azzurra
Nov 10 2007, 09:16 PM
Io non racconto mai i particolari dell'uomodella quercia. Racconto talvolta il dopo, riconosco i movimenti intravisti dalla finestra dento le altre stanze così come loro riconoscono i miei, ho centoenua metafore e le racconto. Ma, di me e lui, non parlo. E mi è venuto in mente ieri, rileggendo per la quinta volta L'ora delle streghe, della Rice. Che non è un capolavoro della letteratura e soprattutto non è il mio genere. L'ho letto per la prima volta in uno di quei giorni di agosto in cui in libreria non esce niente e l'astinenza ti fa fare cose turpi tipo comeprare un libro con un titolo così. E non sapei dire a parole cosa cè in quel libro che mi incatena e che mi quieta ogni volta che lo leggo. Questo demone tramandato da madre in figlia, questo amore atroce che lega ogni donna al suo carnefice e lui alla sua vittima...questo? Il segreto. E' una forma di fedeltà , il segreto?
Azzurra
Marina
Nov 11 2007, 10:25 AM
L'uomo non è fatto per stare da solo, però non sa come stare con gli altri. Uno dei legami più forti è quello della storia, così gli uomini religiosi ritengono di custodire la storia dell'umanità, gli studiosi la storia delle culture, i nazionalisti la storia delle nazioni, i gruppi la storia familiare, gli uomini la loro storia personale. Eppure, il potere di una storia non è quello di doverne condividerne o custodirne una, ma
quello secondo il quale ogni storia genera una storia che genera un'altra storia.
Si dice che le donne non sanno mantenere i segreti, non esiste bugia più grande, perchè le storie nascono proprio quando un segreto incontra una donna.
Sto scivolando troppo nella metafora, sto diventando incomprensibile.
Quel libro vibra dentro, non per la storia che racconta ma per il segreto che porta: non è la strega ad aver bisogno del demone. Il segreto non è soltanto una forma di fedeltà è l'anima stessa della storia e quando viene svelato non cessa il suo potere, ma si trasforma in un nuovo segreto, quello per cui è il demone che ha bisogno della strega, per esistere, è questo il bisogno più grande.
Marina
Nov 12 2007, 09:09 AM
Questo procedere di me stessa è così diverso che spesso, forse troppo, quando mi fermo, mi chiedo chi me lo fa fare. Il leit motive della mia vita è che, sin da ragazzina, io penso, ripenso e penso ancora, non c'è mai stato un momento, un aspetto, un istante, che io non abbia ritenuto meritevole d'attenzione o sottoposto ad analisi improbabili. E, adesso, è come se avessi dato una motosega in mano ad una bambina. La mia parte professionale pensa per mestiere, ma non lo fa solo come "mestiere" ed ogni volta, appena mi fermo, la somma di questi -modi di vedere- vanno in mano alla pf. Visualizzo la vita delle persone come un filo dove ho chiaro l'inizio e la direzione. Di questo filo sento i nodi e sento, senza nemmeno il dubbio di poter sbagliare, il quando, il come, il perchè di quella deviazione. Il mio lavoro è facile. Sciolto quel nodo il filo torna alla sua direzione originaria, oppure, al massimo, si fa un'altro nodo che la restituisca. Su me stessa non posso farlo, come risulterebbe inutile alle file di ragazzini che mi passano davanti. Quel filo non si è storto, si è rotto e non c'è modo di ripararlo, perchè anche la riparazione sarebbe un nodo improprio. Sono incerta nel definire se il segreto sia l'accadimento o il danno che ne è seguito.
Marina
Nov 12 2007, 12:13 PM
C'è un'assoluta verità in quello che mi hai detto, Lella, il contenitore è fatto della stessa materia del contenuto ed è il contenuto stesso che lo ripara. E' un'esigenza logica. Detto banalmente, non puoi contenere l'amore se non hai l'amore da contenere e come per l'amore per tutte le possibili combinazioni. C'è una riflessione più difficile che cerco di fare e se la faccio non so nemmeno dove sto sconfinando...cmq.
