Tra i lavoratori statunitensi, soprattutto donne, ben il 7 per cento soffre annualmente di almeno un episodio di depressione (definito secondo la classificazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il DSM-IV). I lavoratori appartenenti ad alcune categorie come collaboratori domestici e camerieri soffrono più di altri di episodi di questo genere. Un rapporto del National Survey on Drug Use and Health ha raccolto le professioni in 21 categorie e ha valutato l'incidenza di episodi di depressione in ogni categoria. Anche se i dati si riferiscono alla realtà statunitense le situazioni sono abbastanza paragonabili al panorama europeo.

In cima alla lista ci sono i cosiddetti “personal care and service workers” rappresentati da collaboratori domestici, estetisti, assistenti di volo, segretarie e assistenti personali, seguiti a ruota da cuochi, barman e camerieri, mentre in terza posizione si attestano gli assistenti sociali e gli operatori sanitari come infermieri o specializzandi. A metà classifica si trovano professionisti legali, esperti di computer e manager, mentre i “meno depressi” sono ingegneri, architetti e geometri. Anche gli addetti alle costruzioni e alle installazioni, manutenzioni, riparazioni se la passano abbastanza bene.

La depressione causa, nei soli Stati Uniti, una perdita di produttività annuale compresa tra i 30 e i 44 miliardi di dollari. Cifre impressionanti che giustificano le recenti iniziative prese da alcune imprese di provvedere alla salute psicologica dei propri dipendenti. Verrebbe quasi da dire che, se lavorare deprime, conviene non farlo, purtroppo il rapporto mostra che la percentuale di individui soggetti a depressione tra i lavoratori part-time si aggira intorno al 9,3 per cento mentre quella tra i disoccupati si attesta ben al 12,7 per cento.

Fonte: The National Survey on Drug Use and Health Report