psicoanalisi
Psicoanalisi
     
    Home Page
    Indice sezioni
    Forum
   
   
   
   
     
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La psicoanalisi è una disciplina che si pone come principali obiettivi lo studio dell' "inconscio ", del sogno , della sessualità e dello sviluppo sessuale e loro patologie, dei disturbi psichici e, in particolare, delle nevrosi . Fondatore di questa disciplina è stato Sigmund Freud agli inizi del 1900 che insieme ad un gruppo di colleghi ne definìmetodologia e regole, al di fuori degli ambienti accademici.

Psicoanalisi indica anche una metapsicologia , ovvero una teoria del funzionamento della mente umana, che viene descritta in termini dinamici , economici e strutturali . La ricerca psicoanalitica avviata da Sigmund Freud , sviluppata e modificata da studiosi di diversa nazionalità ed estrazione, ha molto contribuito, diventando un vero e proprio movimento culturale nel XX° secolo, alla diffusione di nuove concettualizzazioni del funzionamento dello psichismo umano; questi modelli si sono articolati non solo in merito a fenomeni come l'analisi dei sogni, degli istinti , delle pulsioni sessuali , e delle alterazioni delle modalità relazionali come i lapsus e gli atti mancati, ma anche rispetto alle motivazioni profonde dell'agire umano.

Il termine è usato anche per indicare il metodo di indagine e terapia psicoanalitico, che si basa sui principi del " determinismo psichico" e sulla presenza dell'entità chiamata "inconscio". Intervento tipico della terapia psicoanalitica è l'interpretazione delle libere associazioni , dei sogni , delle paraprassie ( lapsus e atti mancati ), e del " transfert ", nonché delle resistenze del paziente, le contestazioni del paziente alle interpretazioni stesse, interpretate come difficoltà o rifiuto rielaborativo inconscio del paziente rispetto al processo terapeutico.

La psicoanalisi, nella sua concezione originaria ( pulsionalismo freudiano ), si poneva come scopo precipuo sia quello di individuare le cause delle nevrosi in rapporto a specifici traumi psicologici accaduti nella vita passata del paziente e più o meno rimossi , che quello di aiutare la persona a rielaborare eventuali disturbi o difficoltà che coinvolgevano la sfera della personalità . La maggior parte della psicopatologia si teorizzava derivare infatti da un blocco dello sviluppo della funzione sessuale .

Nella Storia della psicoanalisi , tali modelli sono stati ritenuti dagli stessi psicoanalisti in gran parte obsoleti fin dagli anni '60 del secolo scorso, e sono stati progressivamente rielaborati e sostituiti da nuovi modelli chiamati "psicologia delle relazioni oggettuali", psicologia del Sè e psicoanalisi intersoggettiva , che si focalizzano maggiormente sui cosiddetti "oggetti relazionali", con un sostanziale abbandono, quindi, delle originarie concezioni freudiane e con importanti sviluppi epistemologici e di teoria della clinica.

Attualmente, sono in corso a livello teorico tentativi di studio ed integrazione tra le modellizzazioni della psicoanalisi e molte nuove acquisizioni della psicologia, dell'etologia, della psicopatologia e nelle neuroscienze, in un'ottica che sta portando allo sviluppo di una miriade di modelli "integrati" ritenuti epistemologicamente più validi.

Gli studi dipsicologia evolutiva , neurobiologia ed etologia comparata , attraverso il tramite della neuropsicoanalisi dei Solms e di Siegel, delle recenti ricerche sui sistemi neurali mirror e della teoria dell'attaccamento di John Bowlby si stanno in molti punti saldando con gli sviluppi derivativi dei modelli psicodinamici, soprattutto nelle loro forme più aggiornate. Sull'efficacia della psicoanalisi come metodo terapeutico, inoltre, sono presenti in letteratura diverse accese controversie. La ricerca empirica in psicoterapia sta riformulando le metodiche valutative di alcuni degli assetti processuali che vengono implementati nella prassi psicoterapeutica ad orientamento dinamico; è principalmente l'attuale movimento di ricercatori che si riconosce nella Society for Psychotherapy Research , che vede anche la presenza di numerosi studiosi della psicoanalisi, che sta cercando di approfondire - attraverso valutazioni strutturate - i fattori terapeutici specifici ed aspecifici della psicoanalisi e dei trattamenti psicodinamici.

