Terapia del dolore, nuova legge lontana
fonte Corriere della Sera

L'aspettano in decine di migliaia, ma questa legge non arriva. Parliamo della norma che dovrà rendere finalmente più semplice la prescrizione dei farmaci anti-dolore più efficaci, quelli a base di oppiacei, che anche a causa delle restrizioni in materia di stupefacenti restano gravemente sotto-utilizzati nel nostro Paese.

A rinnovare ancora una volta la denuncia è Furio Zucco, presidente della Società Italiana per le Cure Palliative - SICP, alla vigilia del congresso nazionale dell’associazione (dal 13 al 16 novembre a Perugia): «I medicinali a base di morfina - spiega - sono fondamentali per controllare la sofferenza dei malati affetti da dolore cronico per patologie muscoloscheletriche, neuropatiche, vascolari e oncologiche. Nonostante gli sforzi fatti, anche dalla SICP, per agevolare la prescrizione di oppiacei, l’Italia è ancora agli ultimi posti in Europa nel loro utilizzo».

La possibilità di adottare il ricettario normale del Servizio Sanitario Nazionale da parte dei medici di famiglia e degli specialisti, aggiunge Zucco, con l’abolizione dell’obbligo d’uso del ricettario speciale per gli stupefacenti, è un passo indispensabile in questa direzione. Oggi, infatti, serve un apposito ricettario che i medici di base, cioè coloro che più di frequente devono (o dovrebbero) compilare la prescrizione, raramente richiedono. Ma solo di recente la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha dato parere positivo al disegno di legge sulla semplificazione della prescrizione, presentato dal ministro della salute Livia Turco più di dieci mesi fa, il 17 Gennaio 2007. E ora il provvedimento dovrà essere inserito nel dibattito parlamentare, perché si arrivi alla sua approvazione. Ma l’iter al Senato, già intasato dalla discussione sulla legge Finanziaria e su moltissimi altri disegni di legge, sarà tutt’altro che rapido.

In Italia ogni anno il dolore rappresenta un sintomo importante per un numero di pazienti che, solo in oncologia, varia dai 30 ai 70mila al momento della diagnosi, per arrivare agli oltre 100mila nella fase terminale: un problema che, in media, tende ad aggravarsi con il progredire della malattia, toccando anche l’80 per cento dei pazienti con un tumore in fase avanzata. In base allo studio Epic (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), condotto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) in dodici Paesi europei ed esteso a 4.824 pazienti oncologici, di cui 457 italiani, il dolore risulta il primo sintomo che spinge il paziente a rivolgersi al medico. Tuttavia le terapie sono spesso inadeguate e nel 66 per cento dei casi il dolore impedisce di condurre una vita normale, ostacolando anche semplici attività quotidiane e influenzando negativamente la vita familiare.

Ma non ci sono solo i farmaci. Per i malati particolarmente gravi una risorsa fondamentale sono gli hospice, le strutture di ricovero ad hoc, che rappresentano un altro punto dolente per la sanità italiana. I passi avanti ci sono stati, dato che rispetto alle appena 20 strutture di ricovero per malati terminali presenti in Italia nel 2002 (secondo i dati raccolti dalla SICP nella prima rilevazione ufficiale, aggiornata al dicembre 2006), oggi gli hospice sono diventati 114, per un totale di 1.229 posti letto. Ma ne servirebbe il triplo, per soddisfare le attuali richieste. E dietro alla crescita numerica si nascondono in realtà le difficoltà per le Regioni nel reperire le risorse necessarie, in particolare il personale per accudire i ricoverati.

Eppure la legge 39 nel 1999, oltre 8 anni fa, ha messo a disposizione delle Regioni circa 206 milioni di euro per la realizzazione di 188 hospice, e l’ultima Finanziaria, approvata nel dicembre 2006, ha aggiunto altri 100 milioni di euro. Fondi fino ad oggi inutilizzati. «Manca un “modello nazionale” per lo sviluppo della rete di cure palliative, che integri gli hospice e l’assistenza domiciliare – spiega Zucco. - Ogni regione ha un suo modello, alcune addirittura più di uno, il che crea una certa confusione. Inoltre, la lentezza dei lavori è in gran parte dovuta alla mancanza di personale specializzato (infermieri, medici, operatori socio-sanitari, psicologi) che operi nelle strutture. Un problema che va risolto alla base, perché non esiste ancora una specializzazione universitaria in “cure palliative” e questo costituisce di per sé un limite, sia per reclutare persone qualificate che per accedere ai concorsi organizzati dalle strutture pubbliche».


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titolo: Terapia del dolore, nuova legge lontana
fonte: Corriere della Sera (http://www.corriere.it)
data di pubblicazione: 13/11/2007