Ieri ho porato mio padre via da un lager. Luci spenti alle 7 di mattina. Non c'è nessuno nel reparto. Urla di vecchietti tagliano l'aria, satura dell'odore di feci, urina e ferite in gangrena. Chiamano "infermiere" che non ci sono. Non c'è nessuno lì in quei luoghi se non il destino col suo fascinoso e deleterio manto di magia e terrore.
L'ho preso in braccio di forza e l'ho portato a casa. Mentre lo trasportavo non capiva nemmeno chi fossi. Muoveva le mani nel vuoto in modo scoordinato. La barba lunga....bianca. I passi interrotti dal suono della dentiera che gli cade di bocca per via dell'eccessivo deperimento. Sono giorni e giorni che rifiuta il cibo.
Non posso nemmeno fermarmi per raccoglierla. Sono solo e non so dove appoggiarlo. Sento che trema dal freddo, sento la sua paura di morire scorrermi nel sangue. Piango perchè è seminudo cosparso di piaghe da decubito. Ripenso alla sua grandezza, alla sua dignità andata persa....lui un leone un tempo, ora una larva dal respiro affannoso e dal cuore lacerato da una vita piena di sofferenze. Orfano dalla nascita, la guerra, il carcere, la perdita di una figlia ed altre cose.
Mi tiene stretto ed i suoi due occhietti blu lucidi si fanno spazio in questo inferno dei vivi.
Sento le gambe che mi tremano in un tempo che ormai si è fermato e che si è affacciato su quel vuoto che mi porto dentro da sempre.
papà ti prego muori presto perchè ti amo e quando ti stringo tra le mia braccia sembri scomparire nella mia disperazione...ho paura di riaprirle e di non trovare più nessuno di noi due.
http://www.youtube.com/watch?v=PMAB3r6EjcM