Aiuto - Cerca - Utenti - Calendario
Versione completa: CINEMA_TEATRO antonin artaud
Ilsolenellavita > Ilsolenellavita > Ilsolenellavita
Pagine: 1, 2
sele
SE ra da Se le... eccoci di nuovo sui fotogrammi in movimento del cinema d'autore.

Iniziamo questa settimana, con una grande retrospettiva sul cinema cecoslovacco degli anni sessanta, con film di autori importanti, come Vera Chytilová, Juraj Jakubisko, Zdenec Kopác e Jan Nemec, che parteciparono al Nová Vlna (nuova onda), movimento cinematografico che preannuncia e per certi versi prepara la primavera di Praga con i due documentari di interesse artistico e culturale di Zdenec Kopác – Dvojí proces (Doppio processo, 1962) e Úzkost (Angoscia, 1966) e il film Déšt (Pioggia,1965) di Juraj Jakubisko.

Maoggi, iniziamo questa retrospettiva sul cinema cecoslovacco, con Le margheritine di Vera Chytilová
http://www.youtube.com/watch?v=3WVSYwVKmVs

Buona visione!
sele
QUOTE (sele @ Feb 11 2008, 06:35 PM) *
SE ra da Se le... eccoci di nuovo sui fotogrammi in movimento del cinema d'autore.

Iniziamo questa settimana, con una grande retrospettiva sul cinema cecoslovacco degli anni sessanta, con film di autori importanti, come Vera Chytilová, Juraj Jakubisko, Zdenec Kopác e Jan Nemec, che parteciparono al Nová Vlna (nuova onda), movimento cinematografico che preannuncia e per certi versi prepara la primavera di Praga con i due documentari di interesse artistico e culturale di Zdenec Kopác – Dvojí proces (Doppio processo, 1962) e Úzkost (Angoscia, 1966) e il film Déšt (Pioggia,1965) di Juraj Jakubisko.

Ma oggi, iniziamo questa retrospettiva sul cinema cecoslovacco, con Le margheritine di Vera Chytilová
http://www.youtube.com/watch?v=3WVSYwVKmVs

Buona visione!
sele
Antonin Artaud http://youtube.com/watch?v=qOztBCwUv-g

Antonin Artaud (Marsiglia, 4 settembre 1896 – Parigi, 4 marzo 1948) è stato un commediografo, attore teatrale, scrittore e regista teatrale francese.

Nel libro Il Teatro e il suo Doppio, Artaud espresse la sua ammirazione verso le forme orientali di teatro, in particolare quello balinese. Ammirava di esso la fisicità ritualizzata e codificata della danza, e promulgò quello che definì un "Teatro della Crudeltà". Per crudeltà non intendeva sadismo, o causare dolore, ma piuttosto una violenta, fisica determinazione di scuotere la falsa realtà che, diceva, si stende come un lenzuolo sulle nostre percezioni. Credeva che il testo fosse stato un tiranno sul significato, e in sua vece spingeva per un teatro fatto di un unico linguaggio, a metà strada tra gesto e pensiero. Credeva anche che le attività sessuali, inclusa la masturbazione, fossero dannose al processo creativo e dovessero essere evitate se si voleva aspirare a raggiungere un traguardo di purezza nell'arte.

Antonin Artaud descriveva lo spirituale in termini fisici, e credeva che tutta l'espressione fosse una espressione fisica nello spazio. Nonostante incitasse una sorta di "terapia sociale" attraverso il teatro, Artaud venne internato per qualche periodo di tempo perché considerato "folle".

Antoine Marie Joseph Artaud nacque a Marsiglia il 4 Settembre 1896. Morì a Parigi nel 1948. Antonin è un diminutivo di Antoine, e fu uno di una lunga lista di nomi che Artaud assunse durante la sua vita. Nonostante sua madre avesse avuto molti figli, solo un fratello ed una sorella sopravvissero all'infanzia.

All'età di quattro anni, Antonin soffrì un attacco grave di meningite. Il virus diede ad Antonin un temperamento irritabile lungo l'adolescenza. Soffrì anche di nevralgia, balbuzie ed episodi di depressione grave.

I genitori gli prepararono una lunga serie di ricoveri in sanatorio che furono prolungati e costosi, che ebbero la durata di cinque anni, con una pausa di due mesi, giugno e luglio 1916, durante i quali Artaud venne arruolato nell'esercito. Venne però scartato per episodi (autoindotti) di sonnambulismo. Durante i periodi di "riposo curativo" nel sanatorio lesse Rimbaud, Baudelaire e Poe. Nel maggio 1919 il direttore del sanatorio, dr. Dardel, gli prescrisse dell'oppio, facendolo precipitare in una dipendenza a vita a quella e altre droghe.

Nel marzo 1920 Artaud si trasferì a Parigi. Nel novembre 1926 venne espulso dal movimento surrealista, e scrisse inoltre il suo manifesto, Manifesto per un Teatro Abortivo. Nel 1926 fondo con Robert Aron e Vitracil, Théatre Alfred Jarry esperienza che si concluse nel 1930. Fondamentale fu nell’ estate del 1931 l’incontro con il teatro danza Balinese che gli suggerisce l’idea di un “Teatro Vero” come poesia dello spazio che si esprimeva in un linguaggio per i sensi i in cui la parola era secondaria.

Nel 1935 tento di mettere in pratica le sue teorie teatrali elaborate sul “Teatro Della Crudeltà” (primo manifesto 1932, secondo 1933) mettendo in scena il dramma “Cenci” che pero fu un insuccesso.

Del 1936 è il viaggio in Messico deve fece l’esperienza del Peyotl

Nel 1937, di ritorno dall'Irlanda, Artaud venne arrestato, bloccato con una camicia di forza e internato in diverse cliniche, dove sperimentò angoscia e fame, quindi cinquantuno cadute in coma da elettroshock.

Nel gennaio del 1943 fu trasferito alla clinica Rodez del Dott. Ferdière, sperimentato re dell’ “arte terapia” ma anche sostenitore dell’utilita dell’ elettroshock.

Nella primavera del 1946 Artaud lascio Rodez e fu accolto a Ivry nella clinica del Dott. Delmas che gli permetteva liberta di movimenti, cosi che poteva recarsi quasi quotidianamente a Parigi e mantenere i contatti con la persone a cui era legato: scrittori, artisti, uomini di teatro.

Nel gennaio 1948 Artaud morì, da solo nel suo pavillon, seduto di fronte al letto, con la sua scarpa in mano, forse per una dose letale del farmaco chloral.
querelle
QUOTE (sele @ Feb 11 2008, 06:35 PM) *
SE ra da Se le... eccoci di nuovo sui fotogrammi in movimento del cinema d'autore.

Iniziamo questa settimana, con una grande retrospettiva sul cinema cecoslovacco degli anni sessanta, con film di autori importanti, come Vera Chytilová, Juraj Jakubisko, Zdenec Kopác e Jan Nemec, che parteciparono al Nová Vlna (nuova onda), movimento cinematografico che preannuncia e per certi versi prepara la primavera di Praga con i due documentari di interesse artistico e culturale di Zdenec Kopác – Dvojí proces (Doppio processo, 1962) e Úzkost (Angoscia, 1966) e il film Déšt (Pioggia,1965) di Juraj Jakubisko.

Maoggi, iniziamo questa retrospettiva sul cinema cecoslovacco, con Le margheritine di Vera Chytilová
http://www.youtube.com/watch?v=3WVSYwVKmVs

Buona visione!


Senti sele, invitami a Zurigo e facciamo una full immersion...hai una cultura cinematografica sconfinata (che detto da me che ho visto solo e tutti i film di Thomas Milian è quasi un'offesa).

Grazie

querelle
sele
QUOTE (querelle @ Feb 13 2008, 02:09 PM) *
Senti sele, invitami a Zurigo e facciamo una full immersion...hai una cultura cinematografica sconfinata (che detto da me che ho visto solo e tutti i film di Thomas Milian è quasi un'offesa).

Grazie

querelle


que sei sempre benvenuto! però devi venire con la tua moto e il vestito bianco da sposa... sarebbe troppo bello, tu con il vestito da sposa e la barba...innalzarci insieme fino al cielo, o strisciando fino a terra nei minisconosciuti principi della nostra esistenza.
atma
non vedo l ora di venirmi a fare un giretto con calma da queste parti.... tongue.gif
puledro1
QUOTE (atma @ Feb 14 2008, 07:36 PM) *
non vedo l ora di venirmi a fare un giretto con calma da queste parti.... tongue.gif

Cia Atma smile.gif tongue.gif
atma
ma ciao puledrina che carina ad avermi salutata qui rolleyes.gif ....

ohuhm mi sento progenitrice d idee stasera... laugh.gif prima sono stata al reparto di ginecologia in bagno scambiandolo per un bar .....io e una mia amica ...poi ci siamo rese conto che siamo progenitrici e incinte di idee
M@D
Ciao atma! tongue.gif
atma
maddd....mò così me fate perde de vista la freccetta del computer tongue.gif
M@D
Ahahaha e perchè scusa?
atma
su su annamosene che qui se parla solo de cinema e teatro tongue.gif
maria
Negli intervalli potete accomodarvi al mio banchettino, si trova all'ingresso del teatro; vendo rosari e mini acquasantiere portatili; acqua santa "garantita" di Lourdes, piccolo supplemento, naturalmente.
M@D
Venghino signori venghino tongue.gif
querelle
QUOTE (maria @ Feb 14 2008, 08:18 PM) *
Negli intervalli potete accomodarvi al mio banchettino, si trova all'ingresso del teatro; vendo rosari e mini acquasantiere portatili; acqua santa "garantita" di Lourdes, piccolo supplemento, naturalmente.



...e di profano per me e sele cosa hai portato???
sele
per il mio amico querelle.

"Concludo, almeno per ora, le mie recensioni fassbinderiane con il film che rappreenta in pratica il "testamento" del regista tedesco.

"Querelle de Brest" uscì postumo, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia pochi mesi dopo la scomparsa di Rainer Werner Fassbinder. Non vinse il Leone d'oro ma fu considerato, per opinione pressochè unanime, il miglior film visto quell'anno alla rassegna veneziana.
Il film, sceneggiato da Burkhard Driest e dallo stesso Fassbinder, è tratto dall'omonimo romanzo di Jean Genet, scrittore "maudit" dal passato assai burrascosa, sballottato in gioventù tra riformatorio e galera e che ha permeato tutta la sua opera letteraria e teatrale.
Va detto subito che se c'è una differenza tra il romanzo e il film questa non riguarda propriamente il testo o la vicenda. La differenza profonda tra Fassbinder e Genet è nella sostanza, nel modo di intendere e rappresentare la vicenda del marinaio Querelle. Genet è un mistico del delitto, del crimine in quanto tale. Fassbinder mistico non lo è per niente e più che l'aspetto "criminale" egli preferisce sottolineare quello psicologico, ricercare le motivazioni che sono alla base dei comportamenti di Querelle. Che poi i comportamenti assumano anche connotazioni delittuose ciò è secondario. E Fassbinder riesce nel suo intento in modo perfetto e senza nulla togliere alla stotria, agli aspetti più crudi e torbidi del romanzo.

E' un film "Querelle de Brest" molto accurato, con una scenografia di impianto teatrale esaltata dalla fotografia, imperniata su tre colori fondamentali: giallo, arancio e blu, che danno l'impressione che le scene sia quasi "dipinte" con pennellate dense e cariche. E la musica non è da meno, perfettamente adatta a quanto vediamo scorrere sullo schermo. Si tratta dunque di un amalgama perfetto, visivo e sonoro, in cui si snoda la vicenda di Querelle in una Brest ricostruita tutta negli studi berlinesi della CCC Atelier.
Georges Querelle è un marinaio del Vengeur, ancorato nel porto di Brest, agli ordini del tenente di vascello Seblon, che di lui è segretamente invaghito.
A Brest il punto di ritrovo di quasi tutti i marinai e i portuali è "La Feria", un bordello per prostitute e omosessuali, gestito da Nono e da sua moglie Lysiane. Amante di Lysiane è Robert, fratello di Querelle.
Robert e Georges si odiano, perchè ciascuno vede nell'altro ciò che egli non è e ciò che vorrebbe essere. Le azioni di Querelle, che fa anche contrabbando d'oppio ed è come un angelo del male portato ad uccidere, desiderato da tutti ma incerto su se stesso, sono improntato proprio alla riocerca di una identità propria, al volersi chiarire su ci egli sia e che cosa sia. Senza riuscirci.
Tra le banchine del porto e il bordello un'umanità varia trascina la propria esistenza tra normalità ed eccessi.
Lysiane, ormai vecchia e che farebbe di tutto pur di essere accettata dagli uomini che le piacciono e da questi invece sempre respinta; Nono e la sua famosa partita a dadi (chi vinve farà l'amore con Lysiane e chi perde dovrà invece concedersi a lui); Robert, amante quasi parassita e su tutti Querelle, bello e dannato. Alla fine si ritroverà a bordo con Seldon che finalmente gli si svelerà.
Ma il mistero profondo che tormenta Querelle pare irrisolto e irrisolvibile.

Querelle è interpretato da Brad Davis che mi sembra ben calato nella parte, così come al meglio rendono Franco Nero (Seldon) pur nella brevità delle apparizioni, e tutti gli altri interpreti. Un cenno a parte merita Jeanne Moreau (Lysiane) cui gli anni sembrano conferire maggior fascino e la cui bravura ci lascia poveri di aggettivi. E' splendida anche come cantante, struggente quando intona "Each man kills the thing loves" (ogni uomo uccide le cose che ama) con una voce roca e un trasporto d'emozione che mettono i brividi.
"Querelle de Brest": un film che suscitò polemiche a non finire ma che tutti riconoscono però come tra i migliori film in assoluto e forse il migliore di Fassbinder. In Italia la censura non volle mancare, ancora una volta, di dire la sua: fortunatamente il "taglio" si è limitato a 48 metri di pellicola (circa due minuti) e non ha provocato, a differenza di altre occasioni, guasti rilevabili.

E' uno splendido esempio di cinema moderno, d'impegno e anche di intrattenimento, nonostante il tema non proprio leggero. Due ore all'insegna del capolavoro."


buona visione!
sele
http://www.youtube.com/watch?v=m-clvQ3MUqA
atma
uhmmm batto i piedi per terra......
e a me niente?
querelle
youg man needs boy with big cock


ogni uomo uccide quello che ama...

querellecorri un grosso pericolo, rischi di trovare te stesso...

eleganza e decadenza
sele
QUOTE (atma @ Feb 14 2008, 08:37 PM) *
uhmmm batto i piedi per terra......
e a me niente?


per te, la grande fotografa nan goldin!

http://www.youtube.com/watch?v=ny6X0ZX6bPI
querelle
QUOTE (atma @ Feb 14 2008, 08:37 PM) *
uhmmm batto i piedi per terra......
e a me niente?



cosa c'entri tu????...sei solo una donna
atma
grazie ma il tasto era rimasto bloccato sul querelle the brest
atma
fantastica laugh.gif
atma
QUOTE (querelle @ Feb 14 2008, 08:41 PM) *
cosa c'entri tu????...sei solo una donna

si...riferita a questa laugh.gif
sele
QUOTE (atma @ Feb 14 2008, 08:42 PM) *
grazie ma il tasto era rimasto bloccato sul querelle the brest



pardon http://www.youtube.com/watch?v=ny6X0ZX6bPI

tuo sesè.
querelle
QUOTE (atma @ Feb 14 2008, 08:44 PM) *
si...riferita a questa laugh.gif



;-)
sele
Nan Goldin (o Nancy Goldin; 1953) è una fotografa statunitense contemporanea.

L'opera di Nan Goldin è inseparabile dalla sua vita. Segnata dal suicidio della sorella, è proprio fotografando la propria famiglia che inizia il suo lavoro fotografico. In seguito rimane molto vicina all'album di famiglia sia per la tecnica che per i soggetti scelti.

Ballata della dipendenze sessuale è un diaporama diffuso nei musei di cui esistono più versioni. E difficile distinguervi ciò che è spontaneo da ciò che è messo in posa, ciò che è costruito da quello che è colto al volo. Vi si vede il suo entourage subire il travaglio della vita: vecchiaia, amore, morte, infanzia si succedono nei pochi secondi della proiezione prima dell'immagine successiva. Questo gruppo di persone a lei vicine di cui molte sono scomparse risulta ghermito in una congiura orchestrata dalla morte.

Le foto, anche se danno l'impressione di essere state rubate, non sono mai scattate con il soggetto troppo vicino all'obiettivo per risultarne sorpreso.

Nan Goldin fa parte del gruppo detto dei cinque di Boston (Five of Boston).

http://www.youtube.com/watch?v=ny6X0ZX6bPI
buona visione!
atma
un classico del cinema, una storia che sfida tutte le convenzioni sulle storie d amore.Harold, è un giovane annoiato dalla ricchezza e attratto dalla morte.Maude è un arzilla meravigliosa vecchietta , che non vede altro che buone intenzioni nel mondo.Un film coinvolgente e stravagante, e la colonna sonora di cat stevens aggiunge magia alla magia.

"la maggior parte delle brutture del mondo deriva dal fatto che le persone diverse permettano alle altre di considerarle uguali..."(davanti al prato di margherite)

http://www.youtube.com/watch?v=zOei679kY-g
sele
Chet Baker. Una vita in noir

“Volto d'angelo cuor di demonio!”, così il pm all'indomani dell'arresto di Chet Baker, in un autogrill della riviera toscana, definì la più grande faccia da schiaffi che il jazz ha conosciuto. A Chet Baker (1929-1988) è dedicata l'ultima fatica letteraria, saggistica documentaria di James Gavin (Chet Baker, La lunga notte di un mito, Baldini & Castoldi), un libro che non si lascia andare alla solita, monotona sindrome del mito, ma che anzi rincara la dose, riempie i contorni sfumati di quello che fu il mito degli anni sessanta, il boom economico ed un'Italia che ammiccava grata agli Stati uniti. Chet Baker di questi anni è stata un'icona blasè, romantica e sensuale, la sua tromba è stata in quegli anni la panacea degli universitari innamorati, il grido composto di una generazione in bilico fra Kerouac e Sordi, fra l'hot dog e l'amatriciana.

Voce d'efebo & eroina

Ma chi era Chet Baker? Il sonnolento belloccio che sbirciava dalla campana del suo strumento, incendiando l'ennesima sigaretta ad occhi bassi, cantando con voce d'efebo ed intonazione verginale o l'eroinomane cattivo e violento, il tritacuori e arraffagrana, il bugiardo patentato o la vittima di un sistema incapace di accettare il diverso, l'ambiguo, il fragile? Interrogativi fino ad oggi rimasti appesi per anni alla sua faccia col tempo mutata incredibilmente, distorta come una tela d'artista che sgocciola colore su un termosifone: un sudario di rughe, negli ultimi anni della sua vita non c'è che un palinsesto, una matrice lontana di quei lineamenti gentili e raffinati: mai la droga produsse effetti così corrosivi, come per riprendersi un'anima che si era concessa al demonio per un po' di metadone.