 

Il termine psicoanalisi fu coniato nel XX secolo unendo le parole psiche e analisi (sul modello tedesco di Psychoanalyse), psiche è un termine greco che significaanima , ossia spirito (vitale) dell'uomo e analisi che è formato dalla preposizione greca ana che significa in parti uguali e lisi che significa sciogliere, dunque psicoanalisi letteralmente significa indagine delle singole parti costitutive di quel che anima l'uomo.

 

"Psicoanalisi" è considerata la dicitura corretta, volendo alcuni riservare il termine Psicanalisi (senza la "o") solo alla psicoanalisi di orientamento Lacaniano .

 

La psicoanalisi nacque alla fine del XIX secolo , nell'ambito della neuropatologia . A quel tempo infatti disturbi psichiatrici come la paralisi motoria isterica o la fobia venivano trattate spesso da dei neurologi, ma con mezzi psichiatrici come l'ipnosi . Inizialmente Freud, docente di neuropatologia, sottopose a terapia una paziente attraverso una tecnica che aveva messo a punto dopo i suoi studi a Parigi, nel 1885 presso la scuola di neurologia di Charcot alla Salpetriere e nel 1889 presso la scuola di neurologia di Hippolyte Bernheim a Nancy: l' ipnosi . La possibilità di utilizzare questa forma di diagnosi e terapia era data dall'idea iniziale di Freud che le nevrosi riscontrate nelle persone adulte fossero prodotte a partire da uno e uno solo, trauma infantile di natura sessuale subito dall'individuo. Tale trauma era stato rimosso, e dunque dimenticato a livello cosciente, dall'individuo stesso a protezione del suo equilibrio mentale ma a costo di una grave sintomatologia fisica. Si immaginava, dunque, che la semplice abreazione , cioè la presa di coscienza del ricordo, potesse essere terapeutica. A poco a poco Freud stesso si rese conto che la tecnica ipnotica aveva dei limiti: dopo un certo periodo di tempo più o meno lungo, infatti, il paziente così trattato tornava ad essere nuovamente sintomatico , potendo ripresentare sia lo stesso sintomo iniziale che un nuovo sintomo. A questo punto, Freud perfezionò il suo lavoro cominciando ad operare secondo una modalità molto più somigliante a ciò che verrà poi chiamato psicoanalisi : abbandonò l'ipnosi e introdusse la tecnica delle libere associazioni. Freud, a quel tempo, tentava di comprendere il funzionamento della mente e di spiegarlo attraverso leggi fisiche.

La teoria psicoanalitica si basa su due ipotesi fondamentali:

  • il principio del determinismo psichico o di causalità
  • l'esistenza dell'inconscio

Il principio del determinismo psichico dice che come nella natura che ci circonda anche nella mente nulla avvenga per caso, ogni evento psichico è determinato dagli eventi che lo hanno preceduto.
Sarebbe distruttivo se alla nostra coscienza esistesse tutto il cumulo di memoria di eventi concatenati da quando siamo nati ad oggi, ci ricordiamo quel poco che ci serve. Però se guardiamo una foto siamo in grado di ricordare una vacanza avvenuta anni prima o se sentiamo una musica ci viene in mente la discoteca dove l'abbiamo sentita, o un profumo ci può far venire in mente la campagna, una donna, l'auto. Tutto quello che abbiamo vissuto può essere rievocato. Per convenzione si chiama inconscio tutto il materiale di cui l'individuo è inconsapevole e preconscio tutto il materiale che con un piccolo sforzo si può richiamare alla memoria.

Nella teoria psicoanalitica la risposta agli stimoli può avvenire per:

  • istinto
  • pulsione

L'istinto è la necessità di reagire agli stimoli mediante un comportamento innato, stereotipato e costante. Ad ogni stimolo corrisponde una prefissata risposta motoria . La pulsione, invece è la capacità umana di reagire agli stimoli senza che sia inclusa necessariamente una risposta motoria. Lo stato di eccitazione che lo stimolo produce è attivato da un'energia psichica, chiamata convenzionalmente libido .

