.oism.info/it/terapia/testimonia...nuncia_2006.htm

Mi ha colpito in particolar modo la parte che ho sottolineato in neretto....Effettivamente è da chiederselo... Perchè se la malattia è mentale si interviene sul cervello??
querelle
Non credo nell'approccio "ricetta perfetta e valida per tutte le situazioni", per questo motivo non cerco soluzioni valide nella generalità dei casi.
Conosco una persona che per abuso di sostanze psicoattive quando si guardava nello specchio pensava di essere il demonio. Grazie alle medicine i suoi sintomi si sono notevolmente "attenuati". Poi è ovvio per me anche che in ultimissima analisi il processo mentale sia un processo materiale, ma da qui a fare la pasticca che faccia passare la nostalgia della nonna ce ne passa. Sicuramente un medico specializzato inpsichiatria può fornirti risposte molto più esaustive.
Conoscendoti un pò tigre però so che quando posti queste cose non è un caso. La motivazione tua però chiaramente mi sfugge. Tu la sai? Non vuole essere un appunto, è per capire che ti passa per la mente....ops per il cervello volevo dire tongue.gif
M@D
CITAZIONE (querelle @ Mar 18 2009, 12:16 PM) *
Non credo nell'approccio "ricetta perfetta e valida per tutte le situazioni", per questo motivo non cerco soluzioni valide nella generalità dei casi.
Conosco una persona che per abuso di sostanze psicoattive quando si guardava nello specchio pensava di essere il demonio. Grazie alle medicine i suoi sintomi si sono notevolmente "attenuati". Poi è ovvio per me anche che in ultimissima analisi il processo mentale sia un processo materiale, ma da qui a fare la pasticca che faccia passare la nostalgia della nonna ce ne passa. Sicuramente un medico specializzato inpsichiatria può fornirti risposte molto più esaustive.
Conoscendoti un pò tigre però so che quando posti queste cose non è un caso. La motivazione tua però chiaramente mi sfugge. Tu la sai? Non vuole essere un appunto, è per capire che ti passa per la mente....ops per il cervello volevo dire tongue.gif

Il motivo è dettato dalla visione di questo video (http://vimeo.com/2221781) della durata di 40minuti circa, in cui si raccontano le violenze degli infermieri e degli psichiatri inflitte agli utenti psichiatrici. Il video e l'articolo mi hanno colpito particolarmente perchè anche io per un periodo della mia vita sono stato costretto a prendere i farmaci di cui parlano.... Senza ottenere miglioramenti e stare meglio. Grazie al mio spirito belligerante li ho poi fermati, ma l'ingiustizia resta.... E ora vorrei capire anche perchè se la patologia è mentale si interviene sul cervello...........


Cmq scusa per la scrittura ma sono di fretta...
querelle
Tigre ma cosa intendi per "mentale"? Un'altra domanda:-Riconosci l'esistenza del disagio mentale?
M@D
CITAZIONE (querelle @ Mar 18 2009, 01:18 PM) *
Tigre ma cosa intendi per "mentale"? Un'altra domanda:-Riconosci l'esistenza del disagio mentale?

Per mentale intendo il pensiero. Quindi dico... Sì, ci puo' essere un modo di pensare disadattivo, disagevole, ma se il disagio è creato dal punto di vista, perchè mi dici che la malattia è nel cervello? E se è vero che è nel cervello... Perchè non me lo dimostri con metodo scientifico?
querelle
CITAZIONE (M@D @ Mar 18 2009, 05:37 PM) *
Per mentale intendo il pensiero. Quindi dico... Sì, ci puo' essere un modo di pensare disadattivo, disagevole, ma se il disagio è creato dal punto di vista, perchè mi dici che la malattia è nel cervello? E se è vero che è nel cervello... Perchè non me lo dimostri con metodo scientifico?


Per te se ora esci di casa ed un perfetto estraneo ti sega le gambe all'altezza del ginocchio cosa pensi dei suoi meccanismi mentali? E se credi che lui abbia un problema dove supponi che esso risieda? Ma certo poi che ci sono dimostrazioni scientifiche. Fatti il corso di specializzazione in neurochirurgia e vedi che ti levano la sete col prosciutto.
M@D
CITAZIONE (querelle @ Mar 18 2009, 05:43 PM) *
Per te se ora esci di casa ed un perfetto estraneo ti sega le gambe all'altezza del ginocchio cosa pensi dei suoi meccanismi mentali? E se credi che lui abbia un problema dove supponi che esso risieda? Ma certo poi che ci sono dimostrazioni scientifiche. Fatti il corso di specializzazione in neurochirurgia e vedi che ti levano la sete col prosciutto.

Penso che il suo problema risieda nel modo di ragionare. Se risiedesse nel suo cervello, dovresti dimostrarlo in maniera scientifica...
querelle
CITAZIONE (M@D @ Mar 18 2009, 05:47 PM) *
Penso che il suo problema risieda nel modo di pensare. Se risiedesse nel suo cervello, dovresti dimostrarlo in maniera scientifica...


Quindi per te il peniero è un qualcosa di spirituale? Qualcosa che non origina dalle cellule neuronali. Pensa che ci sono studi proprio scientifici sulle aree del cervello compromesse nei casi di aggressività incontrollata e se il paziente capisce di avere un problema (cosa improbabile nei casi di forte psicosi) e si sottopone alle cure con i neurolettici le cose migliorano evidentemente. Di questo passo prenditi un cucchiaio di cocaina e vedi se ciò non interfeisce con quello che tu definisci "modo di pensare".
querelle
Perchè hai cambiato "modo di pensare" con "modo di ragionare"? Dov'è la diferenza per te?
M@D
CITAZIONE (querelle @ Mar 18 2009, 05:53 PM) *
Quindi per te il peniero è un qualcosa di spirituale? Qualcosa che non origina dalle cellule neuronali. Pensa che ci sono studi proprio scientifici sulle aree del cervello compromesse nei casi di aggressività incontrollata e se il paziente capisce di avere un problema (cosa improbabile nei casi di forte psicosi) e si sottopone alle cure con i neurolettici le cose migliorano evidentemente. Di questo passo prenditi un cucchiaio di cocaina e vedi se ciò non interfeisce con quello che tu definisci "modo di pensare".

Il pensiero non è qualcosa di spirituale. O meglio... non lo credo. Credo invece che (caso strano è confermato anche dalle storie degli internati) i neurolettici non hanno tutta questa validità, poichè per molti pazienti tali medicinali sono solo una tortura che non li cura rolleyes.gif
M@D
CITAZIONE (querelle @ Mar 18 2009, 05:54 PM) *
Perchè hai cambiato "modo di pensare" con "modo di ragionare"? Dov'è la diferenza per te?

Non c'è differenza.... Ho semplicemente cambiato parola per non ripetermi biggrin.gif
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