La droga per Chet Baker non è stata la solita macchietta jazzistica, il tormentone che rimpinza le biografie di mille musicisti per cui prima o poi tutti si sono fatti. E' stato di più: un leit motiv funebre, una scommessa continua, una devastante coazione a ripetere, che non lasciava spazio a nessuno, forse solo alla musica, non tanto perché è catarsi e liberazione, ma perché suonare è sempre stata l'unica cosa che Baker abbia saputo fare bene, con grazia elementare, una superbia che solo l'autodidatta, il dotato, poteva avere.

Molti fra coloro che lo hanno conosciuto non riuscivano irresponsabile, privo di qualsiasi forma di metodo. Chet suonava e basta, e poteva far risuonare la sua voce esattamente con lo stesso timbro della sua tromba, quasi che fosse un imprinting naturale, una dote che poteva negromanticamente trasmettere a tutti gli oggetti; come il Dottor Dolittle o San Francesco, Chet Baker parlava, non tanto con gli animali (spacciatori a parte) ma con le sue note e con quelle comunicava, in uno stato di trance che non era frutto di mistiche vette d'ispirazione ma di speedball, palfium, mescalina e benzedrina: insomma di qualsiasi cosa ci si potesse iniettare in una vena.

Ed è questo il suo segreto tumefatto e lacerante che spunta fuori dai ricordi, dalle testimonianze che questo libro insegue e raggiunge: la sua non è stata una vita drammatica nel senso stretto del termine, ma un'esistenza sospesa ed esausta semplicemente messa lì ad avvizzire come uno stoccafisso al sole. Le mogli, i figli, i genitori, gli amici più stretti, i sentimenti più prossimi alla vita di ciascun essere umano semplicemente non riguardavano l'uomo Chet, non lo interessavano, o almeno mai quanto le belle macchioline e i piaceri notturni ed il jazz naturalmente, quello che portò a vette sublimi con il suo timbro di cotone fresco, con le sue collaborazioni storiche (quella con il baritonista Gerry Mulligan e del loro quartetto che fece la rivoluzione cool: jazz che chiamarono da camera, privo del sostegno del pianoforte) ma anche una musica sorda alle ispirazioni artistiche, wagneriane, musica invece trattata da mercenario. Chet era il lanzichenecco del pentagramma, il jazz lo usava negli ultimi anni per qualche spicciolo in più, per colmare immensi debiti e per non farsi tallonare dalla mala all'ennesimo debito promesso e mai rispettato, pochi sono i dischi italiani degli anni ottanta che non lo annoverino come ospite speciale, e a lui andava bene così, un paio di soffi e poi in albergo a bucarsi. E la presenza dei pusher nella vita di Chet Baker rappresenta la sintesi junghiana per eccellenza dell'ombra, di tutto ciò che ci insegue dall'inconscio e viene espettorato nella vita di tutti i giorni.

A Chet costò caro non aver rispettato gli impegni con i propri creditori, costò una svolta nella sua carriera, costò una dentiera a quarant'anni perché i denti erano rimasti sul pavimento di un lurido albergo diurno. Il suo suono non fu più lo stesso: ed uno dei dischi più maledetti e commoventi è proprio l'album del ritorno She was good to me (C.T.I.), un disco manifesto di tutto ciò che era Baker, un uomo in dentiera che non è più capace di suonare il suo strumento che usa la voce come mantra per scaldare le note, note che escono con difficoltà, biascicate da una bocca di ceramica.

Il soffio letale ed algido della tromba che lascia presagire un ritorno che sarebbe stato anche il culmine dell'aberrazione, quella che lo costringeva negli ultimi anni romani a girare insieme ai tossici di Monte Mario senza sapere più che vena usare: finite le scorte si passava direttamente al collo, veloce e potente. Potente come un assolo di Charlie Parker che una leggenda dello stesso Baker vuole l'avesse accreditato come unico trombettista in grado di poter suonare nella sua band.

Una fine da film noir

Di bugie Baker ha sempre campato, anzi sopravvisuto, e le testimonianze di questo libro sono allucinanti per chiarezza ed evidenza. Per Diane (a cui Baker dedicò il bellissimo disco in duo con Bley), una delle sue ultime compagne, era “il diavolo incarnato”, una figura mefistofelica che lasciava sul campo morte e disperazione, chi stava intorno prima o poi sarebbe incappato in un guaio: ed è questa la cronaca più toccante del libro, quella delle mille anime che Chet si è lasciato lungo la strada, dei mille grovigli di vita con cui si è pian piano strozzato.

E la fine è arrivata in modo assolutamente conforme a quello che sembra essere un libro noir, una rincorsa e poi il volo dalla finestra di un albergo vicino alla stazione di Amsterdam. La foto di quella notte ce lo mostra in posizione fetale, scarpe fradicie in primo piano ed un lenzuolo steso sopra: una sindone blasfema, con gli occhi appena socchiusi, ruffiano fino alla fine sembra stia dormendo. Anche quest'ultimo viaggio nel libro è trattato in maniera documentata, con un vero e proprio scoop, un colpo di teatro finale: Chet quella sera di eroina non ne aveva un solo grammo in corpo, pulito come un pupo, e la ringhiera era davvero troppo alta perché si trattasse di un incidente.

Ed allora cosa successe la notte del 13 maggio 1988? successe semplicemente quello che tutti si aspettavano: qualcuno ha voluto fargli passare la voglia di fare il guitto, qualcuno non ne poteva più di promesse rassicuranti, fatte con un fil di voce, con l'espressione bloccata in una specie di smorfia angelica. Quella notte qualcuno, inconsapevolmente, ha ucciso anche il jazz.

Francesco Mandica – L'UNITA' – 09/01/2003
puledro1
QUOTE (sele @ Feb 18 2008, 05:06 PM) *
Chet Baker. Una vita in noir

“Volto d'angelo cuor di demonio!”, così il pm all'indomani dell'arresto di Chet Baker, in un autogrill della riviera toscana, definì la più grande faccia da schiaffi che il jazz ha conosciuto. A Chet Baker (1929-1988) è dedicata l'ultima fatica letteraria, saggistica documentaria di James Gavin (Chet Baker, La lunga notte di un mito, Baldini & Castoldi), un libro che non si lascia andare alla solita, monotona sindrome del mito, ma che anzi rincara la dose, riempie i contorni sfumati di quello che fu il mito degli anni sessanta, il boom economico ed un'Italia che ammiccava grata agli Stati uniti. Chet Baker di questi anni è stata un'icona blasè, romantica e sensuale, la sua tromba è stata in quegli anni la panacea degli universitari innamorati, il grido composto di una generazione in bilico fra Kerouac e Sordi, fra l'hot dog e l'amatriciana.

Voce d'efebo & eroina

Ma chi era Chet Baker? Il sonnolento belloccio che sbirciava dalla campana del suo strumento, incendiando l'ennesima sigaretta ad occhi bassi, cantando con voce d'efebo ed intonazione verginale o l'eroinomane cattivo e violento, il tritacuori e arraffagrana, il bugiardo patentato o la vittima di un sistema incapace di accettare il diverso, l'ambiguo, il fragile? Interrogativi fino ad oggi rimasti appesi per anni alla sua faccia col tempo mutata incredibilmente, distorta come una tela d'artista che sgocciola colore su un termosifone: un sudario di rughe, negli ultimi anni della sua vita non c'è che un palinsesto, una matrice lontana di quei lineamenti gentili e raffinati: mai la droga produsse effetti così corrosivi, come per riprendersi un'anima che si era concessa al demonio per un po' di metadone.

La droga per Chet Baker non è stata la solita macchietta jazzistica, il tormentone che rimpinza le biografie di mille musicisti per cui prima o poi tutti si sono fatti. E' stato di più: un leit motiv funebre, una scommessa continua, una devastante coazione a ripetere, che non lasciava spazio a nessuno, forse solo alla musica, non tanto perché è catarsi e liberazione, ma perché suonare è sempre stata l'unica cosa che Baker abbia saputo fare bene, con grazia elementare, una superbia che solo l'autodidatta, il dotato, poteva avere.

Molti fra coloro che lo hanno conosciuto non riuscivano irresponsabile, privo di qualsiasi forma di metodo. Chet suonava e basta, e poteva far risuonare la sua voce esattamente con lo stesso timbro della sua tromba, quasi che fosse un imprinting naturale, una dote che poteva negromanticamente trasmettere a tutti gli oggetti; come il Dottor Dolittle o San Francesco, Chet Baker parlava, non tanto con gli animali (spacciatori a parte) ma con le sue note e con quelle comunicava, in uno stato di trance che non era frutto di mistiche vette d'ispirazione ma di speedball, palfium, mescalina e benzedrina: insomma di qualsiasi cosa ci si potesse iniettare in una vena.

Ed è questo il suo segreto tumefatto e lacerante che spunta fuori dai ricordi, dalle testimonianze che questo libro insegue e raggiunge: la sua non è stata una vita drammatica nel senso stretto del termine, ma un'esistenza sospesa ed esausta semplicemente messa lì ad avvizzire come uno stoccafisso al sole. Le mogli, i figli, i genitori, gli amici più stretti, i sentimenti più prossimi alla vita di ciascun essere umano semplicemente non riguardavano l'uomo Chet, non lo interessavano, o almeno mai quanto le belle macchioline e i piaceri notturni ed il jazz naturalmente, quello che portò a vette sublimi con il suo timbro di cotone fresco, con le sue collaborazioni storiche (quella con il baritonista Gerry Mulligan e del loro quartetto che fece la rivoluzione cool: jazz che chiamarono da camera, privo del sostegno del pianoforte) ma anche una musica sorda alle ispirazioni artistiche, wagneriane, musica invece trattata da mercenario. Chet era il lanzichenecco del pentagramma, il jazz lo usava negli ultimi anni per qualche spicciolo in più, per colmare immensi debiti e per non farsi tallonare dalla mala all'ennesimo debito promesso e mai rispettato, pochi sono i dischi italiani degli anni ottanta che non lo annoverino come ospite speciale, e a lui andava bene così, un paio di soffi e poi in albergo a bucarsi. E la presenza dei pusher nella vita di Chet Baker rappresenta la sintesi junghiana per eccellenza dell'ombra, di tutto ciò che ci insegue dall'inconscio e viene espettorato nella vita di tutti i giorni.

A Chet costò caro non aver rispettato gli impegni con i propri creditori, costò una svolta nella sua carriera, costò una dentiera a quarant'anni perché i denti erano rimasti sul pavimento di un lurido albergo diurno. Il suo suono non fu più lo stesso: ed uno dei dischi più maledetti e commoventi è proprio l'album del ritorno She was good to me (C.T.I.), un disco manifesto di tutto ciò che era Baker, un uomo in dentiera che non è più capace di suonare il suo strumento che usa la voce come mantra per scaldare le note, note che escono con difficoltà, biascicate da una bocca di ceramica.

Il soffio letale ed algido della tromba che lascia presagire un ritorno che sarebbe stato anche il culmine dell'aberrazione, quella che lo costringeva negli ultimi anni romani a girare insieme ai tossici di Monte Mario senza sapere più che vena usare: finite le scorte si passava direttamente al collo, veloce e potente. Potente come un assolo di Charlie Parker che una leggenda dello stesso Baker vuole l'avesse accreditato come unico trombettista in grado di poter suonare nella sua band.

Una fine da film noir

Di bugie Baker ha sempre campato, anzi sopravvisuto, e le testimonianze di questo libro sono allucinanti per chiarezza ed evidenza. Per Diane (a cui Baker dedicò il bellissimo disco in duo con Bley), una delle sue ultime compagne, era “il diavolo incarnato”, una figura mefistofelica che lasciava sul campo morte e disperazione, chi stava intorno prima o poi sarebbe incappato in un guaio: ed è questa la cronaca più toccante del libro, quella delle mille anime che Chet si è lasciato lungo la strada, dei mille grovigli di vita con cui si è pian piano strozzato.

E la fine è arrivata in modo assolutamente conforme a quello che sembra essere un libro noir, una rincorsa e poi il volo dalla finestra di un albergo vicino alla stazione di Amsterdam. La foto di quella notte ce lo mostra in posizione fetale, scarpe fradicie in primo piano ed un lenzuolo steso sopra: una sindone blasfema, con gli occhi appena socchiusi, ruffiano fino alla fine sembra stia dormendo. Anche quest'ultimo viaggio nel libro è trattato in maniera documentata, con un vero e proprio scoop, un colpo di teatro finale: Chet quella sera di eroina non ne aveva un solo grammo in corpo, pulito come un pupo, e la ringhiera era davvero troppo alta perché si trattasse di un incidente.

Ed allora cosa successe la notte del 13 maggio 1988? successe semplicemente quello che tutti si aspettavano: qualcuno ha voluto fargli passare la voglia di fare il guitto, qualcuno non ne poteva più di promesse rassicuranti, fatte con un fil di voce, con l'espressione bloccata in una specie di smorfia angelica. Quella notte qualcuno, inconsapevolmente, ha ucciso anche il jazz.

Francesco Mandica – L'UNITA' – 09/01/2003

Grazie Selaccio per questo bellissimo articolo wink.gif
sele
tadeusz kantor
angelo della Storia

Come un angelo della storia, Kantor volge il suo sguardo verso il passato e non scorge che eventi di rovine e di morte. Il suo teatro e il suo sguardo interiore dicono di mistero e di morte per parlare di vita a tutta l’umanità segnata dagli inenarrabili disastri del nostro tempo.


"Tra un istante entrerò/ in una miserabile e sospetta bettola./ Ho camminato a lungo per raggiungerla. Nelle notti. Insonni./ Andavo a un incontro,/ non saprei, se con spettri o con uomini./ Dire che da tanti, tanti anni ormai/ li creavo/ sarebbe troppo. Davo loro la vita, ma anch’essi davano la loro./ Non erano facili né docili./ hanno peregrinato con me a lungo,/ fermandosi man mano per strade e stazioni di posta./ Adesso stiamo per incontrarci./ forse per l’ultima volta. Come per la festa dei morti, secondo la tradizione polacca./ Li rivedrò/ ancora una volta./ dopo tanti anni."

Questi pensieri in forma di versi che Tadeusz Kantor utilizzò per comporre una sorta di "Guida allo spettacolo" di Qui non ci torno più (1988) sembrano quasi racchiudere il senso del suo teatro e della sua molteplice attività creativa; egli - è utile ricordarlo - oltre ad essere stato tra i grandi innovatori del teatro contemporaneo fu pittore, scultore, poeta. Nel teatro di Kantor - nato a Wielopole il 6 aprile del 1915 e morto il 9 dicembre 1990 a Cracovia - infatti, autobiografismo, tradizione, sogno, morte, vita e "realtà degradata al rango più basso", come egli diceva, si fondono in un unico evento scenico di rara intensità drammatica. Una radicalità di sguardo che si alimenta di una costante tensione tra arte-memoria-vita e, all’interno di uno spazio scenico destrutturato e rifunzionalizzato, tende febbrilmente alla ricerca di una più intima verità in rapporto alla propria, soggettiva esperienza umana. Non a caso nei suoi spettacoli, insieme al legame con le avanguardie storiche di cui egli può forse considerarsi l’ultimo erede, facilmente si possono cogliere i segni delle radici multietniche della tradizione polacca e le atmosfere e i simboli di riti religiosi che risalgono in quelle terre all’antico medioevo.

L’innovazione kantoriana parte da una rifondazione dell’idea stessa di rappresentazione e di spazio scenico. Tra scena e platea non c’è più velario, anche il più invisibile, perché a teatro non esistono due luoghi, due tempi separati, ma un solo organismo, perché "la scena e la platea costituiscono un’unità" e "sia attori che spettatori si trovano nello stesso sacco".(1)

In fondo, anche lo spazio scenico kantoriano è da considerarsi uno spazio performativo, un teatro informale dove si costituisce un’attrazione sociale e il pubblico è per definizione un’unità. Divenne così naturale che gli spettatori del Cricot (2), il teatro che egli fondò a Cracovia nel 1955 nel sotterraneo della galleria Krzysztofory, costituissero, con gli altri attori, le luci, le musiche, gli oggetti, parte inscindibile di quell’organismo e vivessero i suoi spettacoli con uno straordinario coinvolgimento emotivo. A differenza di Grotowski, che negli ultimi anni della sua vita, partendo da Stanislawskij e dal "metodo della azioni fisiche", aveva scientificamente orientato il suo rapporto con Thomas Richards sulla trasmissione dell’aspetto interiore del proprio lavoro, Kantor e la sua idea destrutturante dell’evento scenico non hanno lasciato eredi né una scuola. Gli stessi attori del Cricot (2) si sono dispersi e non sono stati in grado di continuare la riflessione critica sull’arte del teatro avviata dal loro maestro. Per Kantor, come per pochi altri drammaturghi europei, si può però parlare di uno sguardo che ritorna, in modi assolutamente imprevedibili, in tanta sperimentazione teatrale contemporanea. In Italia, aad esempio, Antonio Neiwiller - poeta e artista nomade che condusse spesso una battaglia solitaria contro la pervasività del pensiero unico anche nel mondo dell'arte - negli anni Ottanta rifondò il suo teatro guardando a Kantor, a cui, tra l'altro, dedicò uno scritto, Per un teatro clandestino, che può considerarsi il suo testamento poetico(3). La ricerca di Kantor prende l’avvio, come si è detto, da un attraversamento critico delle avanguardie storiche – soprattutto il costruttivismo, il dadaismo, il surrealismo – per poi contaminarsi con altre esperienze artistiche, letterarie, filosofiche, con l’obiettivo non di approdare ad un generico sconfinamento del proprio specifico, ma di affermare, al contario, un’autonomia quasi totalizzante della forma del teatro e della messinscena: "La classe morte – scrive Kantor a proposito dello spettacolo che verrà ricordato come il suo capolavoro – devait costituer un autre pas plus radical vers une complète autonomie du théâtre". E aggiunge: "réaliser sa propri création cela signifie exprimer de quelque façon que ce soit ses propres idées, celles qui naissaient e naissent sur la base de la peinture, de considération d’ordre poétique, philosophique ou estehétique" (4). Al teatro, dunque, è possibile pervenire da altri luoghi e la messinscena risulta più dinamica se è percorsa da più tensioni interne. Diversamente dai dadaisti che vedevano nell’arte "un ininterrotto processo di abolizione di tutti i confini" (Hans Ritcher), per Kantor è il confine stesso il luogo del teatro: un’area di interscambio e di incontro dove dalla collisione tra realtà materiale e sfera psichica scaturisce quell’energia creativa che chiamiamo immaginazione e che ci consente di ascoltare distintamente la nostra voce interiore, nell’area dove "lo spazio della vita dimora accanto a quello dell’arte, insieme e a vicenda confondendosi e compenetrandosi, condividendo un destino comune". (5)

La frontiera, il confine, territori di evidenti ambiguità semantiche, nel teatro di Kantor assumono un carattere fortemente simbolico. Lo spazio scenico si trasforma in un transito, un’area di sospensione tra la vita e la morte; in questi remoti margini della vita - secondo il maestro polacco – perdono le loro ragioni e i loro significati gli stessi concetti e categorie della esistenza. D’altra parte "da un punto di vista antropologico il teatro può essere inteso come "un prolungamento della vita reale, come un luogo d’incontro con la morte. Il cambiamento della stessa scansione temporale – fra tempo reale e tempo scenico – indica come il teatro possa ‘doppiare la vita’ (e non imitarla e intepretarla), accompagnando metaforicamente la comunità sociale, o meglio il proprio pubblico verso la morte" (6).

