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Versione completa: BLA BLA BLA.
Ilsolenellavita > Ilsolenellavita > In...libertà
Verza
Sopra un grattacielo. Sembrava davvero di poter accarezzare il profilo del cielo e delle nuvole. E invece guardava per gettarsi giù. Sembrava davvero potesse dominare il mondo. E invece, dall’alto guardava gli uomini come formiche in quel frenetico giovedì. Vedeva le macchine piccole come modellini. Colorati. Avrebbe voluto dare un occhio al tramonto al di là del cielo. E invece solo formiche laboriose e uomini di latta. Come l’angelo invisibile dalla voce metallica. Come il volto che non riusciva a comunicare. Bé, avrebbe voluto dirlo. Avrebbe voluto disegnarlo. Ma non sapeva disegnare i volti. Né le rose. Né le spine. Avrebbe voluto vedere un atomo. Avrebbe voluto assaporare un brandello infinitesimale di realtà. Skyscreapers. Grattacieli. Come tante piccole torri di babele. Senza sacerdoti. Senza incensi e soprattutto senza stelle. Senza iniziati e iniziatori. La vita e la morte. Dicono che faccia parte della vita. “Capita.” Oppure: “Succede”. Oppure ancora: “Così è.” Lo ripeteva spesso. E’ quello che si dice quando non c’è molto da aggiungere. Quando il calcolo dei dadi più non torna. Quando il volto di Montale si affievolisce e nessuno tiene quel dannato filo dall’altra parte. Quando la mente s’addipana. Ma infine cosa avrebbero dovuto ricordare? Cosa avrebbero dovuto dire? “Capita”. “Succede”. “E’ la vita”. “C’est tout mon ami”. Forse in francese rende meglio l’idea. Forse. “ Come va?” e bla, bla bla. Un melting pot che cuce frammenti di risposte. Un parolio e un parolare confuso. Scricchiolante in fondo al dorso di una chiave di violino. Forse era la chiave di volta dell’ultimo cielo di Hitcock. O come diavolo si dice, come diavolo si scrive. Che orrore! Che imprecisione! Che lordura! Una pentola a pressione che non contiene altro che vapori odorosi di corpi incastrati tra le lamiere dell’universo. “giovine, che sta a fare da lassù? Le gusta il panorama?” Prenditi un cazzotto nello stomaco. Prenditi una pillola e un’altra e un’altra ancora. “E’ la vita, mon ami”. E scivola scivola ancora il cielo e il sole lo insegue. Quale traguardo vuole raggiungere? In quale mare si vuole bagnare? Non è stanco il cielo di somigliare così tanto a se stesso? Non avrà le suole consunte? Il mattino quando si sveglia, il sole non sarà stanco come ero stanco io? Non avrà l’alito fetido e la mente annebbiata come se si fosse preso una sbronza? Per fortuna che non amo gli eccessi. Già. Così dicono. Un buco nella maglia. Se guardo la sua t-shirt vedo un buco. Forse è stata la cicca della sigaretta. O forse dei tarli voraci che non si sono accontentati di rodergli il cuore. Io o tu? Tu o lui? Forse. Peut etre. “Comment ça va?” Vattene a fanculo Sartre. In nome di tutti gli esistenzialisti io brucio il libro nero dell’essere. Black notes su Block notes. Mangia del pane e della nutella. Uccidiamo pure James Joyce. Uccidiamo le scimmie urlatrici e prendiamocela con Pirandello. Prendiamocela con uno che non è nessuno, ma che vuole essere centomila. Prendiamocela con le roulette rousse. Prendiamocela con i fucili. E con quelli che parlano, parlano, parlano ma non dicono niente. Mai niente. Una pulce e un pidocchio. Un pinocchio con la raucedine e la gamba in osso di mammut. Avrei voluto farla una scultura con l’osso di mammut. Con una zanna. Colleoni aveva tre palle. Le mie sono solo due ma mi scendono a terra. Così ho cambiato sesso e mi sono posto in essere. Mi sono posato tra le casse in un concerto di primavera. Ho pensato tanto a lui. Più di quanto non volessi.
L. mi guarda e mi sussurra: “Hai capito cosa intendevo fare?” “Hai capito perché mi nascondevo davanti ai tuoi occhi?” E io penso ad alta voce. Per salvare quelli che saranno. Per salvare quelli che sono. Prendo un sottomarino e lo trasformo in una gondola. Ma non sono a Venezia. I tuoi turpiloqui. Tsè. Meglio il silenzio. E’ più dignitoso. Hai capito dove voglio andare? Hai capito cosa voglio fare? Coraggio dimmelo. Voglio abitare su un obelisco. Voglio intrecciare fiori d’arancio. E voglio una tomba piena di iris e rose bianche. Voglio una morte piena di coccinelle. Nere con le macchie rosse e rosse con le macchie nere. Voglio un topolino color amaranto. Voglio vedere come è fatto un foglio bianco. Voglio spingere sull’acceleratore. Voglio vedere che faccia hai davvero.
Verza
Vorrei ricordare quel dannatissimo nome. Vorrei ricordare qualcosa di diverso oltre alle lenti appoggiate sul naso e i capelli biondi. Forse avrebbe dovuto occuparsi di oreficeria. Per fortuna ci sono nomi che non conosco.
M@D
Coldplay - Viva La Vida

Io dominavo il mondo
le maree si alzavano quando lo ordinavo
adesso al mattino spazzo da solo
spazzo le strade che una volta possedevo
io tiravo i dadi
vedevo la paura negli occhi dei miei nemici
sentivo la folla cantare
“adesso il vecchio re è morto! lunga vita al re!”
un momento tenevo le chiavi
subito dopo mi rinchiudevano fra quattro mura
ed ho scoperto che i miei castelli avevano fondamenta di sabbia, colonne di sabbia
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
Una volta lo sai che non c’era mai una parola onesta, mai
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
Ed il dannato selvaggio vento
ha buttato giù le porte per farmi entrare.
Finestre infrante ed il suono dei tamburi
la gente non credeva a ciò che ero divenuto
i rivoluzionari volevano
la mia testa su un piatto d’argento
Solo un pupazzo con un unico filo
chi mai vorrebbe essere un re?
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
Verza
Forse c'è un filo invisibile tra tutti i folli e tutti i saggi della terra. Forse l'abbiamo intessuta noi quella tela ricamata ma la guardiamo dal dietro. Forse è quel filo. Forse siamo noi la trama, gli intessitori del cielo e delle stelle. Del giorno e della notte. Del senso e della disperazione. Forse.
"Chi lo sa se son io il pittore del mondo?"
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