Riprendo proprio i fili dell'aquilone.
Ero arrivata a capire che le emozioni erano primarie rispetto ai pensieri, perchè io posso pensare sugli altri, in quel caso eravate voi, ma se penso su me stessa mi inganno. Ciò che fornisce energia al pensiero è l'emozione, proprio per questo se l'oggetto del pensare (io) coincide con il soggetto del pensare (sempre io), mi inganno, lasciandomi sentimenti visibili e sentimenti invisibili. Quante volte ci siamo dette reciprocamente cose lasciandoci la sensazione che l'altra ci leggesse dentro? La sensazione di "nudità" era stata la più forte da dover tollerare, anche simbolicamente. Ma questa non è "magia" è un discorso di prospettive. Una gamma intera del mio sentire è a me invisibile, per semplice difesa, è questo l'inganno fondamentale, per me ma non per voi, per ciascuna di noi ma non per l'altra. Ci inganniamo personalmente, ma non ci inganniamo a vicenda, perchè quell'invisibile è visibile alle altre.
Il parlare serve sempre e solo a quello, svela l'inganno, il proprio..
Sono anni che ripeto che non posso contenere, che sono morta. E' ridicolo che, proprio io, sia cieca alla simbologia di ciò che affermo. Piuttosto, come si fa a ritornare ai propri inganni, prima che le mie verità mi annientino..
azzurra
Nov 12 2007, 08:58 PM
Dolores, quando le sue verità le danzano attorno e sono così vicine da poterla sfiorare, impazzisce. Torna là, dovunque sia quel là, che io non conosco. E non conosco nemmeno quei fantasmi di verità che ogni tanto allungano le mani verso di lei, se non come lampi indistinti di tradimenti osceni, di figli strappati in mille e mille modi ancora, di dolore, solo dolore.
E Nadia con i suoi bambini immaginari, Igor e Veronica, trovati in uno dei suoi voli dal quinto piano, racchiusi per sempre in tutti i suoi scialli e sciarpe e gioielli, imprigionati lì dentro, ovunque sia quel dentro, ma per sempre assieme a lei.
A volte il dolore annienta, e non lo so se questo è il temrine giusto Mari, ma di sicuro ti porta in un luogo dove ci sono gli elenchi infiniti di Marco e l'angelo che perdona alle 11 di Ivano. Contenitori con forme bizzarre e sconosciute, che quasi non riconosciamo più neppure come tali, dove le parole sono suoni, solo suoni. E se per un attimo entri, no, sbirci in quei contenitori...tutto rimbomba. Vecchie e nuove parole si rincorrono senza tregua, rimbalzano contro le pareti. Non c'è modo di riordinare passato e presente, mai. Non c'è modo di rammendare, cucire, riannodare.
E allora ti prendi il tuo cuore in mano e gli parli e gli dici che non ha importanza come sia, come sia stato, come sia diventato. Gli dici che ha ancora parole, che non è ancora stato annientato e che significa che vivrà. Non fosse altro che per dire alla mamma di marco, quando torno a casa la sera, il tuo bambino aveva qualcuno, oggi.
Vestitoviola
Nov 13 2007, 12:55 AM
... :)
che bello vedere la cds attraverso i tuoi occhi.
Marina
Nov 13 2007, 09:50 PM
Non so se mi abbia più colpita il parlarti ieri o il leggerti stamattina. Sei la cosa più simile ad una madre ed ho saputo sempre, sin dall'inizio, cosa volevi che io avessi di loro, lo vedevo già, lo trasporti dentro. Ho pensato molto, non che me lo potessi permettere, ma l'ho comunque fatto.