Il nodo di fondo in questo spazio ai margini della vita diviene la possibilità di ricostruire una pratica teatrale antinaturalistica in grado di richiamare sulla scena gli strati più profondi della esistenza umana. Anche Kantor sulla scia di Artaud è convinto dunque dell’urgenza di una ricerca in grado di esprimere a teatro il senso di "una certa verità che giace nel più profondo dello spirito". La ricerca di "un mondo individuale" nel "Teatro della morte" di Kantor trae origine da quella sorta di "deposito della memoria" che egli definisce "povera stanza dell’immaginazione". Ma poi la proiezione di questo universo inconscio nello spazio scenico avviene in un continuo gioco di rifrazione, di specchi, dove si confonde la vita con la morte e la morte con la vita e in tale oscillazione di forze la relazione morte-vita è speculare al rapporto finzione-realtà. Un simile contesto creativo non può non far pensare ad esperienze diverse dal teatro, che tuttavia si sono mosse nel medesimo solco e hanno lasciato tracce, come "nei procedimenti contaminatori" dello scultore Augusto Perez - artista della statura di un Bacon o di un Giacometti, che vivava a Napoli isolato nel clima autoreferenziale di un improbabile Rinascimento culturale -, di una condizione umana colta nel suo disfarsi alla soglia estrema della vita (7). Una sospensione e un sentimento di precarietà che non coinvolgendo, in Perez, soltanto la condizione esistenziale ma la vita stessa della scultura, indussero Cesare Brandi a parlare di "cadavere della scultura". Allo stesso modo, si può dire che l'esperienza kantoriana non ci fa solo pensare al suo teatro come al "teatro della morte", (8) ma più obliquamente ci porta per mano dritti verso l'eutanasia della scena, quasi "una dolce morte" dell'illusorio rito della rappresentazione.

Quasi sempre nella scrittura scenica kantoriana "il riflesso" costituisce un elemento fondativo poiché "le leggi arcane del riflesso, dello specchio e della poesia permettono al Tempo di retrocedere nel passato, come lo spazio nello specchio ripiega e fugge indietro, avanziamo verso il futuro inoltrandoci al tempo stesso nelle regioni del passato, quelle della morte". Ad indicare questa dislocazione temporale nel flusso di immagini che sfiorano realtà e mondi a noi familiari e che lentamente finiscono con l’assumere una dimensione astorica, sulla scena-circo-barraccone da fiera, come in Crepino gli artisti (1985), compaiono due individui perfettamente identici come gemelli (gli straordinari fratelli Janicki) che, come altri attori, evocano situazioni e personaggi spettrali e dai confini della vita risalgano il tempo passato sin dall’infanzia. Altre volte "il riflesso" nell’agire scenico kantoriano assume una connotazione sottilmente metaforica. I due gemelli – è lo stesso Kantor a spiegare l’ironico spaesamento drammaturgico – a significare la più totale perdita di coscienza dell’io, scambiano l’altro per se stesso e quando restano soli si sorprendono della loro assenza.

Il meccanismo psichico-teatrale di retrocedere il tempo, di alterarne le coordinate, confondendo morte e vita, passato e presente, raggiunge il suo apice visionario nelle drammatiche sequenze della Classe morte (1975), influenzata, come ebbe a dire lo stesso kantor, dal racconto Il pensionato di Bruno Schulz. Qui la scena è pietrificata nel nero assoluto della sala. Gli scolari ora vecchi-bambini siedono immobili nei loro banchi di infanzia. Lentamente inizieranno a muoversi, ad alzarsi come se niente fosse, a dar vita ad una danza spettrale in circolo sulla musica di un organino. Il ritmo crescerà ossessivo e crudele. I vecchi-bambini, sottoposti a pratiche brutali, trascineranno poi fuori dall’aula, insieme ad altri oggetti–relitti kantoriani, manichini fantocci simili a loro. Kantor dirige, come al solito un po’ defilato, la sua orchestra di spettri con assoluta imperturbabilità, un po’ dentro un po’ fuori la rappresentazione, controllando che in quel movimento frantumato dall’azione scenica davvero le cose morte tornino a vivere e lo spettacolo del divenire caotico della vita e della morte continui il suo corso.

Nasce dalla Classe morte, oltre la visione apocalittica di un mondo dopo la fine del mondo su cui torneremo più innanzi, un particolare criticismo dell’azione drammaturgica che apre nuove dinamiche alla messinscena. Lo sguardo analitico di Kantor è un interrogarsi continuo sui codici della rappresentazione, perché, egli ripete, "occorre sempre abbandonare i territori conquistati". Ad essere messo in discussione - a partire dalla Classe morte - è la preesistenza di un testo letterario, di un dramma. Per Kantor la presenza di un testo riduce la forza creativa del teatro, ne limita la libertà espressiva degli attori e i comportamenti scenici dentro la rigida e convenzionale struttura della rappresentazione. Superare il testo preesistente vuol dire affermare "la completa autonomia del teatro" e al contempo una radicale messa in discussione della forma analogica della rappresentazione: "e quindi non ‘rappresentiamo’ un testo precedentemente scritto. Il dramma nasce durante la creazione dello spettacolo. Eliminiamo la struttura riproduttiva. Costruiamo uno spettacolo opera d’arte. E dunque non pensiamo alla pièce che dovremmo mettere in scena, ma alla forma del teatro".(9)

Fondamentale elemento di autoriflessività linguistica nella scrittura scenica kantoriana sono il rapporto e la funzione degli oggetti - considerati, quasi sulla stessa linea dello scrittore Bruno Schulz, autore del Trattato dei manichini - dei veri concorrenti degli attori sulla scena, e il confronto con la Supermarionetta di Gordon Craig, altro innovatore del teatro del Novecento. Kantor guardò criticamente al simbolismo di Craig, che aveva proposto di sostituire l’attore con la supermarionetta. Per l’autore polacco, al contrario, "un manichino deve diventare un modello che incarna e trasmette un sentimento profondo della morte e della condizione dei morti. Un modello per l’attore vivo" (10). Di qui anche la differenza col Teatro delle Marionette di Heinrich von Kleist, che nel burattino cercava un elemento di oggettività: voleva eliminare definitivamente dalle marionette anche "l’ultima frazione di spirito (l’intervento del burattinaio, cioè) in modo che la danza potesse così essere interamente trasferita nel regno delle forze meccaniche e prodotta mediante un manubrio".

Gli oggetti poveri nello spazio scenico kantoriano hanno un legame strettissimo con tutta la sua autobiografia artistica e personale. Sono tracce di memoria e anch’essi come tutti i suoi spettacoli – dalla Classe morte a Wielopole Wielopole (1980) – possono essere considerati parte di "una confessione personale" e comunque segmenti "di quell’io nascosto che chiede di venire alla luce nel teatro dove si celebrano equivoci riti d’incontro tra eros e thanatos" (11). Anche i suoi famosi "Imballage" (camicie, borse, ombrelli, valigie), strappati da qualsiasi intenzionalità estetica e sdradicati da contesti funzionali, quando furono esposti alla Biennale di Venezia apparvero intimamente legati al suo mondo di fantasmi, grumi di vissuto che richiamano alla mente brandelli di civiltà ma anche zone di sofferenza individuale che alludono ad uno sguardo comune, a un profondo sentimento di estraneità e di rigetto dei processi di mercificazione dell’essere che costituiscono il segno dominante della globalizzazione e delle società opulente di fine secolo. Nel Manifesto sull’Imballaggio (1963), per dire della commozione – un sentimento secondo lui lontanissmo dallo spirito Dada – che suscita una realtà degradata al rango più basso, parlò di un oggetto artistico che sta tra la pattumiera e l’eternità e che solo quando appunto perde la sua produttività sociale diventa opera d’arte. In questo rifiuto dei modelli egemoni (praticato e non solo dichiarato) si può anche facilmente scoprire in Kantor una qualche inaspettata affinità elettiva con altri due grandi artisti del Novecento (apparentemente molto distanti tra loro): il regista russo Andreij Tarkovskij e il nostro Pier Paolo Pasolini.

La povertà è il segno unificante del suo "teatro clandestino". Quasi sempre dentro scenari apocalittici risale dal suo deposito della memoria a svelare un disperso sentimento del tempo e del dolore. Di fronte agli orrori della storia occorre "salvare dall’oblio" "la piccola, povera. inerme, ma stupenda Storia della vita umana individuale". Come un angelo della storia, Kantor volge il suo sguardo verso il passato e non scorge che eventi di rovine e di morte. La guerra che sin dall’infanzia con la morte del padre aveva segnato la sua esperienza umana e artistica ritorna nella sua "Povera Stanza dell’immaginario" alle volte solo attraverso resti, residui di civiltà o esili reliquie di memoria: un’infangata ruota del carro, un’asse intarlata, una sedia da cucina. E poi in un agire scenico che – come voleva Witkiewicz (il drammaturgo polacco che ispirò Kantor nei primi anni di attività) – "nasce associando opposizioni, estraneità, ripetizioni legate tra loro da una forte tensione interna", (12) la guerra è anche in quei cortei notturni, negli spari, nelle processioni, nelle torture e i massacri, nei brandelli di uomini e donne, macerie tra macerie nelle tenebre della sera.

In Wielopole, Wielopole, in un’atmosfera da sacra rappresentazione, insieme ai suoi familiari più cari, compare un gruppo di soldati immobili che improvvisamente si rianimano al suono di una marcia militare.

Ma tutto resterà spettrale e in fondo la scena senza velario di Kantor sarà sempre quella del dopo catastrofe.

Tra gli artisti e drammaturghi del Novecento, pochi altri artisti come Kantor hanno detto per il tramite di una poesia della memoria che si trasforma in anima e corpo del teatro, del dolore degli uomini e della nostra angoscia di fronte alla terribilità e all’insensatezza della guerra che cambia gli uomini e cancella il "sacro rappresentare".

Ora che le lancette della storia sono ancora una volta state barbaramente riposte al punto di partenza non possiamo non ritornare a Kantor: al suo teatro e al suo sguardo interiore che dicono di mistero e di morte per parlare di vita a tutta l’umanità segnata dagli inenarrabili disastri del nostro tempo.




1) T. Kantor, Scuola elementare del teatro. Lezioni milanesi, a cura di L. Ryba e R. Palazzi, Milano, Ubulibri, 1986 p. 39.

2) Cfr. K. Elam, Semiotica del teatro, Milano, Il Mulino, 1988, p. 69

3) Sullo stretto rapporto tra il teatro di Kantor e la sperimentazione scenica di Neiwiller si veda A. Grieco, Neiwiller e l'utopia del taetro totale, "Metropolis Cultura", novembre 1998, a. 1, n. 1.

4) T. Kantor, Extrait du carnet du metter en scène, in Les Voies de la création théâtrale, Paris, Edition du CNRS, p.154.

5) T. Kantor , Scuola elementare del teatro. Lezioni milanesi, op. cit. p. 68.

6) G. Pedullà, Alla frontiera della vita: il teatro della morte di Tedeusz Kantor, in "La scena lo schermo", rassegna di studi sullo spettacolo, n. 1/1992, p. 170.

7) Cfr. M. Corbi, Perez e il ritorno del Liberty, "Metropolis Cultura", novembre 1998, a. 1, n. 1. Se poi, come vedremo più avanti, si riflette sulla funzione degli oggetti nello spazio scenico Kantoriano - una dimensione in cui la memoria assume evidente carattere fondativo -, risulta ancora più naturale il rimando alla plastica degradata di Perez dove gli oggetti, veri e propri reperti di memoria, vivono come se in "essi - scrive Maria Corbi - si fossero depositati i segni di un'età trascorsa". Recentemente una mostra antologica al Castel dell'Ovo di Napoli, curata da Vitaliano Corbi, ha riproposto la complessità dell'opera di Perez, a lungo ignorata dalla critica settoriale alla moda, che si colloca con naturalezza nella storia artistica del Novecento europeo.

8) T. Kantor, Crepino gli artisti, pubblicazione in occasione dello spettacolo a Mercato San Severino, 27-26 gennaio 1988.

9) T. Kantor, Scuola elementare del teatro. Lezioni milanesi, op. cit. p. 39.

10) T. Kantor, Il teatro della morte, materiali raccolti da D. Bablet, Milano, Ubulibri, 2000, p. 236.

11) R. Palazzi, Il teatro dell'io nascosto, in Qui non ci torno più, teatro Cricot2 di T. Kantor, Salerno 15-16 maggio 1990.

12) G. Pedullà, Alla frontiera della vita: il teatro della morte
Cymorill
ma qui posso postare anche film contemporanei che mi sn piaciuti o devo aprire un altro topic? o_o


ALLORA FACCIAMO CHE PER I FILM CH ECI SN PIACIUTI IN SOLDONI TERRA TERRA APRO UN ALTRO TOPIC.
sele
QUOTE (Cymorill @ Feb 23 2008, 12:45 AM) *
ma qui posso postare anche film contemporanei che mi sn piaciuti o devo aprire un altro topic? o_o


ALLORA FACCIAMO CHE PER I FILM CH ECI SN PIACIUTI IN SOLDONI TERRA TERRA APRO UN ALTRO TOPIC.



fatina puoi mettere anche i film contemporanei. non solo retrospettive.qui.

per te, uno dei piÙ grandi cineasti contemporanei: francois ozon.


"Nato a Parigi nel 1967, François Ozon si laurea in cinematografia e poi frequenta la prestigiosa scuola di cinema FEMIS. Ancora studente, inizia subito a misurarsi con la macchina da presa, portando spesso i suoi cortometraggi nei migliori festival di tutto il mondo. Nel 1995 comincia a dedicarsi ai documentari, dirigendo un film su Lionel Jospin, premiato con il Leopard de demain. Nel 1996 conquista applausi e riconoscimenti a Locarno per Summer Dress, pellicola provocatoria sulla sessualità degli adolescenti, mentre nel 1998 dirige il poco riuscito Sitcom, ispirato, come dice il titolo, proprio ai meccanismi narrativi della fiction televisiva. Dopo Gocce d'acqua su pietre roventi (1999), tratto dall'opera 'Tropfen auf heisse Steine' di R.W. Fassbinder, nel 2000 Ozon dirige il sottilmente inquietante Sotto la sabbia, mentre nel 2002 mette insieme un cast tutto al femminile davvero eccezionale per il suo 8 donne e un mistero, con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Fanny Ardant e Emmanuelle Béart. Nel 2003, gareggia per la Palma d'oro alla 56esima edizione del festival di Cannes con Swimming Pool, interpretato dalle sue due muse, Charlotte rampling e Ludivine Saignier. Seguono poi altre due prove convincenti, CinquePerDue (2004) e Le Temps qui Reste (2005)."
neva
...
Cymorill
pessoa...... biggrin.gif giàgià... e il mare.... biggrin.gif
neva
io vi propongo questo bellissimo film tra i tanti:

Fatih Akin (2007)

Ai confini del paradiso


Nurgül Yesilçay, Baki davrak, Patrycia Ziolkowska, Nursel Köse, Tuncel Kurtiz, e Hanna Schygulla.


Il destino ha le sue regole, e lui solo le conosce. Spinti alla ricerca di un parente, di una patria o di una probabile libertà, sei personaggi incrociano misteriosamente le loro strade e la loro biografia. La ricerca di un’altra vita si trasforma in un viaggio nel corso del quale essi si ritroveranno.

Malgrado le reticenze di suo figlio Nejat, Ali, che è rimasto vedovo, decide di vivere con Yeter, una prostituta di origine turca come lui. Ma Nejat, giovane professore di tedesco, si affeziona rapidamente alla donna, quando lei gli narra che manda tutti i suoi soldi alla figlia rimasta in Turchia.

La morte accidentale di Yeter allontana il padre dal figlio. Nejat parte allora a Istanbul con la speranza di ritrovare la traccia di Ayten, la figlia di Yeter. Nejat ignora che Ayten, sia un’attivista politica, e che è appena fuggita in Germania per non farsi arrestare dalla polizia turca.

Ad Amburgo, Ayten simpatizza con Lotte, una studentessa tedesca che rimane subito affascinata dalla giovane donna e dal suo impegno politico. Decide di alloggiarla a casa sua, sebbene la madre, Susanna, ne sia contraria. Per un controllo banale, Ayten viene arrestata, e ricondotta in Turchia dove finisce in prigione.

Lotte decide di abbandonare tutto e di partire anche lei per la Turchia. Una volta sul posto tenta di fare liberare Ayten. Ma si trova a sbattere contro a una burocrazia rigida, ogni sforzo sembra vano. Incontra per caso Nejat e va ad alloggiare da lui. Nel frattempo in Germania, un’avvenimento tragico fa prendere a Susanna la decisione di partire anche lei per Istanbul e riempire la missione di sua figlia Lotte.



http://it.youtube.com/watch?v=G6Bo8wc8mbU


http://it.youtube.com/watch?v=EjeeD-1pM1g
sele
QUOTE (neva @ Feb 27 2008, 01:19 PM) *
io vi propongo questo bellissimo film tra i tanti:

Fatih Akin (2007)

Ai confini del paradiso


Nurgül Yesilçay, Baki davrak, Patrycia Ziolkowska, Nursel Köse, Tuncel Kurtiz, e Hanna Schygulla.


Il destino ha le sue regole, e lui solo le conosce. Spinti alla ricerca di un parente, di una patria o di una probabile libertà, sei personaggi incrociano misteriosamente le loro strade e la loro biografia. La ricerca di un’altra vita si trasforma in un viaggio nel corso del quale essi si ritroveranno.

Malgrado le reticenze di suo figlio Nejat, Ali, che è rimasto vedovo, decide di vivere con Yeter, una prostituta di origine turca come lui. Ma Nejat, giovane professore di tedesco, si affeziona rapidamente alla donna, quando lei gli narra che manda tutti i suoi soldi alla figlia rimasta in Turchia.

La morte accidentale di Yeter allontana il padre dal figlio. Nejat parte allora a Istanbul con la speranza di ritrovare la traccia di Ayten, la figlia di Yeter. Nejat ignora che Ayten, sia un’attivista politica, e che è appena fuggita in Germania per non farsi arrestare dalla polizia turca.

Ad Amburgo, Ayten simpatizza con Lotte, una studentessa tedesca che rimane subito affascinata dalla giovane donna e dal suo impegno politico. Decide di alloggiarla a casa sua, sebbene la madre, Susanna, ne sia contraria. Per un controllo banale, Ayten viene arrestata, e ricondotta in Turchia dove finisce in prigione.

Lotte decide di abbandonare tutto e di partire anche lei per la Turchia. Una volta sul posto tenta di fare liberare Ayten. Ma si trova a sbattere contro a una burocrazia rigida, ogni sforzo sembra vano. Incontra per caso Nejat e va ad alloggiare da lui. Nel frattempo in Germania, un’avvenimento tragico fa prendere a Susanna la decisione di partire anche lei per Istanbul e riempire la missione di sua figlia Lotte.