Seguendo questa strada, Sigmund Freud ed i suoi allievi, tra cui sua figlia Anna Freud, indagarono su fenomeni psichici apparentemente contraddittori, quali ad esempio le risposte a conflitti tra motivazioni opposte, gli auto-inganni o i falsi moralismi, interpretandoli come meccanismi di difesa . Ad esempio, l'uomo che nega a se stesso certe rappresentazioni mentali disturbanti lo farebbe per ottenere il vantaggio di non provare angoscia. Oppure, l'emergere di certi atteggiamenti moralistici può in alcuni casi essere interpretato come la conseguenza funzionale di un senso di colpa per azioni ritenute "riprovevoli", o della trasformazione di pulsioni sessuali represse o deviate dal loro oggetto naturale.

Nell'esplorare la vita psichica dei pazienti e nel condurre la terapia, talvolta molto energica e direttiva, Freud si accorse che i pazienti sviluppavano nei suoi confronti reazioni emotive, positive o negative, come amore o odio. Ne concluse, in accordo con la sua ipotesi dell'origine infantile delle nevrosi, che si trattava di un trasferimento verso la sua persona di atteggiamenti affettivi, che i soggetti stessi avevano provato nell'infanzia verso i propri genitori.

Questo trasferimento di sentimenti, convenzionalmente venne chiamato transfert . Trasfert positivo nel caso di sentimenti positivi come l' amore verso l'analista e tranfert negativo nel caso di sentimenti negativi come l' odio verso l'analista. Naturalmente anche l'analista può provare dei sentimenti verso il paziente e questo si chiama convenzionalmente controtransfert . Anche il controtransfert può essere positivo o negativo ma di solito l'analista riesce ad analizzarselo e a strumentalizzarlo a fine terapeutico.

La psicoanalisi ebbe ben presto dei seguaci, riuscendo Freud a farla accettare come tecnica terapeutica per un certo tipo di malattie psichiatriche come le nevrosi, che non avevano ancora trovato terapie efficaci. Così intorno a Freud, nella città di Vienna, si andò formando il primo gruppo di allievi; questo permise a Freud di fondare nel 1910 l' Associazione Psicoanalitica Internazionale ( International Psychoanalytical Association ), definendo così i criteri di formazione dei futuri analisti basati sull'analisi personale, le supervisioni, i corsi clinico-teorici. In quel periodo si vennero formando le prime società psicoanalitiche nazionali che aderiranno in seguito all'Institut Psychoanalitical Association.

L'insegnamento della psicoanalisi iniziò attraverso regole che Freud codificò ben presto; sono regole che comportano un particolare percorso di addestramento del candidato psicoanalista; questi doveva sottoporsi allo stesso trattamento analitico, per acquisire lo strumento con il quale poi lavorerà con i suoi futuri pazienti. Tale relazione rendeva possibile una formazione esperienziale diretta, fondamentale per poter in primo luogo risolvere le possibili problematiche personali del futuro analista, ed in secondo luogo per permettergli di esperire direttamente i vissuti ed i processi propri della dinamica analitica. Questa fu chiamata analisi didattica e differiva dall'analisi personale solo per il fatto che le sedute didattiche venivano omologate in uno speciale registro. Inizialmente l'analisi didattica durava un mese.

La psicoanalisi, applicata ad ambiti diversi da quello clinico originario, divenne una filosofia della vita, cioè una concezione generale della natura umana e dei suoi rapporti con il mondo (Weltanschauung), in cui l'uomo viene visto come agito da forze inconsce e pulsionali (come gli istinti) su cui sostanzialmente ha uno scarso controllo consapevole, finché non fa la terapia. In un'epoca in cui iniziava ad esserci una grande fiducia nella scienza, il clima era favorevole ad accettare tale visione della natura umana.