Se dovessimo immaginare un uomo che vive in un mondo bidimensionale, per ingabbiarlo lo dovremo mettere dentro un cubo. Non si renderebbe nemmeno conto di essere in trappola, non ne avrebbe percezione, perchè, nel suo mondo, non esisterebbe il sopra o il sotto. Io vivo in un mondo tridimensionale ma, in un'esistenza dove non conta la geometria euclidea, per ingabbiare me basta il tempo.
Lui ha tre anni e mezzo, il viso simile a quello di mia sorella, gli occhi scuri ..come lui, ma più caldi, i capelli sono come i miei. Anche se ha imparato a parlare da pochi anni, adesso, ha un vocabolario ricco, esprime in modo semplice ma chiaro, ciò che prova o che vuole e, a volte, di notte lo arrivo a sentire. E' un maschio e spesso lo vedo giocare con i suoi cani e i suoi gatti e, soprattutto, non piange mai. So già che, in ogni giorno della mia vita, ne vedrò l'evoluzione, lo vedrò andare la prima volta all'asilo e poi a scuola, vivrò i suoi 16 anni e quando finita l'adolescenza diventerà un uomo, lo vedrò proseguire nella sua vita finchè non invecchierò e, finalmente, arriverà il momento dove realmente potrò cullarmelo, se questo desiderio non diventa così forte da costringermi prima. In questa parte del mio mondo, solo mio, non conta il tempo, non lo percepisco, perchè qui non esiste un avanti ed un indietro. A volte penso che la mia sanità mentale sia una gabbia cognitiva che non mi permette di vedere quello che non c'è, ma queste strutture mentali sono preesistenti alla mia volontà e, per quanta pressione faccia, non si piegano.
azzurra
Nov 15 2007, 10:24 AM
A 7 anni ho smesso di giocare ed ho sostituito i giochi con i rituali, senza per altro che all'esterno si notasse molto il cambiamento. Molti di questi me li sono portati appresso fino ad ora, in virtù del fatto che abbandonare qualcosa che ti ha salvato la vita mi è sempre parso un comportamento sciocco, oltre che ingrato. Molti anni dopo la signora mi ha detto che questi rituali erano incredibilmente sofisticati per appartenere ad una bambina di così pochi anni, ma dovevano contenere una realtà anch'essa troppo complessa per una bambina di 7 anni, penso io, e quindi è naturale che non potessero essere semplici. La differenza tra gioco ed ossessione, tra realtà ed ossessione, non è così limpida, e soprattutto non è così scontato quale delle due ti salverà la vita. Detesto le perosne ingrate, quelle che si girano a guardare ciò che sono state, ciò che li ha nutriti e protetti quando nient'altro lo faceva, e li chiamano con disprezzo errori. Tutto è un errore, il giorno dopo, perfino quel vestitino che in negozio pareva così delizioso. E niente è un errore, mai, se lo guardiamo con gli occhi della compassione. E si può vivere in due tempi diversi e paralleli mari, e lo posso dire perchè qui mi conoscete, sapete che non intendo nulla di nemmeno lontanamente new age. Sono i tempi che abbiamo dentro e quello che di goni tmepo non è morto. Gli dobbiamo fedeltà e riconoscenza e cura, ma non ci ha mai chiesto, mai, di non vivere accanto a qualcos'altro.
Azzu
Marina
Nov 15 2007, 01:42 PM
Si, azzu, finchè sono paralleli ci si può convivere, perchè finchè l'uno non implica l'esclusione o, peggio, la dimenticanza dell'altro, ci si può convivere.
Sai, io, adesso, ho chiaro il significato stesso del dolore. Mi hai fatto un favore immenso quando ne hai parlato come un evento che si contorce dentro finchè non trova il suo posto, perchè _è_ questo. Quando vedi qualcosa, oltre la nebbia, ne definisci contorni e suoni, quando gli dai un nome, poi non ti fa più paura. Forse anche questo è il fine del rituale, perchè ti consente di controllare l'incontrollabile e, quindi, di non temerlo più. In ogni caso, sono sempre stata fissata con il dare i nomi alle cose, quando gli dai un unico significato (semplice o complesso che sia) lo svuoti dell'incontrollabilità. E' accaduto per ogni nome che abbiamo dato alle diverse esperienze della nostra vita, sia quelle relative alla dimensione stessa di questo posto, sia quelle che si sono evolute in altre forme, tempi, in altre esperienze, ma che, molte, si sono sempre originate da qui.