<a href="http://it.youtube.com/watch?v=G6Bo8wc8mbU" target="_blank">http://it.youtube.com/watch?v=G6Bo8wc8mbU</a>


<a href="http://it.youtube.com/watch?v=EjeeD-1pM1g" target="_blank">http://it.youtube.com/watch?v=EjeeD-1pM1g</a>



bello.

auf der anderen seite (titolo in tedesco)
l'ho visto 2 volte.

hai visto, il suo primo lungometraggio(la sposa turca)
neva
sì, bellissimo!

(Birol e Sibel)

"Iniziano la loro storia con un «io» per fusionare in un «noi». Questo «noi» è un pericolo imminente di autodistruzione. Ma ha qualcosa di costruttivo perché non aspettano più la morte. Si trasmettono entrambi la forza del respiro, ma in seguito quando si separano ritrovano quell'«io» sottostante. Per essere degli «io» totalmente diversi dall'inizio del loro incontro".
yinyang
Peccato, il mio collegamento internet versione tartaruga non mi permette di scaricare tutti i video di youtube... troppo tempo,
però ho letto tutto, avanti... indietro... un pò qui... un pò là....
non conosco niente di questo mondo...
quindi non so spiegare perchè mi piace,
che bella atmosfera...
che sospiri profondi e appaganti....

grazie Sele
sele
QUOTE (yinyang @ Feb 28 2008, 02:30 PM) *
Peccato, il mio collegamento internet versione tartaruga non mi permette di scaricare tutti i video di youtube... troppo tempo,
però ho letto tutto, avanti... indietro... un pò qui... un pò là....
non conosco niente di questo mondo...
quindi non so spiegare perchè mi piace,
che bella atmosfera...
che sospiri profondi e appaganti....

grazie Sele


ciao yingyang... che bella sorpresa.
allora seguivi anche il cineclub_berlinalexanderplatz?

grazie per la fiducia.

ti dedico uno dei miei film preferiti http://www.youtube.com/watch?v=8hU8YmP6sHk


DOLLS

"Basato sulla perfetta sincronizzazione di tre elementi: musica, narrazione e movimenti dei pupazzi, il teatro Bunraku mette in scena storie di amori impossibili, travagliati, destinati fatalmente a un finale tragico. Nato nel XVI° secolo, esso era inoltre specchio delle tematiche e dei conflitti della società del suo tempo. In "Dolls" ("bambole") Kitano attualizza il Bunraku al Giappone contemporaneo. Tre coppie sono al centro della trama, costruita sempre secondo l'inconfondibile tecnica "a pannelli" cara al regista giapponese. Una è costretta a vagabondare legata da una corda dopo l'impazzimento di lei, provocato dall'opposizione al matrimonio delle rispettive famiglie; un'altra è formata da un anziano capo Yazuka che rimpiange un amore lasciato per seguire il sogno di potere; mentre l'ultima è composta da una popstar rimasta deturpata da un incidente e da un fan cieco. Sono storie appassionate, ma sempre con un finale tragico, perche' "l'onore, la fama e la gloria sono solo granelli di sabbia", come recita una delle marionette di uno spettacolo Bunraku su cui il film si apre.
"L'amore estremo - racconta Kitano che a Venezia ha conquistato nel 1997 il Leone d'oro con uno dei suoi capolavori, "Hana-Bi" - è un elemento essenziale del teatro Bunraku, rispecchia la nostra cultura prima della Seconda guerra mondiale, ma è un tema universale, che va bene anche oggi. La storia è tutta irreale, è come se fossero le bambole del teatro a muoversi per tutto il film. C'è un amore che viene impedito perche' i due fidanzati appartengono a categorie sociali diverse e alla fine scelgono di suicidarsi insieme. Le differenze sociali esistono ancora oggi in Giappone, specialmente quando si tratta di figli di ricchi possidenti''.
Sullo sfondo delle tre storie, sono collocate le tensioni del frenetico Giappone di oggi: la prepotenza dei capi sui propri dipendenti nel posto di lavoro, il feticismo verso le popstar e il tema, caro al regista, del conflitto di identità degli Yakuza, sospesi tra tradizione e cambiamento, davanti alla modernità. E al centro del film sono soprattutto le protagoniste femminili. "Le donne - aggiunge Kitano - sono sempre tormentate, forse è una vendetta nei confronti di mia moglie... In Giappone la morte ha anche a che fare con il romanticismo. Un po' di tempo fa un cantante si suicidò e tante ragazze lo hanno imitato. Anche io anni fa sono rimasto vittima di un incidente gravissimo e dopo essere guarito, ho letto molte lettere di fan che mi hanno confessato che, se fossi morto, si sarebbero uccisi. Mi sono preoccupato. Quando ci si suicida per amore non e' chiaro il confine che c'e' tra romanticismo ed egoismo''.
Bizzarra la figura dei due vagabondi che vagano legati tra loro con una corda attraversando splendidi paesaggi innevati, viali con ciliegi in fiore e aceri dalle foglie infuocate: ''Nel quartiere in cui sono cresciuto, c'era una coppia di vagabondi matti che andavano in giro legati perché altrimenti si perdevano. Mi sono ispirato a quella storia - racconta il regista - Ed e' stato anche un modo per mostrare le quattro stagioni dell'amore:in primavera l'amore sboccia, in estate si consuma, in autunno si approfondisce, in inverno ci si lascia. Io preferisco l'autunno''.
Una menzione particolare meritano i costumi del film, realizzati dallo stilista di tendenza Yohji Yamamoto cui però Kitano non risparmia frecciate: ''La collaborazione e' stata costellata da molte liti e baruffe - racconta - Siamo amici da molti anni ma quando mi ha fatto vedere i costumi per questo film sono rimasto sconvolto: voleva trasformare il mio film in una sua sfilata. Davvero non capivo, alla fine ci siamo accordati ma certo è che i vagabondi non vanno vestiti così come li ha abbigliati lui''.
Abbandonati i gangster-movie ipnotici e violentissimi ("Sonatine", "Violent cop", "Brother") che lo hanno reso celebre, Kitano confeziona un'opera di straordinaria bellezza formale, pervasa di malinconia struggente e di incombente sentore di morte. "Ad alcuni - dice il regista - le morti di 'Dolls' possono sembrare perfino più crudeli di quelle dei gangster-movie. E questo perché non sono le armi ad uccidere i protagonisti, ma il destino e le emozioni forti, come l'amore e il rimpianto, le loro morti sono improvvise e inaspettate. In questo senso, 'Dolls' è più violento e crudele di miei film come 'Brother'".
Noto in Giappone ancora più come "Beat Takeshi", ovvero il personaggio comico protagonista di show tv di successo, Kitano, che è anche scrittore di libri comici, di favole e di riflessioni politiche. Dice che il Leone d'oro gli è servito: "Dopo 'Hana-bi' i giapponesi mi hanno finalmente considerato un vero regista, mentre Europa e Usa si sono interessati al mio lavoro". Il prossimo film sara' ambientato nel Giappone antico dei combattimenti con la spada tra samurai, ma con lo scopo annunciato di romperne stereotipi e convenzioni."
sele
i quaderni di malte laurids brigge - rainer m. rilke

"in sintesi
leggendo questo romanzo, cui rilke lavorò ininterrottamente per anni e che pubblicò nel 1910, emerge la percezione della fatalità di un fallimento: quello rappresentato dalla sconsacrazione subita dall'arte nell'età moderna. ma il "malte", libro tutto permeato d'interni e d'interiorità, di nomi e di nomi di cose, che riesce a tradurre in parola anche gli eventi più infimi e impercettibili, è una delle poche opere poste sulla soglia della modernità letteraria."


"...recitiamo qualche istante alla vita, non pensando all'applauso"

rainer maria rilke - esperienza della morte http://www.youtube.com/watch?v=sGvzvhUohPM
Cymorill
sele un mese fa ho aperto un topic credo intitolato CINECLUB in cui ho riportato tutti i film che avevi segnalato per ni quest anno di la. siccome mi pare un patrimonio prezioso di cultura vorrei nn fosse dimenticato o perso . dato che poi l ho fatto in onore tuo potresti riportarlo alla luce no? te ne eri accorto che lo avevo fatto?


qui --> http://www.ilsolenellavita.com/forums/inde...pic=339&hl=
sele
grazie fatina... sono commosso.

grazie.

il nostro archivio... dal vecchio cineclub_berlin3alexanderplatz.



se avete un film da far vedere, speditemi il formato quick time...

iniziamo questo cineclub con una discussione sulla nouvelle vague francese.
sin dai primi anni sessanta ogni cineasta legato alla nouvelle vaugue francese comincia a sviluppare un percorso artistico personale...
i rappresentati + autorevoli sono godard , e truffaut i grandi "amici nemici"...godard diciamo che garda verso un pubblico + elitario perché rimane fedele alla trasgressione lingustica mentre truffaut è favorevole verso un cinema + narrrativo...

come primo film, vi propongo jules et jim di truffaut

buona visione

http://www.youtube.com/watch?v=j1kdWQH8_tM

http://www.youtube.com/watch?v=6Fky_Iud95k




mentre adesso vi faccio vedere un film d godard...
guardate, guardate...questa meravigliosa lingua dell'immagine
pierrot le fou ( un mio amico sele le fou)

http://www.youtube.com/watch?v=E4zO065vWlI



beh se non vi piace il cinema francese vi faccio vedere quel "tragico-comico" di mio fratello
sto parlando di buster keaton non peretevi questo filmato...
http://www.youtube.com/watch?v=x6pawpsJVHw




andate subito in videoteca a prendervi questo DVD
perché questa è poesia cinematogrfica
parlo di lui, del grande jim jarmush in coffee & cigarettes

http://www.youtube.com/watch?v=BP4GV6J4N60



eh va bö vedo proprio che vi piacciono i film "taliani" spero almeno che vi piaccia pasolini...perché quello che sto per proporvi è una perla della cinematografia; parlo di accattone.
http://www.youtube.com/watch?v=gN0f_RN4GXU

d'accordo, d'accordo...vi ho fatto vedere 4 film che hanno influenzato il pensiero cinematografico mondiale, con spettattori ZERO
spegnemo tutti e annamo a casa me cascano le braccia...bella serata, proprio una bella serata guardateci come semo ridotti
http://www.youtube.com/watch?v=QKG8vLt2Q78





beh se tu pensi, di arte visuali e presentazione dei propri lavori...beh allora possso presentare il mio film...non è completo troppo pesante per il web
solo 4 minuti mentre l'originale è 20 minuti...è diviso in 2 tempi....
cliccate sulle immagini per vederlo...ma il formato è quicktime...non so se avete questo plug inn...

http://www.teatro-oziosazio.ch/nuray-video/indexideo.html





allora vi faccio veder un film bellissimo sull'amore...credo che l'amore sia la cosa + importante per l'essere umano; non c'è bisogno per forza dell'amore corporale...ma abbiamo bisogno, di quel "toccarsi con le anime"...per depositare quell'attimo cristallizzato in qualche luogo remoto della nostra memoria
sele

ecco i trailers del film
mi raccomando venite, abbiamo bisogno di voi....

trailer 1
http://www.youtube.com/watch?v=39Eg8zR3qlQ

trailer 2
http://www.youtube.com/watch?v=Pa0JAvjx05c




ecco un altro capolavoro de cinema...dolls di kitano

"un ragazzo, il giorno del matrimonio scopre che la ragazza da lui amata ha tentato il suicidio. non esita a correre da lei, la trova completamente inebetita. vagheranno insieme legati da una corda rossa."

eccolo http://www.youtube.com/watch?v=8hU8YmP6sHk





dolls.

trailer 2

http://www.youtube.com/watch?v=W-7eNtLia6o




se avete bisogno di angeli...ebbene la città degli angeli è berlino... oh forse era berlino... quando il cielo di berlino era diviso in 2. avete letto il libro di cristha wolf:"il cielo diviso" stupendo.
comunque qiuesto film lo vorrei dedicare al mio amico M@D

il cielo sopra berlino di wim wenders
http://www.youtube.com/watch?v=DQAU4jKXTKQ





vi lascio i nuovi "avanguardisti" del cinema orientale...ma ce ne stanno altri...riprendiamo il discorso dopo

http://www.youtube.com/watch?v=g6Db8riyayk

http://www.youtube.com/watch?v=HQ81f-EJdUU ( grazie seri...ti aspetto per discutere di cinema)

http://www.youtube.com/watch?v=1EZHnJvdDC0




ecco un film francese che bisogna ASSOLUTAMENTE vedere...il grande mathieu kassivitz con i suoi ragazzi borgata di paris
la haine
http://www.youtube.com/watch?v=ZjsSLwaQrTA





scusate se vi ho fatto vedere questo film...

(Ansa)PARIGI - La rivolta degli immigrati a Parigi, scoppiata dopo la morte di due minorenni inseguiti dalla polizia, ha prodotto nella notte nuove violenze che si sono allargate a quasi tutte le periferie settentrionali della capitale francese. Duecentocinquanta autovetture sono state date alle fiamme e ci sono stati molti scontri tra bande di giovani e poliziotti. Gli agenti hanno risposto al lancio di pietre e vari oggetti con gas lacrimogeni e bombe accecanti. La calma è tornata verso l'1:30 a Seine-Saint-Denis - che nelle scorse notti era stato l'unico dipartimento teatro di disordini - dopo una decina di fermi. Un camion è stato dato alle fiamme a Sevran, un altro a Tremblay-en-France, assieme a quattro veicoli della posta. Nel dipartimento Val d'Oise (periferia nordovest di Parigi), «leggeri scontri» tra giovani e polizia, con incendio di diversi cassonetti per l'immondizia, sono avvenuti a Goussainville, Argenteuil e Villiers-le-Bel. Nel dipartimento Seine-et-Marne (est), due camion per l' immondizia sono stati dati alle fiamme, al pari di un centro sociale

perché? si potrebbe aprire una discussione...





ve posso fa vedé uno dei + grandi film della cinematografia recente, che narra gli ultimi giorni( per fortuna) di Hitler e della decadenza del nazionalsocialismo tedesco. grande interpretazione di bruno ganz nel ruolo di hitler

tutto per te M@D...ma lascia in pace er puretto de magdy
http://www.youtube.com/watch?v=PjlnETXiwWE






allora vi faccio veder un film bellissimo sull'amore...credo che l'amore sia la cosa + importante per l'essere umano; non c'è bisogno per forza dell'amore corporale...ma abbiamo bisogno, di quel "toccarsi con le anime"...per depositare quell'attimo cristallizzato in qualche luogo remoto della nostra memoria
sele

ecco i trailers del film
mi raccomando venite, abbiamo bisogno di voi....

trailer 1
http://www.youtube.com/watch?v=39Eg8zR3qlQ

trailer 2
http://www.youtube.com/watch?v=Pa0JAvjx05c
[/quote]

ecco un altro capolavoro de cinema...dolls di kitano

"un ragazzo, il giorno del matrimonio scopre che la ragazza da lui amata ha tentato il suicidio. non esita a correre da lei, la trova completamente inebetita. vagheranno insieme legati da una corda rossa."

eccolo http://www.youtube.com/watch?v=8hU8YmP6sHk
[/quote]

dolls.

trailer 2

http://www.youtube.com/watch?v=W-7eNtLia6o
[/quote]

se avete bisogno di angeli...ebbene la città degli angeli è berlino... oh forse era berlino... quando il cielo di berlino era diviso in 2. avete letto il libro di cristha wolf:"il cielo diviso" stupendo.
comunque qiuesto film lo vorrei dedicare al mio amico M@D

il cielo sopra berlino di wim wenders
http://www.youtube.com/watch?v=DQAU4jKXTKQ
[/quote]

vi lascio i nuovi "avanguardisti" del cinema orientale...ma ce ne stanno altri...riprendiamo il discorso dopo

http://www.youtube.com/watch?v=g6Db8riyayk

http://www.youtube.com/watch?v=HQ81f-EJdUU ( grazie seri...ti aspetto per discutere di cinema)

http://www.youtube.com/watch?v=1EZHnJvdDC0
[/quote]

ecco un film francese che bisogna ASSOLUTAMENTE vedere...il grande mathieu kassivitz con i suoi ragazzi borgata di paris
la haine
http://www.youtube.com/watch?v=ZjsSLwaQrTA
[/quote]

scusate se vi ho fatto vedere questo film...

(Ansa)PARIGI - La rivolta degli immigrati a Parigi, scoppiata dopo la morte di due minorenni inseguiti dalla polizia, ha prodotto nella notte nuove violenze che si sono allargate a quasi tutte le periferie settentrionali della capitale francese. Duecentocinquanta autovetture sono state date alle fiamme e ci sono stati molti scontri tra bande di giovani e poliziotti. Gli agenti hanno risposto al lancio di pietre e vari oggetti con gas lacrimogeni e bombe accecanti. La calma è tornata verso l'1:30 a Seine-Saint-Denis - che nelle scorse notti era stato l'unico dipartimento teatro di disordini - dopo una decina di fermi. Un camion è stato dato alle fiamme a Sevran, un altro a Tremblay-en-France, assieme a quattro veicoli della posta. Nel dipartimento Val d'Oise (periferia nordovest di Parigi), «leggeri scontri» tra giovani e polizia, con incendio di diversi cassonetti per l'immondizia, sono avvenuti a Goussainville, Argenteuil e Villiers-le-Bel. Nel dipartimento Seine-et-Marne (est), due camion per l' immondizia sono stati dati alle fiamme, al pari di un centro sociale

perché? si potrebbe aprire una discussione...
[/quote]

ahooo, qui non voglio discussioni sulla storia del nazismo...voglio discussioni sui film...al massimo ve posso fa vedé uno dei + grandi film della cinematografia recente, che narra gli ultimi giorni( per fortuna) di Hitler e della decadenza del nazionalsocialismo tedesco. grande interpretazione di bruno ganz nel ruolo di hitler

tutto per te M@D...ma lascia in pace er puretto de magdy
http://www.youtube.com/watch?v=PjlnETXiwWE
[/quote]

vi faccio vedere uno dei migliori 10 film della storia della cinematografia mondiale parlo di andrej tarlovskij
il regsita russo autore del film andrej rublev; il pittore di icone durante il periodo zarista.
osservate la poesia visuale, la vera arte del filmare, e soprattutto il montaggio del film... ebbene i regsti sovietici, ci insegnarono l'arte del montaggio
nel periodo degli anni venti erano i sovietici con il movimento del "montaggio sovietico"( ejzenstejn, vertov, kulesov, pudovikinil gruppo del FEKS)
a guidare il cinema mondiale

http://www.youtube.com/watch?v=gqVrNyzjoto






allora vi faccio veder un film bellissimo sull'amore...credo che l'amore sia la cosa + importante per l'essere umano; non c'è bisogno per forza dell'amore corporale...ma abbiamo bisogno, di quel "toccarsi con le anime"...per depositare quell'attimo cristallizzato in qualche luogo remoto della nostra memoria
sele

ecco i trailers del film
mi raccomando venite, abbiamo bisogno di voi....

trailer 1
http://www.youtube.com/watch?v=39Eg8zR3qlQ

trailer 2
http://www.youtube.com/watch?v=Pa0JAvjx05c[/quote]

ecco un altro capolavoro de cinema...dolls di kitano

"un ragazzo, il giorno del matrimonio scopre che la ragazza da lui amata ha tentato il suicidio. non esita a correre da lei, la trova completamente inebetita. vagheranno insieme legati da una corda rossa."

eccolo http://www.youtube.com/watch?v=8hU8YmP6sHk
[/quote]

dolls.

trailer 2

http://www.youtube.com/watch?v=W-7eNtLia6o
[/quote]

se avete bisogno di angeli...ebbene la città degli angeli è berlino... oh forse era berlino... quando il cielo di berlino era diviso in 2. avete letto il libro di cristha wolf:"il cielo diviso" stupendo.
comunque qiuesto film lo vorrei dedicare al mio amico M@D

il cielo sopra berlino di wim wenders
http://www.youtube.com/watch?v=DQAU4jKXTKQ
[/quote]

vi lascio i nuovi "avanguardisti" del cinema orientale...ma ce ne stanno altri...riprendiamo il discorso dopo

http://www.youtube.com/watch?v=g6Db8riyayk

http://www.youtube.com/watch?v=HQ81f-EJdUU ( grazie seri...ti aspetto per discutere di cinema)

http://www.youtube.com/watch?v=1EZHnJvdDC0
[/quote]

ecco un film francese che bisogna ASSOLUTAMENTE vedere...il grande mathieu kassivitz con i suoi ragazzi borgata di paris
la haine
http://www.youtube.com/watch?v=ZjsSLwaQrTA
[/quote]

scusate se vi ho fatto vedere questo film...