I principali nomi da ricordare fra i primi analisti con il loro contributo sono: Sandor Ferenczi (pioniere dei pionieri), Hans Sachs (l'inconscio creativo), Otto Rank (il mito della nascita dell'eroe), Karl Abraham (il primo psicoanalista germanico), Max Eitingon (l'organizzazione dell'analisi didattica), Ernest Jones (la biografia di Freud). In seguito Paul Federn (la teoria della psicosi), Ella Sharp (la ricerca sull'empatia), Helen Deutch (la maturazione della donna), George Groddeck (l'analista indomito), Melanie Klein (la psicoanalisi dei bambini), Wilhelm Reich (l'analisi del carattere),Otto Fenichel (l'enciclopedia della psicoanalisi) e Anna Freud (l'Io e i meccanismi di difesa), Heinz Hartmann (Psicologia dell'Io), Edward Glover (La teoria della tecnica). Un posto particolare spetta alla variante della Psicologia analitica , di Carl Gustav Jung , psichiatrasvizzero , il cui interesse si incentrò sullo studio dei modelli (o schemi mentali) impersonali e collettivi, che presumeva operassero anch'essi nell'inconscio, modelli che chiamerà archetipi . Qui Jung credette di trovare la chiave per un'interpretazione collettiva di particolari fenomeni psicologici, o di fenomeni culturali, religiosi ed artistici che Jung vede come espressioni di modelli archetipici , presenti in un particolare "repertorio simbolico universale" chiamato "inconscio collettivo".

La psicoanalisi ebbe un enorme impatto culturale ed influenzò molti scrittori, filosofi e scienziati sociali del 1900 come Italo Svevo , James Joyce , Bertrand Russell ed Herbert Marcuse ; molti intellettuali si sottoposero ad analisi, come Oscar Pfister (psicoanalisi e fede), Geza Roheim (Psicoanalsi e antropologia), Felix Deutsch (Psicoanalisi e medicina interna), August Aichorn (l'amico della gioventù traviata), Marie Bonaparte (il problema della sessualità femminile), Siegfried Bernfled (i limiti dell'educazione), Karen Horney (l'enfasi della cultura),Kate Friendlander (Prevenzione della delinquenza giovanile), contribuendo a diffonderla.

La psicoanalisi entrerà in Italia passando da Trieste dove Edoardo Weiss , analizzato daPaul Federn , allievo di Freud, diede impulso decisivo alla Società Psicoanalitica Italiana che era stata fondata a Teramo nel 1925 da Marco Levi Bianchini , libero docente presso l' Università di Napoli , Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Teramo .
Nel 1932 la S.P.I. fu trasferita a Roma e riorganizzata da Weiss che, nello stesso anno fondava la Rivista di Psicoanalisi, tuttora organo ufficiale della Società. In quel periodo spiccavano le figure di Cesare Musatti , Nicola Perrotti , Emilio Servadio e Alessandra Tomasi di Palma che contribuiranno, anche in seguito, alla divulgazione e al progresso clinico-teorico della psicoanalisi in Italia e all'estero.

 

Nel corso del secolo, soprattutto nel secondo dopoguerra ed anche per influenza dello sviluppo delle scienze umane, come la psicologia sociale , la psicoanalisi dei successori ("neofreudiana") si è progressivamente distaccata dagli originari approcci "pulsionalisti", ovvero legati alle dinamiche intrapsichiche delle pulsioni e della "libido". Si sono sviluppate invece versioni "relazionali", orientate alla comprensione delle dinamiche dei cosiddetti "investimenti oggettuali" e della loro articolazione nelle relazioni interpersonali.

Il luogo ultimo di origine di tali investimenti e quindi delle motivazioni umane rimane comunque l'"inconscio", concetto centrale per la comprensione dell'ottica psicoanalitica (o psicodinamica). I diversi orientamenti di stampo più relazionale nati dalla iniziale psicoanalisi pulsionalista, hanno in parte riformulato i pilastri teorico-tecnici della "libido", del "determinismo psichico", dei "processi transferali", e soprattutto dell'"inconscio".

Tra gli anni '80 e gli anni '90 si sono ridotti gli studi che si proponevano di controllare gli esiti della psicoanalisi come metodo clinico. Tale tendenza si è però modificata negli ultimi anni, con la ripresa di ampi studi e meta-analisi sull'efficacia degli approcci psicodinamici (ovvero, derivati dalla psicoanalisi) nell'ambito della psicoterapia; interessanti appaiono a questo proposito gli attenti lavori di ricerca supportati, a livello internazionale, dalla SPR,Society for Psychotherapy Research .