Abbiamo dato nomi simbolici ma che hanno lasciato inalterato il significante- concezioni positive e negative-: la pf, il tempo, la fedeltà, la lealtà, la "vittima", il piagnucolare, l'abbandono, la perdita, la casa e le sue stanze, ecc.
Apri questo post dicendo che non hai mai parlato dell'uomodellaquercia e sai bene cosa ti direi io: siediti e fallo tanto non ti lascio cadere, siedi e fallo perchè è l'unico modo che esiste per snodarlo e far sì che non sia più "solo" dentro, oltre mille altri motivi che non so spiegare.
Ha, anche, ragione Emi che, mi perdonerà ma devo dirlo, quando afferma che il linguaggio qui è diverso, che non è il linguaggio del "reale" del "concreto", ma è quello più interiore, quel boato più sordo e profondo.
Però, io parlo di dare i nomi alle cose e tu lo sai bene quanto io creda fermamente in questo, ma per alcune cose non posso più farlo, perchè quei nomi non ci sono più. Ho spazzato via intere cose per poter mettere il posto ad una culla ed per il fatto che sia rimasta vuota non posso nemmeno provare rabbia, perchè anche quella l'ho buttata via. Finchè le cose restano parallele...ma quando si intersecano si confonde tutto. Ed anche a lui il nome non sono arrivata a darglielo.
Vabbè và, mi sta che sto esagerando. Sembra che non aspettassi altro che si riedificasse "casa", uff. Ho dimenticato il termine "pietosa" nella lista :/
Amarillide
Nov 15 2007, 03:19 PM
Marina smettila di contenerti, lasciati contenere.
Era in tutte noi il bisogno che "casa" venisse riedificata ed è in questa casa l'unico luogo in cui puoi riprendere questa parte di te e arrivare a dargli un nome.
A nessun altro posto, nè ad altre mani te lo lascerei affidare, se non a queste.
:*
azzurra
Nov 15 2007, 06:42 PM
Tu lo sai Marina che io condivo con te questo bisogno di dare un nome alle cose. La convinzione che sia l'unica maniera non solo o non tanto per controllarle, ma perfino per amarle. Però non so se sempre si possa. Forse ci sono cose che dentro di noi debbono rimanere così, indicibili, perchè non esiste una lingua che abbia le parole. Ci sono cose che, se non dette, uccidono. Ma altre e rare che possono vivere nell'angolo più vicino al nostro cuore e diventare una piccola fiamma che non lambisce nient'altro, ma che ci riscalda. Lo so che non è facile. Ti ricordi Mari all'inzio, su Aquilone? Quando ci stupivamo un po' che, come ha detto Emi, non servisse il linguaggio del reale, del concreto, come ci stupivamo che le metafore delle altre fossero così trasparenti per ognuna di noi? Ecco, anche per chi ha lasciato una culla vuota è la stessa cosa che per le pf. Potrei raccontarti molte "follie" e le riconosceresti. Se sapessi che possono servirti le scriverei anche qui, una ad una. Magari lo farò, o lo faremo. Ma credimi, niente è stato spazzato via. Solo i soldati che irrompono nelle case spazzano via Mari, ma mai gli amori, di qualunqe natura siano, qualunque nome assumano. Se sono amori veri (ed il tuo per quella culla lo è stato) creano posti dentro di noi, posti dove un giorno ci saranno altre cose. Non è facile da credere, lo so. Perchè siamo esseri umani, abbiamo mani, occhi, braccia...e quando rimangono vuoti tutto il resto sembra un cumulo di scempiaggini melense e consolatorie. Perchè chi non possiamo toccare manca. Ma (e questo è solo un pensiero mio Mari, ed un pensiero laico, come direbbe il prof) dobbiamo qualcosa anche a chi manca. Ed è riconoscergli la materia di cui è fatto il nostro contenitore.