(Ansa)PARIGI - La rivolta degli immigrati a Parigi, scoppiata dopo la morte di due minorenni inseguiti dalla polizia, ha prodotto nella notte nuove violenze che si sono allargate a quasi tutte le periferie settentrionali della capitale francese. Duecentocinquanta autovetture sono state date alle fiamme e ci sono stati molti scontri tra bande di giovani e poliziotti. Gli agenti hanno risposto al lancio di pietre e vari oggetti con gas lacrimogeni e bombe accecanti. La calma è tornata verso l'1:30 a Seine-Saint-Denis - che nelle scorse notti era stato l'unico dipartimento teatro di disordini - dopo una decina di fermi. Un camion è stato dato alle fiamme a Sevran, un altro a Tremblay-en-France, assieme a quattro veicoli della posta. Nel dipartimento Val d'Oise (periferia nordovest di Parigi), «leggeri scontri» tra giovani e polizia, con incendio di diversi cassonetti per l'immondizia, sono avvenuti a Goussainville, Argenteuil e Villiers-le-Bel. Nel dipartimento Seine-et-Marne (est), due camion per l' immondizia sono stati dati alle fiamme, al pari di un centro sociale

perché? si potrebbe aprire una discussione...
[/quote]

ahooo, qui non voglio discussioni sulla storia del nazismo...voglio discussioni sui film...al massimo ve posso fa vedé uno dei + grandi film della cinematografia recente, che narra gli ultimi giorni( per fortuna) di Hitler e della decadenza del nazionalsocialismo tedesco. grande interpretazione di bruno ganz nel ruolo di hitler

tutto per te M@D...ma lascia in pace er puretto de magdy
http://www.youtube.com/watch?v=PjlnETXiwWE
[/quote]

vi faccio vedere uno dei migliori 10 film della storia della cinematografia mondiale parlo di andrej tarlovskij
il regsita russo autore del film andrej rublev; il pittore di icone durante il periodo zarista.
osservate la poesia visuale, la vera arte del filmare, e soprattutto il montaggio del film... ebbene i regsti sovietici, ci insegnarono l'arte del montaggio
nel periodo degli anni venti erano i sovietici con il movimento del "montaggio sovietico"( ejzenstejn, vertov, kulesov, pudovikinil gruppo del FEKS)
a guidare il cinema mondiale

http://www.youtube.com/watch?v=gqVrNyzjoto
[/quote]

ma non dimentichiamoci del grande regista russo del momento, il vero erede di tarkovkij...parlo di alexander sokurov

immagini rallentati dell'immagine in movimento dell'eternità...

http://www.youtube.com/watch?v=PwIEMQ70th0







ti daccio vedere il mio film ma sono solo 4 minuti... non potevo metterlo tutto...troppo pesante

www.teatro-oziosazio.ch/nuray-video/indexideo.html

come vedi in passato ho lavorato tantissimo...adesso, mi sono rinchiuso in casa...






ecco, un piccolo capolavoro del cinema moderno...il cineasta-pittore mike leigh; pittore perché sa dipingere sulla pellicola...
questi sono i colori che usa per descriverci manchester( england) buona visione
http://www.youtube.com/watch?v=7WdAPqhnzwQ




uno dei miei film preferiti...smoke di wayne wang con la sceneggiatura di paul auster lo scrittore "newyorkese" con la musica di tom waits e l'interpretazione di harvey keitel...da non perdere
http://www.youtube.com/watch?v=61pp51kxvVM





anche questo di wayne wang e paul auster...........
favoloso!!!!!! con lou red, madonna, e jim jarmusch...una bellissima new york di matti simpatici
eccolo blue in the face...
http://www.youtube.com/watch?v=FANQBrCg8vw





questa volta parliamo di video digitali e video installazioni...vi faccio vedere una videoinstallazione dell'artista zurighese pippilotti rist( con la collaborazione del mio videoinstallatore preferito: billy viola) praticamente girato quasi sotto casa mia...

http://www.youtube.com/watch?v=dDtlqxu80CM


una rivelazione questo fatih akin, un cineasta di origine turca, nato e cresciuto ad amburgo...la prima vota che si presenta con un lungometraggio al festival di berlino del 2004 vince l'orso d'oro...
gegen die wand
http://www.youtube.com/watch?v=aZgFv11roN0


se avete tempo(adessso) correte a vedere l'ultimo film del grande regista finlandese aki kaurismäki........................
favolosooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
ooo
http://www.youtube.com/watch?v=Qpx_16WdTEU

oggi ti volevo dedicare un bellissimo film, del regista italiano che apprezzo di +; mario martone...ma su you tube non trovo il film...il film è: morte di un matematico napoletano; gli ultimi giorni nella vita di renato caccioppoli, matematico insigne, eretico e lucido compagno di strada del pci, protagonista della vita culturale di napoli, dandy alcolista che finì suicida. Il ritratto del personaggio un c. cecchi di straziante intensità convive con un racconto corale che lo riflette come uno specchio in frantumi: più che il disegno di una struttura conta la forza centrifuga che da esso si sprigiona.
grande l'interpretazione dell'attore teatrale carlo cecchi...con la musica di john cage...grandioso...


una perla del maestro greco theo angelopoulos...l'eternità un giorno

http://www.youtube.com/watch?v=pdf0P2gLtko
il nuovo neorealismo arriva dall'iran...guardate che poesia...

bahman ghobadi
http://www.youtube.com/watch?v=X2jgaUvxqm8

makhmalbaf
http://www.youtube.com/watch?v=Cek4qQuuuio


http://www.youtube.com/watch?v=g-9Hp2RCHlQ

buona visione
(° i °) sele



ho veramente pianto con questo film...
http://www.youtube.com/watch?v=sS-_QQAWT8E



oggi vi faccio vedere un film brutale, ma straziante...con l'interpretazione della bellissima isabelle huppert
uno dei miei film preferiti...di michael haneke, la pianiste...http://www.youtube.com/watch?v=Q1GI-MoXQwA
da piangere, per la bellezza e lo squallore della vita...
uno dei + grandi registi del secolo scorso...rainer maria fassbinder
http://www.youtube.com/watch?v=AaQA1DqTPeg




isabelle huppert, non vuole farsi vedere...riproviamo


boh...http://www.youtube.com/watch?v=Q1GI-MoXQwA
comunque se non dovesse andare, andate su you tube, e digitate haneke; poi franz schubert la pianiste...un film da non perdere


ecco 2 nostri corregionali da seguire...

gianni amelio, ma di lui non ho trovato i film che volevo farti vedere; ma sono: "colpire al cuore" con l'interpretazione di un grande louis trintignant
e" i ragazzi di via panisperna" un film bellissimo sulla vita del grande fisico siciliano ettore majorana( un personaggio che mi ha sempre affascinato; ho letto anche il libro di leonardo sciascia: la scomparsa di ettore majorana.)

mentre questo, è mimmo calopresti di polistena.
[url=http://www.youtube.com/watch?v=CT3JuSHh0rs]http://www.youtube.com/watch?v=CT3JuSHh0rs




comunque quando ti sveglierai, troverai questa perla..."meshes of the afternoon" un film difficile da trovare...
sono rimasto sorpreso di averlo trovato su you tube...
comunque lei è la grande maya deren
http://www.youtube.com/watch?v=sbJKyLXoqXc...h?v=sbJKyLXoqXc




i maestri del cinema francese...sono cresciuto con questi film...

jacques rivette con la bellissima sandrine bonnaire
[URL=http://www.youtube.com/watch?v=TZPDY3htb2g]http://www.youtube.com/watch?v=TZPDY3htb2g
un bellissimo film di philippe garrel
http://www.youtube.com/watch?v=g0Wmz-hU6Xc
un grande robert bresson
http://www.youtube.com/watch?v=PV7bpH2mFQ0
l'ultimo di robert guediguian sulla vita di mitterand
http://www.youtube.com/watch?v=AVHJ95JBupE
il grande maestro godard
http://www.youtube.com/watch?v=b93xK8d3ISo
un truffaut...
http://www.youtube.com/watch?v=xoduj0y8d0kun eric rohmer
http://www.youtube.com/watch?v=NK9kAoeOrtQ
claude chabrol con la bellissima isabelle huppert
http://www.youtube.com/watch?v=PfNhbWdksNE
ce ne stanno ancora tanti



un film crudele, ma da vedere...
http://www.youtube.com/watch?v=ngqc2-odFnw



Imiei insegnanti, mi dicevano spesso: per capire il cinema, devi capire soprattutto robert bresson...
ecco ti metto tutti i bresson che trovo...

http://www.youtube.com/watch?v=lcrAJUNwPmY
http://www.youtube.com/watch?v=qyRnbpFg5To
http://www.youtube.com/watch?v=NSeIlQHthJI
http://www.youtube.com/watch?v=132tWE6RzEo
http://www.youtube.com/watch?v=CrBZF9AFH4Q
http://www.youtube.com/watch?v=Q4OHvujcDw8
http://www.youtube.com/watch?v=WQiI_G_M_jE
http://www.youtube.com/watch?v=j6lRhvUUl9U
http://www.youtube.com/watch?v=mkCZDkZ_RC0
http://www.youtube.com/watch?v=PV7bpH2mFQ0

con calma, ma con attenzione...

sele




Il poeta che mi ha insegnato tantissimo... mi ha insegnato il modo di filmare, ma soprattutto come creare una sceneggiatura.

http://www.youtube.com/watch?v=BDW_F1-DBPs
http://www.youtube.com/watch?v=bvWf9djVg9c
http://www.youtube.com/watch?v=DGjFYtMK_WY
http://www.youtube.com/watch?v=vsR_Shk-lak
http://www.youtube.com/watch?v=sr2zI99bvso

buona visione
sele
http://www.youtube.com/watch?v=g6dMTwURRn
http://www.youtube.com/watch?v=K6Mw6b1T50U
http://www.youtube.com/watch?v=8xVYHgKEAS4
http://www.youtube.com/watch?v=bC6mfb5fw_g





Il + grande cineasta del cinema indipendente americano; john cassavetes

http://www.youtube.com/watch?v=mRMrFrTfgMU

http://www.youtube.com/watch?v=AOpXEvbVCK0

http://www.youtube.com/watch?v=oZ16LwniID4

http://www.youtube.com/watch?v=58oVN_eNb10

http://www.youtube.com/watch?v=9MfqhByIba4

pecato,che non riuscito a trovare i migliori di lui:" gloria, e soprattutto la sera della prima"



"LA SERA DELLA PRIMA" Sinossi

Celebre attrice ormai prossima all'età critica, Myrthle Gordon sta provando in provincia, in attesa di portarla a New York, una commedia la cui protagonista è per l'appunto una cinquantenne, su cui pesano gli anni e il rimpianto della giovinezza perduta. Myrthle, però, si sente più giovane del suo personaggio, teme di non poterne condividere le angosce e, quindi, di non poter avere, interpretandolo senza "sentirlo", quel successo cui tiene moltissimo. Ad accrescere il suo tormento sopravviene la morte, in uno stupido incidente stradale, di una sua giovanissima fan, Nancy. La crisi di Myrthle, che nella tragica fine della ragazza identifica quella dei propri anni migliori, si aggrava: l'attrice cerca rifugio nell'alcool e nel fumo, piange, trascura le prove, ha allucinazioni durante le quali le appare Nancy, a renderle anch'essa la vita impossibile. Nessun aiuto le viene dai compagni di lavoro, che pensano ai capricci di una diva, né le giova una seduta spiritica cui si sottopone per compiacere l'autrice della commedia. Finalmente, in casa di un'esorcista, Myrthle riesce a liberarsi del fantasma di Nancy, "uccidendolo". E' la guarigione: benché terribilmente sbronza, Myrthle trova la forza di presentarsi al pubblico la sera della "prima". Il testo che recita non è tuttavia quello del copione, è improvvisato seguendo ciò che il cuore detta. Gli spettatori non se ne accorgono, credono che ella reciti meravigliosamente, scrosciano gli applausi.



"GLORIA" Sinossi

Uscita dopo tre anni da un carcere della Florida, Gloria vola subito a New York per avere quello che le spetta dal suo ex - fidanzato, il mafioso Kevin, per colpa del quale è stata in prigione. Kevin risponde negativamente e Gloria si arrabbia moltissimo. Nell'appartamento si aggira Nicky, un bambino di sei anni, la cui famiglia è stata sterminata dalla banda di Kevin. Nicky ha nascosto un dischetto con informazioni che possono compromettere tutto il clan locale, e non vuole dire dove si trova. Appena capisce che il bambino si trova in grave pericolo di vita, Gloria, anche per una forma di reazione, minaccia tutti e riesce a portarlo via. Ma da quel momento la sua vita diventa una corsa continua. Con pochi soldi e senza un posto dove andare, Gloria si vede rifiutare ospitalità dalla sorella, trova ammazzato uno zio del piccolo, infine, dovendo fare ritorno in Florida per presentarsi per la firma, ritiene opportuno affidarlo ad un istituto. Il parroco di una chiesa le procura un appuntamento in una scuola fuori città. Gloria vi si reca, e affida Nicky ad alcuni sacerdoti. Risalita in macchina, si ferma, torna indietro, va di nuovo via, torna di nuovo sui propri passi, prende Nicky e lo porta via con sé. All'aeroporto, i due vanno incontro ad una nuova vita insieme.




il + grande cineasta...poesia.
http://www.youtube.com/watch?v=0IWonRrUlKQ
http://www.youtube.com/watch?v=vAo-hg_BC-I
http://www.youtube.com/watch?v=-pu49SYGRnk
http://www.youtube.com/watch?v=246f4zwtgGs




ma per capire l'origine del cinema sovietico

inizia a guardarti qualcosa di dziga vertov
http://www.youtube.com/watch?v=q75LOGpyKC8



dagr kàri noi albinoi http://www.youtube.com/watch?v=nznx9Xk9zJA stupendo

dalla turchia nuri bilge ceylan in questa poesia figurativa uzak http://www.youtube.com/watch?v=QsF5iLYqCrc grandeeeeeeeeeeeeee

dall'iran un film di majid majidi baran grande poesiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa peccato che ci sia quella voce"stupida" a commentare il film
http://www.youtube.com/watch?v=XaY31sWmpLw

da berlino leander haussmann http://www.youtube.com/watch?v=0QG4uKOp-7c herr lehmann carino...musica stupenda





http://www.youtube.com/watch?v=ScsxXxq-1IQ




http://www.youtube.com/watch?v=XB3TfBXUOKw




http://www.youtube.com/watch?v=xwRLsSqK9sM...ted&search=


http://www.youtube.com/watch?v=awWI_YnCbyg





http://www.youtube.com/watch?v=xXLwBE-J5w4




andiamo avanti

con il grande cinema di michael winterbottom

http://www.youtube.com/watch?v=G-N3zGRhZYQ

http://www.youtube.com/watch?v=CbCXyjd7hjc

il nuovo cinema francese:FRANCOIS OZON
http://www.youtube.com/watch?v=vqHg7YHIH18
http://www.youtube.com/watch?v=w8Vi0hLo6lk
http://www.youtube.com/watch?v=SitcIAwnAT4
http://www.youtube.com/watch?v=RuUrtSAFE5Q
http://www.youtube.com/watch?v=4YzYTIl0JQI
http://www.youtube.com/watch?v=n-3VBkORvcg



sempre con il cinema nuovo

http://www.youtube.com/watch?v=vjrkh-qaxBA

http://www.youtube.com/watch?v=ERIciw2Uozs

http://www.youtube.com/watch?v=at7SYWze24M

http://www.youtube.com/watch?v=yF0gLK77fTk

http://www.youtube.com/watch?v=uD5BRq5DJnY

buona visione

sele



cinema nuovissssssssssssimo...

http://www.youtube.com/watch?v=GddBfPztRD4

http://www.youtube.com/watch?v=t6JiAENtfAI

http://www.youtube.com/watch?v=02JCx0e1d4E


s
e
l
e




http://www.youtube.com/watch?v=GsgRjeNNSHs







http://www.youtube.com/watch?v=t-aaIGyK5cA (forse lo conosci)

il grande maestro dell'anima...kim ki duk

http://www.youtube.com/watch?v=Lmb5220zxQA
http://www.youtube.com/watch?v=9XKckmh404o
http://www.youtube.com/watch?v=N446ZSb6Txg
http://www.youtube.com/watch?v=VjIeytiGArA
http://www.youtube.com/watch?v=KwLFtWxP0Bw

...sele




http://www.youtube.com/watch?v=crUuSCmx6iY...ted&search=


oggi un piccolo omaggio a kieslowski http://www.youtube.com/watch?v=Yc-POnyWFHA con la amusica dei royksopp

ma soprattutto 1 solo film oggi la double vite de veronique...