 

La psicoanalisi fu sviluppata da Freud per cercare di affrontare i problemi di alcuni pazienti con cui falliva la tecnica catartica ( ipnosi ) utilizzata prevalentemente dal suo collega Breuer.

Freud parte da un modello in cui la mente umana ha una struttura tripartita: Io , SuperIo ed Es ; il primo è il substrato cosciente, media il rapporto con la realtà ed è quello di cui si ha consapevolezza; l'Es è esattamente il suo opposto ( inconscio ) e rappresenta il sostrato pulsionale dell'essere umano, caratterizzato da processi di funzionamento "primari" e basati sul "principio del piacere". Tuttavia nell'adulto il contenuto psichico dell'Es è celato e reso normalmente inaccessibile dal SuperIo, che rappresenta il 'censore' della mente umana. In una situazione di normalità i ricordi rimossi che stazionano nell'Es vengono ostacolati dal SuperIo e quindi non riescono a raggiungere l'Io; quando invece un qualsiasi elemento cosciente riesce a 'risvegliare' un oggetto rimosso nasce un conflitto tra il ritorno del rimosso e le resistenze del SuperIo. Alcuni esiti conflittuali strutturali sono alla base dei processi nevrotici; si parla di Psicosi laddove l'alterazione delle strutture della personalità risulti tale da compromettere del tutto il contatto con la realtà.

Il metodo psicoanalitico originario si basava sull'idea che le nevrosi scaturiscano dall'incapacità dell'Io di impadronirsi delle idee rimosse: in altre parole, per Freud l'elaborazione del motivo patologico è già di per sé cura del disagio stesso. Tuttavia gli elementi rimossi non sono noti a priori, e quindi è impossibile cercare in una direzione precisa. Per questo motivo Freud basa la tecnica terapeutica sul concetto di associazione libera , ovvero sul lasciare il paziente completamente libero di produrre associazioni semantiche, rappresentazionali e mnestiche durante le sedute.

Il soggetto viene quindi invitato a parlare liberamente di ciò che vuole, senza censurare nulla di quello che pensa ed a cambiare argomento ogniqualvolta lo desideri. La 'speranza' dell'analista è che, in seguito a processi associativi inconsci, il paziente rievochi elementi (o parti di essi) rimossi e permetta quindi all'analista di aiutarlo nella ricostruzione dei fatti, attraverso diverse procedure tra cui la "celebre" 'interpretazione'.

Particolare importanza hanno per Freud i sogni , egli infatti parte dal presupposto che durante il sonno REM la vigilanza del SuperIo sia ridotta, facilitando quindi il ritorno del rimosso all'Io sotto forma di materiale onirico, che si può ricordare al risveglio. In pratica il sogno è la strada maestra per addentrarsi nelle rappresentazioni simboliche e stratificate dell'inconscio.

Il fenomeno comunemente chiamato sogno è caratterizzato dall'avere un contenuto manifesto , ciò che effettivamente si ricorda al risveglio e un contenuto latente , composto da elementi rimossi alterati. Il passaggio dal contenuto latente a quello manifesto è operato dal lavoro onirico che è sostanzialmente strutturato in due processi: lo spostamento e la condensazione . Lo spostamento comporta la deviazione dell'elemento rimosso verso oggetti differenti, mentre la condensazione comporta l'unione di più elementi rimossi in un unico 'blocco audiovisivo'. Compito dell'analista è proprio quello di interpretare il sogno, al fine di ottenere il contenuto latente a partire da quello manifesto, facendo associare il paziente sulle rappresentazioni audiovisive e simboliche che l'inconscio lascia filtrare.

 

Freud considerava la psicoanalisi una : "Ho sempre considerato una grande ingiustizia il fatto che non si sia voluto trattare la psicoanalisi come qualunque altra scienza naturale" (Sigmund Freud, "La mia vita e la psicoanalisi").