Azzu
Maky
Nov 21 2007, 12:20 PM
;)Mi ricordo ancora quando me lo hai consigliato quel libro Azzu e forse capisco anche il perchè lo hai fatto.
La violenza interna e dell'anima , così indissolubile , che il demone compie sulle figlie e sulle figlie delle figlie e qualcosa che dopotutto amano.
Le donne che si susseguono nei racconti amano nel profondo Lasher ( mi pare), lo amano perchè lui le ama in modo viscerale e non umano, non reale , non vero ma profondo.
Quelle donne lo odiano così profondamente che per loro e' vero amore. Non puoi odiare qualcuno per una vita intera se non lo ami. Secondo me non esiste odio senza amore.
Ma non parlo di un'amore nel senso positivo e classico del termine.
Parlo di un'amore che solo verso il tuo carnefice puoi avere,solo la persona che ti e' dentro , le parti di te che tocca , le parti di te che è.
Lasher è con loro come un'ombra che rimane sotto le piante dei piedi e non c'e' nulla da fare , non puoi non averla e crearla perchè fa parte di te e se anche ti tagli i piedi avrai quell'ombra sotto i moncherini delle tue gambe.
Ecco cosa è lasher per le figlie , è il loro profondo odio e amore , carnale e mentale , il loro sangue che le protegge e le ama e nel farlo non le rende libere.
Marina
Nov 22 2007, 03:51 PM
Ciao maky :** interessante il discorso sul libro, l'ho letto anch'io ed è un libro che appassiona.. però.. ehmm
Maky
Nov 22 2007, 06:23 PM
Il mio leggerci alcune cose nn era riferito al perchè me lo ha consigliato azzu eh....eumn era una frase a parte....
eumn cosa? a me ha dato questa impressione...
Marina
Nov 22 2007, 09:08 PM
Ma mica pensavo al fatto che te lo avesse consigliato azzu : ) cmq ha dato la stessa impressione anche a me, mi è venuta voglia di rileggerlo.
Maky
Nov 22 2007, 09:54 PM
mari nn ho capito l'ehmn ;_; ho detto cose che dovevo tacere? arrivo e faccio danni?? ;_______; no ve? anf. anf.
Marina
Nov 22 2007, 10:43 PM
Kiki, no

che dici? Io sono così felice di vederti qui...Non fai danni scema. Invece, senti, mi dispiace per quell' "ehm" lasciato in sospeso, è solo difficile dire certe cose. Premesso che tu non devi tacere mai, è solo che la tua frase...La violenza interna e dell'anima , così indissolubile ecc. ...in me è continuata dentro. Lo sai che questo posto è un pò così, rimbomba. Ma davvero kiki, non devi tacere e siccome non sapevo come dirlo l'ho lasciato in sospeso, forse creando però più danni così

mi dispiace un mondo averti fatto venire sti dubbi. Sono felice di vederti :*****
Maky
Nov 23 2007, 10:39 AM
Si hai ragione...stavolta sono stata ingenua e sciocca e nn dovevo permettermelo..
Non ho ponderato bene le parole , che qui sono cera bollente , ma ho espresso l'impressione in modo diretto.
Sono felice di esserci anche io tesoro.
Finalmente un luogo che puo' diventare caro.........
Marina
Nov 23 2007, 01:31 PM
E' vero, le parole qui sono davvero simili alla cera bollente, però non ricordo una sola occasione nella quale tu sia stata sciocca. Piccola si, ingenua pure, cucciola casomai, ma sciocca proprio non lo ricordo

** tvb kiki
Maky
Nov 23 2007, 05:52 PM
anche io :***