Una ragazza polacca, Weronica, e una francese, egrave;Veronique, pur
non avendo nessun legame, sono uguali come gocce d'acqua, hanno lo stesso
amore per la musica e la stessa malformazione al cuore. Per una misteriosa
corrispondenza, la francese farà tesoro della tragica esperienza
dell'altra.
Immaginiamo di essere una ragazza polacca e di chiamarci Weronika. Abbiamo
finito il conservatorio e la vita è aperta a nuove possibilità,
tutte da verificare. Abbiamo un ragazzo che si presenta all'improvviso
e sparisce. Abbiamo un papà affettuoso, ma che si tiene in disparte,
con una vita che non ha le stesse caratteristiche della nostra. Non
abbiamo una mamma, perché è scomparsa quando eravamo piccole.
La nostra vita scorre come le nostre gambe, che corrono decise nell'incertezza
del momento. Ogni tanto il nostro corpo ci ricorda che esistiamo, non
solo quando mangiamo o abbiamo sonno, ma quando la pioggia appoggia
le sue stille sul nostro viso immoto nel temporale, quando il ragazzo
stringe il nostro corpo nudo al suo in una camera da letto, quando correndo
per strada all'improvviso sentiamo un dolore nel petto e ci accasciamo
su un tappeto di foglie cadute, prima di risollevarci e riprendere il
tragitto che avevamo interrotto. E, ancora, quando una passione si gonfia
da dentro di noi e si sprigiona in un canto delizioso che affascina
chi ci ascolta.

Intanto sentiamo che non siamo sole, che c'è un'altra come noi,
un'altra che non è una nostra gemella, ma che sentiamo che esiste.
E desideriamo incontrarla. A volte, guardando una nostra foto, ci pare
di vedere lei, e sappiamo che possiamo riconoscerla.

Ogni tanto abbiamo degli incontri che sono come visioni. Persone che
sembra che solo noi vediamo, seppure passino nella strada in pieno giorno:
un esibizionista che apre il cappotto per farci vedere i suoi genitali
o una vecchietta che trasporta delle borse troppo pesanti per lei, e
ci viene il desiderio di lanciarle una voce per darle una mano. L'esibizionista
senza volto riprende il suo cammino incurante di noi, e ci fa sorridere
a ripensarci; la vecchia senza volto si porta via la gobba e le borse.
Ma un giorno, in un'agitata folla di Cracovia, una ragazza sale su un
pullman con la sua macchina fotografica e continua a scattare foto a
destra e a manca sul pullman in movimento. Noi guardiamo sbalordite
qualcuna che per noi è molto più che una sosia. Rimaniamo
lì a guardare le bolle dei nostri occhi, anche dopo che il pullman
è sparito. Poi andiamo a un'audizione. La nostra voce affascinante
è strana, interrotta da un sobbalzo interno, ma che solo noi
sappiamo che si tratta del nostro cuore malato che fa le bizze, e ci
tocca trattenere le forze perché la voce ci si smorzi appena
un po' prima del previsto. La voce ci esce da dentro, non possiamo farci
niente, è più forte di noi quel desiderio di esibirci.
Per gli altri, per il direttore d'orchestra e per chi ci ha ingaggiate
abbiamo semplicemente una "strana voce", bella, limpida e
con quel tocco in più che loro non sono in grado di comprendere.
E nel mezzo del nostro canto davanti alla platea, dopo qualche sussulto
che siamo riuscite a soffocare, cadiamo sul pavimento senza più
vita. Gli amici e i parenti gettano la terra fresca sulla nostra bara
dal coperchio trasparente come un vetro, e la nostra visione di loro
scompare lentamente manciata dopo manciata. Non è il nostro dolore
che avvertiamo, ma quello disegnato sui loro volti.
La doppia vita di Veronica (La Double Vie de Veronique
, 1991) di Krzysztof Kieslowski è un viaggio suggestivo nell'esperienza
del doppio. Dopo aver raccontato la storia di Weronika, Kieslowski apre
con una delle tante scene d'amore del film. Ci riporta immediatamente
nella dimensione della carne e del corpo, ma anche della doppiezza del
senso del corpo. Appena morta Weronika, ce la restituisce in una sequenza
poetica in cui anzitutto quello che deve essere evidenziato è
la sanità del corpo, la sua esposizione e pienezza sensuale.
L'intera sequenza è volutamente in sospensione, o meglio in una
sovrapposizione di immagini che non si disturbano reciprocamente, ma
si compendiano e rendono la scena incantevole e, in un certo senso,
magica. Il tema del doppio riguarda una molteplicità di aspetti:
l'identità (Weronika e Véronique), il corpo (sano e malato),
la mente (io in me, lei in me, io da sola, io insieme a lei, io ora,
io eventualmente), il segno esteriore (presenza, assenza e individuazione
di causa e effetto nel tempo) ecc. L'apparente parallelismo delle due
vite assume anche cinematograficamente due tensioni: film intimistico
e film giallo. Il doppio di La doppia vita di Veronica non è
fatto di opposizioni o coincidenze. Tutto il contrario: Weronika e Véronique
non sono le due bambine che il burattinaio Alexandre (Philippe Volter)
racconta a quest'ultima: "Il 23 novembre 1966 è stato il
giorno più importante delle loro vite. È in quel giorno,
alle tre del mattino, che sono nate tutte e due, in due città
diverse, in due diversi continenti. Tutte e due avevano i capelli neri,
occhi verde scuro. Quando tutte e due avevano due anni e sapevano già
camminare, una si bruciò toccando il forno. Qualche giorno dopo
anche l'altra avvicinò il suo dito al forno, ma all'ultimo momento
lo ritirò: pertanto, non poteva sapere che si sarebbe bruciata.
Ti piace?" L'insegnante di musica Véronique non risponde,
né si mette a piangere come dopo aver scoperto la fotografia
che aveva inavvertitamente scattato a Weronika a Cracovia, nel trambusto
del pullman affollato e in movimento. Alexandre, artista e animo gentile
e un po' maldestro, racconta a Véronique quello che siamo normalmente
portati a pensare quando ci figuriamo due sosia, nati addirittura lo
stesso giorno. Da un lato accomuna le due persone per le caratteristiche
psicofisiche, dall'altro le differenzia per collocazione spaziale. Intanto,
le due ragazze non sono nate "in due diversi continenti".
Poi, le esperienze di Weronika e Véronique si compenetrano l'una
nel pensiero dell'altra. Ed è qui una differenza rimarchevole,
che Kieslowski accompagna attraverso il compenetrarsi fitto dei languori
intimistici e delle tensioni da thriller, che non ci danno tregua e
insieme ci affascinano e ci incantano. Il primo momento è dedicato
al sentire, ossia all'aspetto umorale, che in arte viene reso attraverso
atmosfere cromatiche e di suono e richiami figurativi: avvertire l'altro
in sé è già sentire in sé, e semmai è
un estendere il proprio sé, ossia avvertire qualcosa in più
che è in noi, ma che non era in superficie. Il secondo momento
è quello successivo, ossia la reazione all'umore, un figurarsi
qualcosa che ancora non è ma che può (o potrebbe) essere:
è il momento dell'azione o dell'attesa dell'azione, in ogni caso
di una modificazione.

Il mezzo poetico adottato per convogliare questi due momenti è
reso attraverso il movimento della macchina da presa (che sa muoversi
come l'archetto di un violino o la bacchetta di un direttore d'orchestra)
e una miriade di oggetti presenti nel film. È anzitutto un film
di sguardi, ammiccamenti ambigui, di lenti che riflettono, dilatano,
capovolgono paesaggi e occhi, così come gli occhiali del papà
di Weronika fanno passare attraverso la propria lente il paesaggio che
sta disegnando nella notte, così come la pallina che deforma
le immagini, o la lente di ingrandimento che le fa apparire ravvicinate.
E, ancora, la luce, che caratterizza la seconda parte del film (insieme
ai rossi tipici della pittura fiamminga), dedicata alla storia di Véronique,
da subito, quando ci accorgiamo che la sovrapposizione suggestiva d'immagine
diventa una lampadina accesa accanto ai due corpi degli amanti. E poi
il sole in continuazione su Véronique anche negli interni, il
viso illuminato di Alexandre che incontra lo sguardo di Véronique,
il gioco dello specchio che riflette la luce su di lei dalla finestra
di fronte. Anche l'intesa con Alexandre avviene attraverso immagini
simboliche: una storia di burattini che coincide con quella che ha in
mente la ragazza francese; una ballerina che cerca di spiccare il volo,
cade e muore, è coperta dal lenzuolo, il lenzuolo si fa bozzolo,
e lei ne emerge con le ali e spicca il volo in una nuova vita. Il segno
stesso come registrazione e cancellazione dell'evento è reso
più volte. Il più evidente è quello delle fotografie:
Weronika che guarda la propria foto come se si trattasse dell'altra
e Véronique che guarda l'altra che però ha un cappotto
non suo. Ma anche lo scontro automobilistico sentito nell'audiocassetta,
l'automobile in frantumi ritrovata tempo dopo alla stazione ferroviaria,
e la cancellazione dell'incidente attraverso la rimozione dell'auto
stanno lì ad attestare che ciò che resta è essenzialmente
nella memoria, a corroborare l'importanza dell'interiorità individuale
sulle vicende esteriori (oltre a costituire, insieme al tema della corsa,
uno dei richiami frequenti nei film del regista).

Oltre la somiglianza Kieslowski racconta, con le due vite, la differenza
fra adolescenza e maturità, fra l'avventatezza e una maggiore
cura di sé. Weronika alza il viso a ricevere l'acqua dal cielo,
incurante del proprio corpo, trascurandolo totalmente. Véronique,
con lo stesso gesto, si ferma un attimo fra due zone d'ombra a ricevere
la calda luce del sole sul viso, come per tonificarsi. Weronika corre,
corre sempre, nonostante la cardiopatia. Véronique continua a
fumare, ma va in automobile e dal cardiologo per tenere sotto controllo
la malattia. Weronika ha voglia di fare, ha sempre fretta di arrivare
da qualche parte, non sa bene dove: se sente il desiderio di cantare
intona il suo canto senza badare alla salute. Véronique abbandona
l'attività artistica e si dedica solo all'insegnamento: non sa
spiegare perché, ma lo fa dopo aver sentito in sé che
Weronika è morta.

Weronika sente che non è sola al mondo; Véronique sente
di aver perso qualcuno, e per dare un'idea della sensazione di perdita
chiede al padre come si sentiva quando era morta la mamma. La seconda
vita di Veronica, ossia quella di Véronique dopo la morte di
Weronika, è una vita raddoppiata e dimezzata insieme. Dentro
di sé la ragazza francese avverte che non deve sprecare la propria
vita, non deve morire trascurandosi. Il sentire di Weronika è,
se si vuole, più ingenuo: è un forte sentire che non ha
tempo di tramutarsi in un'idea più nitida. Quando vede Véronique
sul pullman sa di essersi trovata, ma non sa di preciso cosa quel trovarsi
significa. Véronique invece, nel suo giallo interiore, comprende
con dolore quello che il burattinaio Alexandre non ha maturato in sé:
l'idea della perdita della possibilità di condividere le proprie
idee, le proprie sensazioni, il proprio corpo con l'altra. È
una condivisione che riguarda la possibilità di trovarsi non
tanto negli stessi panni o nello stesso corpo di qualcun altro, ma nella
stessa carne e in uno spirito affine. La ricerca di Weronika da parte
di Véronique chiude il suo cerchio non tanto nel momento in cui
è morta, ma nel momento in cui scopre se stessa fotografata.
È solo allora che la sensazione di perdita trova un oggetto esterno,
reale. Entrambe trovano conferma di quello che sentivano: la polacca
riesce a vedere la francese, mentre la francese ha conferma che la polacca
è esistita. Ed è solo allora che scoppia in lacrime, prima
di pensare con tenerezza quello che ha perso. È a questo punto
che per Véronique comincia una nuova vita, che Kieslowski chiude
con la sua mano sulla corteccia d'albero, così come all'inizio
Weronika bambina teneva fra le mani la foglia di un albero e ascoltava
la voce fuori campo e fuori scena della mamma che le spiegava cosa significasse
quell'elemento della natura staccato dal suo tronco. Il film è
la parabola di una ricerca di sé, attraverso l'individuazione
delle proprie possibilità ulteriori (i percorsi non intrapresi),
il confronto con un altro che matura altre esperienze a partire da un
materiale umano indifferenziato. La domanda di fondo del regista polacco
è: Cosa farei io se mi staccassi dal mio percorso per un momento,
se mi guardassi da dentro e da fuori con chiarezza? A livello narrativo,
la parabola racconta di chi è morta e di chi è sopravvissuta,
e si capisce bene che la seconda, dopo aver concepito l'idea della prima,
vede la vita in modo diverso. Kieslowski segue il percorso fino a un
certo punto. Non ci dà una risposta, ma ci pone piuttosto una
domanda: atto alquanto raro nel cinema di oggi, dove i più offrono
risposte conclusive su qualsiasi discorso riguardi l'uomo.

Per la sensuale, sofferta, spontanea e complicata interpretazione
dei due ruoli, Irène Jacob è stata premiata come migliore
interprete femminile al Festival di Cannes del 1991. Le difficoltà
simboliche del film e la ricchezza della tematica sono state enormemente
sottovalutate dalla critica, che trovandolo sicuramente emozionante
per le incantevoli musiche di Zbigniew Preisner e la cinematografia
in genere, ha trovato difficile calarsi in una dimensione dell'intimità
umana che non rientra negli schematismi consueti del discorso sul doppio
nell'Occidente contemporaneo. Un motivo in più per far tesoro
di una tematica che è qualche passo oltre i discorsi sui gemelli,
i sosia e i cloni visti in un ambito tristemente materialista. Il film,
con tutta la sua carica di sensualità, è anzitutto dedicato
allo spirito.

(L'articolo è stato pubblicato nel dicembre
2000 su <strong>Notizie; Controluce con il titolo
Weronika e Veronique. Due ragazze che si sentivano esistere

( scusa l'ho preso dal codice html di un sito che non lasciava copiare il testo...quindi c'è qualche tags...)

ma ecco il film

http://www.youtube.com/watch?v=ihZ1TB9
http://www.youtube.com/watch?v=24cPx0WklrY
http://www.youtube.com/watch?v=1MRjOQXGwkU




http://www.youtube.com/watch?v=-XnTsyRwl-4



comunque oggi vorrei presentarti un film, un grande film di philippe garrel con nico l'ex cantante dei velvet underground

La Cicatrice interiore (di Philippe Garrel – Francia, 1972)

di Antonello Comunale

" Non dovete guardare questo film e porvi delle domande, dovete guardarlo nello stesso modo in cui camminereste nel deserto. Il film è fatto di tracce... e di pietre miliari... È un film basato sulle coppia. Sono stato un convinto sostenitore della soggettività della macchina da presa, ma ora credo più nella soggettività della regia. A quel tempo stavo provando ad essere molto creativo nelle mie immagini. Ora mi rendo conto che è meglio preoccuparsi di come raccontare una storia anziché del modo in cui usare la macchina da presa. La macchina da presa è un elemento accidentale” . (Philippe Garrel)
C’è un momento in L’Eau Froide di Olivier Assayas, in cui racconto cinematografico e sentito omaggio verso i propri maestri si fonde alla perfezione. I due giovani protagonisti, in fuga dalla società, si allontano sempre di più dai centri abitati. In pellegrinaggio verso il nord, il paesaggio si imbianca di neve, le immagini si aprono, i due amanti inghiottiti nelle inquadrature, si muovono ripiegati e infreddoliti, mentre l’organo di Janitor Of Lunacy sale piano piano all’orecchio. Il riferimento è a La Cicatrice interiore, il misterioso film che Philippe Garrel diresse nel 1972, quando la sua compagna nella vita era la “grande sfinge” della cultura popolare, Christa Paffgen, in arte Nico.
La Cicatrice interiore è un film estremo, senza compromessi di alcun tipo, di stampo prettamente sperimentale, che prosegue lungo le coordinate tracciate del gruppo Zanzibar, avamposto culturale per un gruppo di artisti ispirati dalle avanguardie, che sul finire degli anni ’60, si dedicarono ad un tipo di cinema lontano da logiche commerciali. Vi fecero parte, oltre a Garrel, Daniel Pommereulle, Michel Fournier, Alain Jouffroy, Bernadette Lafont, Serge Bard, Claude Martin, Patrick Deval e Edouard Niermans. Di quella stagione così particolare, che ruota intorno agli eventi del ’68, Garrel si rivelerà l’autore più eccentrico e originale. La Cicatrice interiore diventerà così, un piccolo manifesto di audacia autoriale e purezza creativa. Un’opera spregiudicata, che non spiega nulla e che rifiuta tutte le retoriche possibili di una classica storia lineare. Un eterno presente, un eterno girare su stesso, come una delle tante carrellate, che stilisticamente disegnano il film. Il deserto è del resto allegoria di per sé: un’infinita distesa della terra che è impossibile inquadrare, osservare, vedere in un sol colpo. Un’occhiata non basta; una sola immagine non si può inscatolare in un rettangolo, la metafora della deriva.
Il film si apre su Nico. Una vestale dal viso cavernoso e segnato, lontanissima dalla bionda icona dei Velvet Underground. Garrel sopraggiunge, la trascina, la spinge, le cinge le spalle. Lo stacco netto del montaggio taglia su una Nico disperata che giace a terra, e tiene per mano Garrel come una bimba. Quest’ultimo si libera dalla stretta, nel momento in cui la colonna sonora fa partire Janitor Of Lunacy e inizia un percorso circolare, una carrellata circolare, che si fa ricognizione del deserto. A seguire, disperazione e nichilismo in una donna, che si attorciglia nel lamento e che non ammette vicinanze nel dolore. Strattona Garrel e gli grida “I don’t need you”. La cicatrice interiore appunto.
Il film si piega su se stesso e parla la lingua criptica ed ermetica dei simboli. Il piccolo Ari, figlio di Nico, le Petit Chevalier che sulle note di My Only Child si allontana dalla madre, cinta da un cerchio di fuoco; il cavaliere Pierre Clémenti, che arriva dal mare nella terra di nessuno, per poter maneggiare la lava del vulcano e portarla in dono; il piccolo bambino perso nella distesa innevata che saluta e sorride sulle corde dell’innocenza.
Le specifiche tecniche del film sono davvero ridottissime in confronto all’impatto visivo. Girato in Egitto, in Islanda e nella Death Valley, la Cicatrice interiore è prima di tutto un film del disorientamento. I protagonisti vengono seguiti nel loro pellegrinare, senza un’origine e senza una meta. Gli elementi naturali sono indefiniti: distese innevate, dune desertiche, montagne minacciose, laghi, aperture aeree. L’ambiente è prima di tutto un’essenza, uno spirito, un campo lungo in cui immergere l’individuo.
Isolamento e silenzio sono i territori nascosti verso cui si muovono Nico e Garrel. Un percorso condiviso, tra immagini e musica. Difficile scindere la filigrana visiva da quella sonora, l ’occhio di Garrel dall’orecchio di Nico. Entrambi si allontanano dai frastuoni del passato: il ’68 parigino per lui, e la factory di Warhol per lei. Poche volte si è assistito ad un tale connubio di intenti, visioni e poetiche tra due amanti.
Per molti, l’ermetismo del film è un presuntuoso rifiuto del discorso canonico, causato in larga parte dall’influenza delle droghe, ma i simboli che promana sono un linguaggio sotterraneo da assimilare e con cui convivere. “Penso che nelle mie pellicole, i momenti che oggi sono muti e non dicono nulla, saranno decriptati un domani quando si sarà trovata la parola giusta ”. Che in Garrel alberghi anche un arrogante vezzo autoriale è fuor di dubbio, eppure è difficile trovare un autore francese altrettanto libero dalle convenzioni, altrettanto entusiasticamente impavido. Vigo, Godard, e chi più?