Tra le prime critiche al proposito va menzionata quella di un altro famoso viennese di quei tempi, l'umorista Karl Kraus (1874-1936) che era di diverso avviso su quella che va considerata, la creatura di Freud: la psicoanalisi. La psicoanalisi, sosteneva Karl Kraus, è più una passione che una scienza. Tra i corrosivi aforismi di Kraus contro la psicoanalisi il più celebre è forse quello che la definisce "quella malattia di cui ritiene di essere la terapia".

Su questo tema del fascino della psicoanalisi "ottenebrante la ragione" ritornerà più tardi il logico e filosofo Ludwig Wittgenstein (1889-1951). La psicoanalisi è "una mitologia che ha molto potere". Più in particolare, il procedimento della libera associazione delle idee, fa presente Wittgenstein, è alquanto oscuro, "perché Freud non chiarisce mai come possiamo sapere dove fermarci, dove la soluzione sia giusta".

Dopo Wittgenstein, tra le critiche provenienti da personaggi in vista della scienza e della filosofia, la critica più nota nei confronti della psicoanalisi freudiana è sicuramente quella di Karl R. Popper . La posizione di Popper rispetto alla psicoanalisi è molto chiara: la psicoanalisi non è scientifica semplicemente per il fatto che non è falsificabile. E "quanto all'epica freudiana dell'Io, del Super-io e dell'Es non si può avanzare nessuna pretesa ad uno stato scientifico, più fondatamente di quanto lo si possa fare per l'insieme delle favole omeriche dell'Olimpo. Queste teorie descrivono alcuni fatti, ma alla maniera dei miti. Esse contengono delle suggestioni psicologiche assai interessanti, ma in forma non suscettibile di controllo". Ciò in contrasto con la maggior parte delle teorie fisiche le quali "sono del tutto [...] altamente falsificabili sin dall'inizio".

In questo dibattito interviene Adolf Grünbaum , autore del famoso libro "Philosophical Problems of Space and Time" (1963; ed. ampl. 1976), di "The Foundations of Psychoanalysis" e "Reflections on the Foundations of Psychoanalysis". Grünbaum critica il falsificazionismo di Popper e nega validità alla critica di Popper contro Freud. Se la teoria psicoanalitica non è scientifica perché non falsificabile, come sostiene Popper, tuttavia - si chiede Grünbaum - "quale dimostrazione ha mai offerto Popper per ribadire con enfasi che il corpus teorico freudiano è completamente privo di conseguenze empiricamente controllabili?". La conseguenza a cui arriva il procedimento logico di Grünbaum è che "l'incapacità di certi filosofi della scienza di individuare una qualsiasi conseguenza controllabile della teoria freudiana, dimostra che essi non ne hanno studiato a fondo, o non ne padroneggiano, il contenuto logico, non dimostra certo una carenza scientifica della psicoanalisi".

Sbaglia Popper a criticare Freud sulla base di una presunta non falsificabilità della psicoanalisi, questa è in sintesi la posizione di Grünbaum che tuttavia sostiene che in ogni caso la psicoanalisi non regge ugualmente. E non regge, tra altre ragioni, perché i dati clinici non sono attendibili: essi sono irrimediabilmente contaminati dall'analista. Ne conclude pur criticando le posizioni di Popper sulla scientificità della psicoanalisi che tuttavia attualmente la psicoanalisi non è in ottimo stato, "per lo meno per quanto riguarda i suoi fondamenti clinici".

A partire dagli anni settanta del ventesimo secolo, studiosi come Ellenberger, Cioffi, Sulloway hanno fornito nuove ricostruzioni storiografiche del lavoro scientifico di Freud, appoggiandosi su prove documentali: sono state sottolineate ad esempio discrepanze fra le descrizioni di casi clinici negli articoli pubblicati di Freud e i resoconti degli stessi casi nella sua corrispondenza privata.

