obesità
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In collaborazione con:

Ecomind

Dott. Pietro Spagnulo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obesità

L'obesità è una malattia cronica, evolutiva e recidivante, caratterizzata da un aumento del grasso corporeo, che determina un peggioramento della qualità della vita ed è frequentemente associata a complicazioni mediche.

Per obesità si intende quella condizione che si verifica quando c'è un eccesso di massa grassa che oscilla intorno al 17% nel maschio e 25% nella donna. Tra gli indici di valutazione del grado di obesità viene utilizzato l'indice di massa corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI), che si ottiene dividendo il peso corporeo (espresso in Kg) per il quadrato dell'altezza (espressa in metri).

 

Peso Classe di obesità BMI
Sottopeso 18.5
Normopeso 18.5-24.9
Sovrappeso 25.0-29.9
Obesità moderata I 30.0-34.9
Obesità severa II 35.0-39.9
Obesità grave III > 40

 

Le cause dell'obesità (eziopatogenesi) possono ricondursi a due principali categorie:

  • fattori genetici , che predeterminano il numero degli adipociti (cellule adipose) e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico (in questo caso, nei figli i cui genitori sono entrambi obesi la probabilità di diventare obesi è cinque volte maggiore);
  • fattori ambientali , tra i quali: farmaci che possono causare obesità (ad esempio, antipsicotici, antidepressivi , antiepilettici, glucocorticoidi, insulina, etc.), fattori sociali, culturali, dietetici (nei paesi occidentali c'è stato uno spostamento nella dieta, da elevato tenore di carboidrati-fibre a diete ad elevato tenore di grassi), sedentarietà, fattori psicologici.

L'obesità si associa frequentemente ad uno scorretto comportamento alimentare, che talvolta può sfociare in un vero e proprio disturbo da alimentazione incontrollata. Sul piano psicologico le caratteristiche più peculiari e comuni di questo disturbo sono le seguenti.

- Bassa autostima : che spesso spinge a sovrastimare l'apparenza corporea, considerando il raggiungimento di una migliore forma fisica la chiave del successo e della realizzazione personale. Inoltre, la poca stima di sé contribuisce a far affrontare in maniera eccessivamente negativa le eventuali "sconfitte" o "cadute alimentari".

- Sensi di colpa: l'imporre a se stessi una dieta troppo rigida stigmatizzando eventuali trasgressioni, non solo è un atteggiamento che favorisce l'accadimento di queste ultime, ma soprattutto rende facile l'insorgenza dei sensi di colpa a causa della non adempienza alle proprie prescrizioni. I sensi di colpa, dunque, innescano un circolo vizioso grazie al quale il soggetto alterna momenti di restrizione alimentare con altri di perdita di controllo, modalità alimentare che altro non porta che allo sviluppo di pensieri e comportamenti perpetuanti l'obesità.

- Sintomi depressivi : a lungo termine, l'incapacità di adempiere ad una rigida prescrizione alimentare unita allo sperimentare numerosi fallimenti, può favorire l'insorgenza di sintomi depressivi che, in alcuni casi, possono risultare così significativi da interferire con le attività affettive, sociali e lavorative. Inoltre, l'utilizzo del cibo come "antidepressivo" non fa altro che peggiorare in maniera inesorabile la situazione.

- Pensiero dicotomico: è il modo di pensare contraddistinto dalla caratteristica di catalogare le cose in maniera estrema, cioè bianche o nere, belle o buone; questo atteggiamento risulta molto pericoloso in quanto rafforza il senso di fallimento di fronte anche ad una piccola "caduta" alimentare, favorendo l'insorgenza dei sensi di colpa e il successivo perpetuarsi dei sintomi depressivi.