Nico - Desertshore (Reprise, 1970)

" Lei cambiò totalmente la sua immagine. Dall’essere bionda e vestita di bianco, allo scurire i suoi capelli, vestendo totalmente di nero…Visse in un sogno. Ogni cosa che faceva era parte di questo assunto, del fatto che lei ora era una persona diversa. Fu un sogno solitario, dove le amicizie occasionali furono ferite e rinnegate. La natura transitoria di tutto questo contribuì a riempire la sua vita... con questo fascino disperato. Fu un’esperienza così profondamente personale da essere incredibilmente potente”. (John Cale)
Ripercorrere anche solo mentalmente i punti salienti della vita di Nico significa narrare un pezzo significativo della cultura pop. Un’aliena bionda, che strinse sodalizi importanti, sia sul versante sentimentale che su quello artistico. Il più importante di questi, o comunque il più influente, fu sicuramente John Cale. Andy Warhol impose la presenza dell’algida modella ai Velvet Undergroud, con il risultato che Lou Reed, in particolare, le mostrò ben poco simpatia, impedendo che sull’esordio, i pezzi marchiati dalla sua voce fossero più di tre. Il feeling, invece, si trovò con John Cale, il più avanguardista e compositore dell’ensemble. E’ grazie alla mano di Cale, che Nico riuscì a realizzare i suoi dischi solisti, in particolare i lavori della “trilogia gotica”: The Marble Index, Desertshore e The End.
Desertshore è appunto il secondo tassello del mosaico. Un lavoro che prende le mosse da Marble Index, ma congela quella prassi musicale in un formato, in un’idea di musica della disperazione. Gli arrangiamenti ridotti all’osso, il canto algido e pietrificato, l’umore decadente, la malinconia che si fa dolore, sono tutte caratteristiche che contribuiranno a diffondere un ritratto di Nico, agli antipodi rispetto all’immagine glamour dei suoi esordi.
Il disco, prodotto e arrangiato da John Cale, con il contributo importante di Joe Boyd (Fairport Convention), ha tutt’ora lo status del classico senza tempo, perché senza tempo sono i riferimenti che lo alimentano: i lied romantici, la musica da camera, i madrigali medievali. Eppure se il solo pregio del disco fosse stato quello di lavorare su canoni musicali vecchi di secoli, allora avremmo avuto soltanto un valido esperimento di ricerca sul formato.
Il sodalizio Cale/Nico va oltre. L’impasto di organo e harmonium dell’iniziale Janitor Of Lunacy ha qualità droniche, che anticipano più di qualche musicista del settore. Lo stesso si può dire del tessuto strumentale della conclusiva All There Is My Own, marchiato a fuoco dalla viola di Cale, con quell’andamento così ubriaco e stordente.
Nel mezzo pochi brani austeri e glaciali. The Falconer è una cattedrale nel deserto. Le note iniziali di piano che si perdono nel flusso sonoro dell’harmonium. Risultato: una sinfonia morbosa e greve. Si va ben oltre la malinconia, un passo più vicini alla tristezza. My Only Child e Le Petit Chevalier sono omaggi al figlio Ari, avuto da Alain Delon. La prima completamente a cappella, non teme di mostrare la sua veste ecclesiale e religiosa, la seconda è una sibillina ouverture per clavicembalo cantata completamente da Ari, che chiude il lato A, con un senso di disagio strisciante.
Il secondo lato si apre con la gelida Abschied, testo in tedesco, musica segnata dal dolore e dal martirio, che fa un po’ il paio con Mutterlain il brano più cupo del lotto, scandito dai tocchi cronometrici e profondi del piano.
Sopra le note, il tormento, gli arrangiamenti, l’harmonium, la voce di Nico scandisce le sillabe con precisione fredda e ossessiva. Probabile retaggio fonetico delle sue origini mitteleuropee, che unite al registro neutro e asessuato del canto contribuiscono a rendere la sua voce un segno irripetibile nella storia della musica.

ecco il film http://www.youtube.com/watch?v=jDDWztgs06M




http://www.youtube.com/watch?v=RQfRKUUW3pY


oggi, voglio farti vedere qualcosa di mio...

un teatro installato. clicca sulle foto per ingrandirle...e ascolta soprattutto il "suono" che si allontana

http://www.teatro-oziosazio.ch/teatroinstallato/index.html




oggi voglio farti vedere un fillm "duro"

inizia con quello che assomiglia proprio ad uno stupro, in una stradina mezza buia di Manchester: tanto per invitarci subito a non simpatizzare con quel genere di protagonista. Dovremmo odiarlo, questo Johnny dalla faccia d'angelo - ma di quelli sterminatori - che indoviniamo da quel poco che traspare sotto la barba sparsa: il solito marginale. E nel film, la solita galleria di personaggi nella vertigine della clochardizzazione. E invece no: finiremo per adorarlo, questo Johnny.

Già la vediamo con un altro occhio, ora che sbarca a Londra: nell'appartamento incasinato di una sua ex-ragazza che ci coabita con l'amica, una specie di uccello notturno costretto a svegliarsi alla luce di mezzogiorno. Sarà per gli occhi chiari di Johnny, o per la fragilità smunta delle due, o per una specie di detestabile yuppie in mutande che, parcheggiata la Porsche sotto casa, installa sé stesso e la propria legge ruffiana nei letti di casa. E sarà per quel modo tutto suo, che ha Mike Leigh (HIGH HOPES, LIFE IS SWEET) per osservare queste cose: con un pizzico di compassione, di tenerezza che affiora dalla paura per quegli abissi che si spalancano poco discost; e, cosa più rara, un umorismo feroce. Strappato a viva forza da un contesto che ci invita a ben altre riflessioni.

È questo il tono Mike Leigh, ciò che rende il suo film indimenticabile: la crudezza, la volontà di affondare nel più fondo della miseria, di far sputare sangue e bestemmie ai suoi poveracci, ma di non mai perdere di vista la relatività di queste cose terrene. Ben oltre la loro disperazione: quando raggiungono le spiagge ancora più significative della loro assurdità. Così, quando Johnny esplora le gambe di uno dei suoi uccelli notturni, scopre uno dei tanti buchi nelle calze sdrucite: "Cos'è, un incidente, o la moda? No: è il ragno che le tesseva che era andato in pausa". O, ancora, scoprendo un boomerang appeso sopra il camino: "Tò, il tuo boomerang è tornato". Nell'universo crepuscolare che Johnny non può interrompersi di esplorare, le sue osservazioni sono come sprazzi di vita: ci strappano la risata, ma al tempo stesso la misura del terrore che queste situazioni ci ispirano. Perché Johnny finirà ovviamente calpestato sull'asfalto, un po' come il protagonista di Carax ne GLI AMANTI DEL PONT-NEUF: ma citando Shakespeare, e invocando l'Apocalisse, spiegando Omero ed Hitchcock ad un guardiano notturno, uno dei tanti personaggi dalla solitudine atroce ma lunare che Mike Leigh ci fa incontrare. Mentre ad una delle sue belle (si fa per dire, che è dura essere disperate e pure belle) racconta che il Discobolo che fa da soprammobile assomiglia al fattorino che consegna le pizze a domicilio.

Tutto organizzato attorno alla noncurante disperazione del sua attore centrale (David Thewlis, ovviamente straordinario) NAKED nasce da un'esigenza assoluta di far cinema, di sprofondare l'occhio della cinepresa dove gli altri si fermano alle formule. Come il suo protagonista: ammosciato ed ancora a pezzi per le botte, a malapena risistemato dalla cure dei suoi smunti e coraggiosi angeli custodi, dopo aver molto bevuto e un poco pianto mormorando le canzoni dell'infanzia agrodolce di Manchester, cosa volete che faccia se non continuare a derivare? E lo vediamo allontanarsi zoppicando lungo la riga bianca sull'asfalto, come un uccello fatto a pezzi che non rinuncia a non tentare di svolazzare.

Come il suo film, i suoi vagabondi, il nostro tempo: ad altezza d'uomo, ad aspirazione cosmica.

ecccolo
http://www.youtube.com/watch?v=ASD6SVVDz0c

ontinua... http://www.youtube.com/watch?v=SZbpo2WKWew
http://www.youtube.com/watch?v=zVagrlSsRaQ


per capire meglio questo grande cineasta inglese... http://www.youtube.com/watch?v=6dlukluHzyQ






http://www.youtube.com/watch?v=f18dDWDiXz8




http://www.youtube.com/watch?v=wFlECvosy5A...ted&search=



il grande GUS VAN SANT


http://www.youtube.com/watch?v=jbQ-jsqEGt8
http://www.youtube.com/watch?v=vnzip4jJ5Gg
http://www.youtube.com/watch?v=VRE5RZijKD0
http://www.youtube.com/watch?v=WwXki1ngy3U
http://www.youtube.com/watch?v=kcrJVP_FV-s





http://www.youtube.com/watch?v=V5_Qj-tmqlU...ted&search=



oggi volevo presentarti solo un film...ma un grande film.

robert altman - vincent & theo

http://www.youtube.com/watch?v=aL7NzAfscOM ( il + grande film sulla vita di vincent van gogh)



questa notte non poteva mancare: il + grande, il + paranoico...il + geniale...
parlo di stanley kubrick

http://www.youtube.com/watch?v=z2V9PruVIqA









stiamo per proiettare il + grande regista europeo... ingmar bergman. non perderti un solo fotogramma

http://www.youtube.com/watch?v=MeehCG9oF4c
http://www.youtube.com/watch?v=H3WNMH-ir8A
http://www.youtube.com/watch?v=FXkOavH31lU
http://www.youtube.com/watch?v=U2_gJc4ZH2M
http://www.youtube.com/watch?v=7YTS-AuF5U0
http://www.youtube.com/watch?v=3O01zxTTrQY





http://www.youtube.com/watch?v=Hd7y6A-5uTY



omaggio al grande pasolini.

http://www.youtube.com/watch?v=fmtK8E3DAk4
http://www.youtube.com/watch?v=tuCJ-gYo9Wg
http://www.youtube.com/watch?v=c2UsbLfvLO0
http://www.youtube.com/watch?v=zqpVJxulV18
http://www.youtube.com/watch?v=5Rh5d8AxvrM




bonsoir
cinema francese...

dominik moll
http://www.youtube.com/watch?v=HH8XuaeY1vE

leos carax

http://www.youtube.com/watch?v=t-aaIGyK5cA
http://www.youtube.com/watch?v=409W8TzFT8Q
http://www.youtube.com/watch?v=13FW0dSKQ6M
http://www.youtube.com/watch?v=DNJCDPKQGOA

bruno dumont

http://www.youtube.com/watch?v=vq1YMMjaTII
http://www.youtube.com/watch?v=dTsk4ZbvezA

robert guediguian
http://www.youtube.com/watch?v=XuHpysPusGQ

cedric kahn
http://www.youtube.com/watch?v=z4BYjgkwmIU

claude lelouch

http://www.youtube.com/watch?v=0JH8_4NiwfQ





solo questo film
http://www.youtube.com/watch?v=-HUb3JbO-Cc





questo è un grandissimo film...dura 7 ore
http://www.youtube.com/watch?v=Rj57-Do-O1Q
http://www.youtube.com/watch?v=q8DOQFccj00
bela tarr...il + grande regista ungherese
entra gratis



vittorio de seta un documentarista calabrese
http://www.youtube.com/watch?v=i47CK16nN6E



Il nostro povero cineclub riapre...

con una retrospettiva su kira muratova

http://www.youtube.com/watch?v=vzBbvCQ1f9c

http://www.youtube.com/watch?v=KQCt1WvjQZ0

http://www.youtube.com/watch?v=fhawlApVJVI



beh, quando uscite lasciate almeno un grazie...




oggi solo un VIDEO DIGITALE


ma che VIDEO!!!!


iggy pop e goran bregovic...
http://www.youtube.com/watch?v=tghJ2d2gEQY


ENTRATE GRATIS




videoart - videoinstallazioni
iniziamo con il diario visuale dell'artista americana nan goldin.

http://www.youtube.com/watch?v=IAAKxJ5Xn2k
http://www.youtube.com/watch?v=DD6E6jCY2GY
http://www.youtube.com/watch?v=8hVgSawarIA

non potevo dimenticarmi del + grande videoinstallatore...
parlo del poeta bill viola

eccolo
http://www.youtube.com/watch?v=Wq4rso5JxoM
http://www.youtube.com/watch?v=dWj1Ub9s17I

buona visone...

seLE



dove sono le chiavi? ah eccole

http://www.youtube.com/watch?v=Td9_pCMv3pI


Berliner Lied
http://www.youtube.com/watch?v=WV1DewnTR48



Tu in sala... e l'operatore dietro di te...ah la polvere sulle poltrone.

http://youtube.com/watch?v=TdYwdl9Sm04

http://youtube.com/watch?v=t6JiAENtfAI

http://youtube.com/watch?v=51hZCGU-djU




una piccola retrospettiva su BUSTER KEATON

http://www.youtube.com/watch?v=x6pawpsJVHw

http://www.youtube.com/watch?v=3f3qLhME0aQ (SOUNDstupenDO )

http://www.youtube.com/watch?v=n3xh108cLb

abbassa abbassa la saracinescaAAAAAAA!! sta passando un corteo funebre. oddio che giorno "FUNESTO"...chiudiamo di nuovo. si apre domani.




oggi sono triste. è morto ingmar bergam.

solo per i veri cinefili...proiettiamo questa pellicola.

http://it.youtube.com/watch?v=MeehCG9oF4c



purtroppo su you tube non trovo i film di anghelopulos...

ti dedico la recensione del mio film preferito


L'eternita e un giorno

Un famoso scrittore lascia la sua casa di Salonicco per recarsi in auto all'ospedale da dove forse non uscirà più. L'incontro con un ragazzino albanese, lavavetri clandestino, lo toglie per qualche giorno dalla solitudine; il ricordo della moglie morta lo riporta a un passato troppo dedicato a sé stesso e al lavoro, troppo poco al suo prossimo. Scritto con Tonino Guerra e Petros Markaris, con la fotografia dell'abituale Yorgos Arvanitis e di Andreas Sinanos, l'11 film di Anghelopulos - Palma d'oro al 51 Festival di Cannes 1998: un altro premio in ritardo - è un esercizio di maestria poetica, fin troppo poetica, che scivola nel poeticismo e nella maniera per un'eccessiva accumulazione di metafore, temi, situazioni, suggestioni. Troppa letteratura: la figura incongrua del Poeta ottocentesco che compera le parole; il susseguirsi di finali nell'ultima parte fino alla scelta di quello più ideologico. Il che non impedisce allo spettatore capace di attenzione, ascolto e abbandono a ritmi inconsueti di ammirarne l'alto splendore figurativo e alcune sequenze memorabili come quella del rito funebre per il piccolo Selim.




comunque...

...che strana coincidenza la morte contemporanea dei 2 grandi registi dell'incomunicabilità.
a volte la vita, soprattutto nelle circostanze tristi, ci lascia dei segni, allontanandosi in fretta per non farsi riconoscere.
volevo parlarvi di michelangelo antonioni e ingmar bergman...i due grandi amici di cinema e viaggio volati via tenendosi per mano.
oggi siamo + soli.
http://youtube.com/watch?v=Mh1J2kHjh1A zabriskie point di antonioni
http://youtube.com/watch?v=yrFxj_ZCA-Q il settimo sigillo di bergman



ti lasco questi 2 film ... di sokurov.
eccolo
http://www.youtube.com/watch?v=et1XK0sOUN8 madre e figlio
http://www.youtube.com/watch?v=hB6zJIEccLA padre e figlio

ah, oggi non aprire...

sele



in italia, i B-movie negli anni 70 e 80 avevano assunto soprattutto un significato di film di bassa qualità...ma se andiamo a vedere gli ultimi film di tarantino troviamo tantissimo B-movie all'italiana( kill bill sembrava un western all'italiana...se non erro c'era anche la musica di ennio morricone)...sono stati rivalutati? credo di si.... lo stesso tarantino dedicÒ nel 2004 durante la mostra internazionale d'arte cinematografica una sezione chiamata: "italian kings of the bs"...e la proiezione di queste pellicole riscosse un grande successo.

per davidone...

tomas milian - e io ch emi pijo
http://youtube.com/watch?v=ZIqt1jeZb6A

il cinino, l'infame, il violento
con maurizio merli e tomas milian
http://youtube.com/watch?v=XFHpk3jDbLk

napoli violenta con maurizio merli
http://youtube.com/watch?v=j_CUStnzD-E

il grande sergio leone
http://youtube.com/watch?v=kFSKhRpHxqA

alla prossima...
sele



oggi volevo regalarti una perla del cinema... le margheritine di vera chytilovà.
troppo divertente...ti vedo un p così...ahhaah
http://www.youtube.com/watch?v=3WVSYwVKmVs



ah ragà, a berlino ho trovato un 35 mm veramente fantastico...proiettiamolo subito...quanti spettatori abbiamo?

http://www.youtube.com/watch?v=0QG4uKOp-7c



Allora posto il trailer e uno di questi tributi.
Il film è Stand by me - Ricordo di un' estate, tratto dal romanzo di S. King, l' unico non horror, ma una storia di adolescenti che diventano grandi insieme, in un' estate.

http://www.youtube.com/watch?v=FUVnfaA-kpI...ted&search=

http://www.youtube.com/watch?v=N3Ev8aGQAHo...ted&search=

Se ho sbagliato a postarli, fatemelo sapere subito.

