Situazione che mi ha portato a dover ripercorrere, mio malgrado, il percorso che mi ero creata, per fuggire dal "mostro". Ma ripercorrerlo al contrario. Di nuovo. Al contrario.
Il mio mostro si chiama "tachicardia" e questo nome riecheggia minaccioso nella mia mente. Minaccioso e pungente. Perchè mi ha riportato al punto di partenza, al punto in cui uscire da sola e fare una commissione era per me un'utopia. Perchè sarebbe potuto ricomparire senza avere il benchè minimo buon senso di avvertirmi, almeno un minuto prima, per darmi la possibilità di scappare da quel luogo, di rifugiarmi in un posto piu' tranquillo...
Ho vissuto gli ultimi quattro anni dei miei 26, combattendo col mio mostro crudele, cercando di sforzarmi di andare al supermercato, in banca, dal commercialista... E quando il mio cuore cominciava a pulsare assai piu' velocemente, e le gambe mi tremavano, e cominciavo a sudar freddo, mi autoconvincevo che dovevo non badare, dovevo superare, dovevo vincere. E vincevo. Ci stavo malissimo, ma vincevo. Quante battaglie contro me stessa ho vinto in questi quattro anni!!!!
E proprio mentre mi ripetevo che ormai ero forte, che ormai avevo acquisito una certa determinazione e sicurezza, eccolo, il mio mostro, ripresentarsi piu' minaccioso che mai, l'altro giorno, mentre attendevo il mio turno dal medico per un banale raffreddore. E di li' la corsa al pronto soccorso, per far calmare quel mio cuore impazzito, improvvisamente.
Poi il ritorno al buio, ma ad un buio - lo sento- meno pesto, un buio con una fessura di luce, piccola, quasi impercettibile, ma pur sempre di luce.
Adesso son qui, a casa, con la paura di dover imbattermi nuovamente in quel mostro che credevo sepolto e la cui natura credevo comunque gestibile, con la consapevolezza assoluta che possiamo monitorarne gli effetti, visto che "lui", prima di ricomparire, ci lancia continui messaggi. Sono qui e vorrei modermi le mani, perchè ho dato tutta me stessa per evitare di dover pernsare a queste cose, perchè lentamente stavo superando le mie paure e lentamente avrei dovuto superarne ancora tante altre, come quella di mettermi al volante e guidare. Ecco: la paura che la tachicardia possa assalirmi mentre sono in auto è forte. Anche perchè già il fatto stesso di mettermi al volante, mi mette ansia.
Spesso mi chiedo: "Ma perchè mi prende? E' forse il mio "io" che vuole parlarmi, che vuole dirmi che è stanco di essere ignorato?" E sola mi rispondo: "Devo imparare ad ascoltarmi di piu', a piangere di piu', a vivere di piu'.."
In questo momento mi sento vinta dal mostro, ma so che ha vinto solo una battaglia e soprattutto so che non è giusto imputargli la vittoria di una guerra che non merita. Sono consapevole, inoltre, che si è aperto un bivio, in questo mio percorso, e so che una delle due strade che mi compaiono davanti, mi riporta alla partenza. Devo percorrere l'altra, quella della perseveranza, perchè è questo che voglio, con tutta me stessa.
Adesso mi propongo di uscire di casa, con calma, e riprendere in mano la mia vita. Con calma... Mi iscrivero' a un corso di pilates per imparare a respirare e ad agire...con calma.
Il mio obiettivo adesso non è la corsa affannata alla felicità, ma riuscire a ritrovare la pace con me stessa e soprattutto trovare un patto, un'alleanza, un accordo con il mio mostro...
Dopo questo sfogo, vorrei che sapeste tutti che sono lieta di essere tra voi e che sarebbe bello se qualcuno che ha già vissuto una situazione analoga alla mia, potesse raccontarmi di sè, del suo percorso ritrovato, del suo bivio svincolato.
Un caldo abbraccio a tutti.
Shaila