Un caro saluto



cari amici cinefili eccomi qui con un "CORTO" d'una bravissima regista del cinema indipendente americano...dal SUNDAY FESTIVAL: andrea arnold.
http://www.youtube.com/watch?v=99RdIRVWJx8
ttp://www.youtube.com/watch?v=Uk-bTbo7Qxw

a presto
sele
http://www.youtube.com/watch?v=Uk-bTbo7Qxw

ops...

visto senza sonoro, ma ormai sono diventata così intelligente che capisco tutto senza bisogno di parole...anche perchè poi sono andata su google e ho trovato la trama...che è così interessante che viene la voglia di sapere come finisce...giudicate voi:

"Wasp è un cortometraggio della regista inglese Andrea Arnold, che ha anche ottenuto un premio oscar ( dalle mani di Jeremy Irons) per questo suo lavoro nella sezione apposita.
Il corto dura 23 minuti, è stato scritto e diretto dalla Arnold nel 2003.
La trama è la seguente:
Zoe (Natalie Press)è una madre single che non ha un lavoro fisso, vive in una brutta e squallida casa alla periferia di una città inglese e deve mantenere le sue 4 bambine, perciò cerca di arrangiarsi come meglio può per mandare avanti la famiglia. Un giorno per caso incontra Dave (Danny Dyer, "Human traffic")), un giovanotto piuttosto affascinante che è stato una sua vecchia fiamma. Lei ha voglia di rivivere la passione, ma non ha detto a Dave che è una madre. Si sente un po' in colpa per il suo atteggiamento menzognero, ma ha paura che lui, sapendo delle sue figle, la allontani ancora prima di riavvicinarla.
Ma deve pur dire a Dave di loro! Decide allora di fargliele conoscere quando una sera Dave la invita a cena fuori. Lei va all'appuntamento con le bambine ma le lascia ad aspettarla fuori dal locale, col proposito di farle entrare dopo. A questo punto della storia, però, accade qualcosa di molto strano, che è poi ciò che dà il titolo al corto: uno sciame di vespe viene attratto dal cibo proprio in quel pub e si scatena il panico tra tutti i presenti.
Zoe è ora chiamata ad una difficile scelta: essere felice o essere responsabile.
Non vi dico il finale per non rovinarvi la visione, sperando di avervi incuriosito.
Questo drammatico corto fa riflettere molto e non a caso ha vinto oltre 30 premi nei concorsi cinematografici di tutto il mondo"

dal link: vespe affamate






vorrei consigliare la visione di qualche film, che mi è piaciuto particolarmente e che sostengo non si può non aver visto rolleyes.gif alcuni sono grandi classici ma li metto lo stesso, cosicchè chi non li ha visti vada ad affittarli tongue.gif


Blow up Antonioni

Zabriskie point ""

Sussurri e grida Bergman

Persona ""

La dolce vita Fellini

8 e mezzo ""

Ferro 3_la casa vuota Kim ki duk

Time ""

Primavera, estate, autunno, inverno....e ancora primavera ""


Nosferatu(con isabelle adjani e klaus Kinski) Herzog

Aguirre, furore di dio ""

Un anno con 13 lune Fassbinder

les amants reguliers Garrel(bellissimo, io l ho visto un sacco di volte)esiste solo con i sottotitoli , è in francese

Shining Kubrik

Lolita ""

Eyes wide shut ""

Il vangelo secondo Matteo Pasolini

Teorema ""

Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto Petri

Hiroshima mon amour Resnais





forse l'abbiamo già proiettato... ma questo film, bisogna vederlo 5 volte!
http://www.youtube.com/watch?v=TZPDY3htb2g



In alternativa vi posto questo spezzone dal film Requiem for a dream, un dramma su due ragazzi e il mondo della droga.
Non volevo certo essere banale, ma spezzoni di altri film non ne ho al momento trovati, ma vi prometto che farò un bel lavoro appena troverò da trasformare a quick time.

http://www.youtube.com/watch?v=u94XvBUZOGI

Ciao ciao



non so perchè, ma alcune sequenze di questo film m'hanno fatto ricordare trainspotting!!
che bello quel film...con la musica del grande iggy pop!
http://www.youtube.com/watch?v=T3g9nTOV9KM


ma oggi, vorrei proporvi un film d'una regista francese veramente brava: catherine breillat - à ma souer
http://www.youtube.com/watch?v=q23-HhSXjCU
buona visione!

ps. ah davidone, per il mac avrei un paio di programmini... ma per il pc: BOHHHHOHHHHHHHH!!!
ahhahaah
un abbraccione
sele



conosci anche Pi greco, il teorema del delirio, dallo stesso regista Darren Aronofsky di Requiem, ho trovato solo questo breve spezzone e il trailer in inglese. Io no l' ho mai visto, ma deve essere interessante...visione consigliata.

http://www.youtube.com/watch?v=JRgIbKEsYT4

http://www.youtube.com/watch?v=kRy0wBnn-EM

Cia cia a tutti




oggi film tristissimi...entrate gratis!


http://youtube.com/watch?v=ehnx1C6VHDI naomi kawase
http://youtube.com/watch?v=7y0eLzvDkgU il + grande cameramann: christopher doyle
http://youtube.com/watch?v=h9KilQtsvf8 fruit chan

buona visione!




Ieri ho visto Arrivederci AMore Ciao... Bellissimo! Però la fine, che tristessa...



Vi posto un film bellissimo Million Dollar Hotel, sele l' hai mai visto? E' fantastico
Due clip:

http://youtube.com/watch?v=yInF1ixeHy8&...ted&search=

http://youtube.com/watch?v=AJJm7wHU8WY&...ted&search=

E' uno dei miei film preferiti, da pelle d' oca anche la colonna sonora.




hai visto il cielo sopra berlino con il grande nick cave?
eccolo!
http://www.youtube.com/watch?v=oZsy6Ekkq0M





il bellissimo jean pierre leaud... e la chanson!
http://www.youtube.com/watch?v=I-CKN6faIKg



siamo andati a raccogliere le MARGHERITINE di vera chytilovà.
http://www.youtube.com/watch?v=3WVSYwVKmVs



per i miei amici cineasti di bucarest....


http://www.youtube.com/watch?v=9Zy8qvckpO8




http://youtube.com/watch?v=IlITAknFAzs

smile.gif


tom tom che voleva volare....grazie AMA...rezza mia

ahhah
baZIno
sele



Million dollar Hotel...bellissimo film, e caro Tom...

Anche la colonna sonora è da brivido

http://www.youtube.com/watch?v=hQ-XKz0eNb8

http://www.youtube.com/watch?v=5nTzQ6F9_PI

...favoloso tutto
neva
molti dei film che tu hai citato gli ho visti sele, questo qui "il dono" non ho trovato lo youtube, magari lo cerchi?

2003 (Italia)
Michelangelo Frammartino


Il dono è una di quelle piccole opere d'arte, che tutti dovrebbero andare a vedere e che in realtà, chissà perché, non sono notate dal grande pubblico, né dai "critici".

Narra il quotidiano di un villaggio della Calabria, che contava qualche migliaia di residenti, e oggi ne sono rimasti soltanto una manciata: i suoi abitanti sembrano aspettare semplicemente che il tempo scorra, nell'indifferenza più totale delle ore che fuggono.

Un uomo anziano vive da solo in una piccola fattoria. Improvvisamente viene confrontato con la modernità, quando due operai, dimenticano a casa sua il telefono portatile e una foto pornografica scaricata da internet. Una ragazza che tutti credono invasata dai demoni, gironzola in bicicletta senza una meta precisa e offre gratuitamente il suo bel corpo, agli assalti senza tenerezza degli automobilisti che la prendono in auto-stop. Una bottega apre tutti i giorni le tendine, dove non entra mai nessun cliente. I bambini giocano con un pallone, che finisce per deambulare dal pendio del villaggio come fosse attratto da una voragine.

Una messa in scena silenziosa ma che parla come fosse un dipinto filmato e che dà la sensazione di camminare lentamente dentro ad un ritratto proustiano. La cronaca di un mondo rurale in via di estinzione e un inno alla semplicità dell'esistenza.

Il film cresce a misura che egli sostrae, al contrario dei molti cineasti che non cessano di addizionare, annegando la scrittura dei film, sotto il diluvio di un campo visivo sovraccarico. Ci si lascia rapire dal piano-sequenza, dall'immagine, dal tempo che viene filmato, ma mai dall'iconografia, dall'illustrazione o dall'effetto gratuito.
sele
QUOTE (neva @ Mar 1 2008, 03:33 PM) *
molti dei film che tu hai citato gli ho visti sele, questo qui "il dono" non ho trovato lo youtube, magari lo cerchi?

2003 (Italia)
Michelangelo Frammartino


Il dono è una di quelle piccole opere d'arte, che tutti dovrebbero andare a vedere e che in realtà, chissà perché, non sono notate dal grande pubblico, né dai "critici".

Narra il quotidiano di un villaggio della Calabria, che contava qualche migliaia di residenti, e oggi ne sono rimasti soltanto una manciata: i suoi abitanti sembrano aspettare semplicemente che il tempo scorra, nell'indifferenza più totale delle ore che fuggono.

Un uomo anziano vive da solo in una piccola fattoria. Improvvisamente viene confrontato con la modernità, quando due operai, dimenticano a casa sua il telefono portatile e una foto pornografica scaricata da internet. Una ragazza che tutti credono invasata dai demoni, gironzola in bicicletta senza una meta precisa e offre gratuitamente il suo bel corpo, agli assalti senza tenerezza degli automobilisti che la prendono in auto-stop. Una bottega apre tutti i giorni le tendine, dove non entra mai nessun cliente. I bambini giocano con un pallone, che finisce per deambulare dal pendio del villaggio come fosse attratto da una voragine.

Una messa in scena silenziosa ma che parla come fosse un dipinto filmato e che dà la sensazione di camminare lentamente dentro ad un ritratto proustiano. La cronaca di un mondo rurale in via di estinzione e un inno alla semplicità dell'esistenza.

Il film cresce a misura che egli sostrae, al contrario dei molti cineasti che non cessano di addizionare, annegando la scrittura dei film, sotto il diluvio di un campo visivo sovraccarico. Ci si lascia rapire dal piano-sequenza, dall'immagine, dal tempo che viene filmato, ma mai dall'iconografia, dall'illustrazione o dall'effetto gratuito.



neva, grazie per la segnalazione.


per voi, wong kar wai...
chungking express http://www.youtube.com/watch?v=Ndw86yadViQ&feature

fallen angels http://www.youtube.com/watch?v=R7c9FjlSZR0

happy together http://www.youtube.com/watch?v=0Dk3w6USzaU

in the mood for love http://www.youtube.com/watch?v=Pa0JAvjx05c
neva
http://www.tfmdistribution.com/lesfemmesdelombre/

questo è un bellissimo film, ragazzi

è la storia di alcune donne coraggiose che hanno collaborato affinché il piano dello sbarco di Normandia non venisse a conoscenza dei nazisti

(l'ho trovato solo in francese, comunque il frammento dà già un'idea)
neva
un altro bellissimo film, se vi capita...

http://www.lefilm-paris.com/

E' la storia di un parigino che si ammala e incominicia a chiedersi se morirà. La sua malattia gli dà un sguardo nuovo e completamente diverso nell'osservare la gente che incrocia. Il fatto di confrontarsi con la morte gli fa prendere coscienza del valore della vita, la vita degli altri e della città tutta intera...

Paris la chance...Paris l'amour...
sele
(uno dei miei film preferiti)...
morte di un matematico napoletano. con il grandissimo carlo cecchi( attore di teatro) nel ruolo di renato caccioppoli.
regia:mario martone



"Trama:

Il primo di maggio del 1959, nella sala d'aspetto di III classe della stazione di Roma, un uomo maturo e distinto, anche se sporco, trasandato e ubriaco, viene fermato dalla polizia per un controllo: è il matematico napoletano Renato Caccioppoli, professore universitario geniale, eccentrico ed ex comunista, ben noto a Napoli. Il mattino seguente, un commissario avverte telefonicamente il fratello maggiore del professore, Luigi, giudice e presidente di tribunale, appena tornato a Napoli con la moglie Emilia dal viaggio di nozze. Questi, come sempre, si occupa subito premurosamente di Renato, cercando di fargli condurre una vita ordinata e di allontanarlo dall'alcool, mentre Emilia, parlando da sola con il cognato, allude ad un rapporto amoroso, avuto con lui nel passato. Ma Renato le risponde con indifferenza, poi più tardi riceve il suo allievo Pietro, che egli prepara per un concorso ad una cattedra, e al quale ha corretto, o meglio rifatto, il lavoro che deve presentare. Luigi e Renato sono molto legati fra loro, anche se tanto diversi, e il giudice vorrebbe che il fratello prendesse libri, quadri o gioielli fra le cose di famiglia che vengono trasportate in un'altra casa. Ma Renato vuole soltanto qualche lettera del celebre Bakunin, che era loro nonno. Egli è evidentemente un uomo amareggiato, solo e infelice, che non crede più in niente: il lavoro non lo interessa, la politica lo ha deluso, il suo matrimonio con Anna è fallito. I due sono divisi da tempo. Ma ora la donna torna a Napoli e, in un incontro con l'ex marito, gli confida d'essere incinta di un altro uomo, ma di voler abortire, mentre avrebbe voluto tenere il bambino che aspettava quando era ancora sua moglie. Poi lo prega di farla tornare a vivere con lui, ma egli rifiuta: entrambi sanno di essersi feriti profondamente. In ultimo, Renato lascia ad Anna un ricco assegno, per aiutarla. Fra le lezioni all'università, gli esami, che lo annoiano, lunghe passeggiate di notte per i vicoli di Napoli, incontri con amici e con estranei, il professore trascorre gli ultimi giorni della sua vita. Va anche a salutare in una casa di cura la vecchia zia inferma, figlia di Bakunin, che lo esorta a smettere di bere. Poi, ritirata la pistola da una cassetta di sicurezza, nella notte si uccide. Lo trova morto la domestica il mattino del 9 maggio. Al cimitero, per il funerale, ci sono professori, studenti e politici, e si tengono discorsi ufficiali e retorici. Don Simplicio, l'assistente di Renato, ha ottenuto per lui dalla curia il permesso per i funerali religiosi, e il professore viene sepolto nella cappella di famiglia. Anna piange appartata. Qualcuno ricorda che, al tempo del fascismo, contro il quale Renato parlava troppo apertamente, la madre lo aveva fatto chiudere in un manicomio, per salvarlo dalla prigione. Lo scomodo personaggio, in vita, come in morte, ha turbato la città.

Critica 1: Ultimi giorni nella vita di Renato Caccioppoli (1904-59), matematico insigne, eretico e lucido compagno di strada del PCI, protagonista della vita culturale di Napoli, dandy alcolista che finì suicida. Il ritratto del personaggio un C. Cecchi di straziante intensità convive con un racconto corale che lo riflette come uno specchio in frantumi: più che il disegno di una struttura conta la forza centrifuga che da esso si sprigiona. Scritto con Fabrizia Ramondino, fotografato da un eccellente Luca Bigazzi, è l'esordio al cinema di un giovane teatrante di talento che va messo accanto alle opere prime di Visconti, Antonioni, Bertolucci, Bellocchio. È dispiaciuto ai cultori della Napoli tradizionale, è piaciuto alla giuria di Venezia 1992 che gli ha dato il secondo premio.
Autore critica:
Fonte critica Il Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli



Critica 2: Debutto cinematografico di un 32 enne napoletano, uomo dell'avanguardia teatrale italiana. Ed interpretazione-monstre di un altro uomo di teatro (regista, oltre che attore), Carlo Cecchi, che vorremmo vedere più di spesso al cinema. Scritta in collaborazione con la romanziera Fabrizia Ramondino, una testimonianza "da parte di coloro che l'hanno conosciuto, ma che nella sceneggiatura si è mescolata con l'immaginazione degli autori sugli ultimi giorni di vita del matematico Renato Caccioppoli. Geniale matematico, insegnante - faro per generazioni di studenti, saggista, nipote di Bakunin, suicidatosi nel 1959.
Morte di un matematico è un film sul conforto e sull'indifferenza. Conforto di una città che offre un calore sconosciuto a tante altre; indifferenza che genera solitudine, da un medesimo ambiente che può assistere con altrettanta superficialità al dramma umano. Come spiega bene Martone stesso: "Ho cercato di rappresentare la doppia natura del rapporto di Renato con Napoli. Da un lato l'enorme generosità con la quale la città si concede ai suoi figli, come se dei personaggi come Renato non potessero che uscire dal ventre di una città così complessa, e ricca. Dall'altro, il lato oscuro di Napoli, che ti deruba, ti rifiuta qualsiasi consolazione quando più ne hai bisogno".
In un continuo, allucinato vagabondare in quegli ambienti, il protagonista - vestito dall'identico, consunto impermeabile - traduce questo rapporto di amore-odio con una commovente partecipazione, alla quale Carlo Cecchi conferisce tutta la forza dovuta. Martone traduce l'originalità, la commozione del soggetto e dell'ispirazione in una visione fin troppo sapiente, bagnata dalla luce dorata di Luca Bigazzi: la propria inesperienza la sentiamo non certo nella carica umana, civile che anima il suo film. Piuttosto in un certo compiacimento registico, una certa enfasi sottolineata, ad esempio, dai movimenti di macchina che si perdono nel nulla. Corrimano di scale, cieli azzurri inseguiti per significare solitudini e trascendenze un po' troppo ricercate.
Ma, nel quadro del cinema italiano che sappiamo, il film splende per la sua ricerca (anche politica, psicologica, oltre che esistenziale) che lo impreziosisce come pochi.
Autore critica: Fabio Fumagalli
Fonte critica: rtsi.ch/filmselezione"
neva
un film stupendo, sele
sele
QUOTE (neva @ Mar 11 2008, 06:56 PM) *
un film stupendo, sele


già nevA.

grandISSIMO mario martone( nuovo direttore dello stabile di torino)

"Stabile Torino: Mario Martone direttore

"Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione del Teatro Stabile di Torino, riunitosi in data odierna, ha nominato all'unanimità il nuovo direttore nella persona di Mario Martone", così recita il comunicato che ufficializza il passaggio di consegne fra Walter Le Moli, che si era dimesso pochi giorni fa, e il nuovo responsabile artistico.

Martone, napoletano, 48 anni compiuti lo scorso 20 novembre, fondatore nel 1977 di Falso movimento e poi di Teatri Uniti, con Toni Servillo e altri, è un regista eclettico, capace di cimentarsi con prosa, lirica e cinema. Nel 1992 si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria a Venezia con Morte di un matematico napoletano (protagonista Carlo Cecchi). L'amore molesto ('95), Teatro di guerra ('98) e L'odore del sangue (‘03) sono stati tutti presentati a Cannes. Fra i premi sin qui ricevuti, Martone può vantare due David di Donatello per il cinema, premi della critica teatrale, l'Abbiati per l'opera lirica e un Ubu.

Per il teatro, oltre ad aver filmato lo spettacolo-manifesto di Teatri Uniti, Rasoi, su testi di Enzo Moscato, ha diretto Filottete di Sofocle nell'87, Riccardo II di Shakespeare nel ‘93, Terremoto con madre e figlia di Fabrizia Ramondino l'anno successivo, I sette contro Tebe di Eschilo nel '96, Edipo Re ed Edipo a Colono di Sofocle rispettivamente nel 2000 e 2004, I dieci comandamenti di Raffaele Viviani sempre nel 2000 e L'opera segreta di Enzo Moscato nel 2005.

Nella lirica, sono da segnalare l'intera trilogia Mozart-Da Ponte al San Carlo di Napoli (Così fan tutte, Don Giovanni e Nozze di Figaro l'anno scorso), Lulu di Berg a Palermo nel 2001, Matilde di Shabran e Torvaldo e Dorliska di Rossini al ROF di Pesaro (2004-2006), Un ballo in maschera di Verdi con Antonio Pappano a Londra (2005) e l'Antigone di Ivan Fedele, andata in scena quest'anno al Maggio Musicale di Firenze.

Martone ha già all'attivo la direzione del Teatro di Roma fra il '99 e il 2000, segnata fra l'altro dalla fondazione del Teatro India, e la partecipazione triennale al comitato artistico del Mercadante di Napoli. Il nuovo direttore artistico dello Stabile torinese incontrerà stampa e pubblico venerdì 21 dicembre al Teatro Gobetti."
Questa è la versione 'lo-fi' del forum. Per visualizzare la versione completa con molte più informazioni, formattazione ed immagini, per favore clicca qui.
Invision Power Board © 2001-2012 Invision Power Services, Inc.