Lo psicologo clinico Jacques Bénesteau (autore del libro Mensonges freudiens: Histoire d'une désinformation séculaire , vincitore nel 2003 del premio assegnato dalla Société française d'histoire de la médecine per il migliore libro dell'anno per la ricerca nella storia della medicina) ha sostenuto che Freud ha mentito su tutti i casi da lui trattati nei suoi scritti: "[...] abbiamo appreso, di pubblicazione in pubblicazione, e rivelazione dopo rivelazione, che Freud aveva manipolato i fatti, inventato dei malati, con i loro sintomi e una eziologia, fabbricato degli effetti terapeutici inesistenti e delle false prove, il tutto dissimulando le sue costruzioni sotto la protezione di una retorica straordinaria e dietro "fantasmi" supposti inconfutabili, quali il complesso d'Edipo, questa fantastica barriera disinformativa. La disinformazione e la sottrazione dei documenti dovevano fare il resto del lavoro." Studiosi come il filosofo della scienza Frank Cioffi hanno tratto dalle critiche sulla veridicità degli scritti di Freud conseguenze riguardo alla validità della teoria psicoanalitica: "Allora, perché Freud è uno pseudoscienziato? La ragione principale è la seguente: ha dichiarato di aver testato -e dunque di aver fornito delle prove suscettibili di legittimare in modo convincente- delle teorie che erano inconfutabili o, quando erano confutabili, non erano state testate."

Il Premio Nobel per la medicina Peter Medawar ha scritto nel 1975: "Gli psicoanalisti continueranno a prendere le più spaventose cantonate finché persevereranno nella loro convinzione impudente e intellettualmente debilitante secondo cui godono di un 'accesso privilegiato alla verità'. Si sta affermando l'opinione secondo cui la teoria psicoanalitica dottrinaria è la più prodigiosa truffa intellettuale del ventesimo secolo: nonché un prodotto terminale- qualcosa di simile a un dinosauro o a uno Zeppelin nella storia delle idee, una vasta struttura dal progetto radicalmente mal concepito e senza posterità." E. Fuller Torrey , definito dal Washington Post "il più famoso psichiatra americano", scrivendo in "Witchhdoctors and Psychiatrists" (1986) ha sostenuto che le teorie psicoanalitiche non hanno un fondamento scientifico superiore a quello delle teorie dei guaritori indigeni tradizionali. Un numero crescente di scienziati considera la psicoanalisi una pseudoscienza (F. Cioffi, 1998), anche se diverse migliaia di psichiatri e psicologi, in particolare in paesi come la Francia e l'Argentina, la ritengono tutt'ora una delle teorie più clinicamente utili nell'ambito della psicoterapia. Nell'Europa del Nord e nei paesi anglosassoni, invece, secondo quanto riferisce Catherine Meyer, curatrice de "Le Livre noir de la psychanalyse", "essa non è quasi più insegnata nelle facoltà di psicologia e ha trovato rifugio nelle facoltà di lettere o di filosofia. Negli Stati Uniti, solo 5000 persone seguono una psicoanalisi ortodossa (secondo la rivista Times, 2003): in confronto a 295 milioni di Americani, questa cifra appare al giorno d'oggi del tutto marginale (ma è enormemente più alto il numero di coloro che seguono psicoterapie ad orientamento psicodinamico). [...] Il "Myers", quel manuale che serve da opera di consultazione per gli studenti di psicologia americani, consacra solo 11 pagine alle teorie freudiane, su 740 pagine complessive." Secondo Meyer, la Francia e l'Argentina rappresentano nel mondo più l'eccezione che la regola per quanto riguarda la predominanza della psicoanalisi nei campi della psicologia e della psicoterapia.

È del 2000 il discusso libro: "Il caso Marilyn M. e altri disastri della psicoanalisi" del prof. Luciano Mecacci, docente di Psicologia generale all'Università di Firenze. Si tratta di una durissima requisitoria contro la psicoanalisi, in cui si sostiene che le teorie psicoanalitiche sono troppo soggettive ed arbitrarie per essere credibili e inoltre che la formazione degli psicoanalisti (a partire da Freud e dai suoi allievi più famosi) non garantisce affatto che essi abbiano adeguatamente affrontato e risolto i propri problemi interiori. Il libro va a scavare, con un gusto un po' scandalistico, negli intrecci perversi tra la vita privata degli psicoanalisti più celebri, degli allievi analizzandi, dei pazienti e dei loro familiari (intrecci e "costellazioni" dagli esiti spesso drammatici quando non letali). Rivela tragici insuccessi (verificatisi più a causa della psicoanalisi che nonostante essa), i numerosi casi di suicidio tra psicoanalisti, loro figli e loro pazienti, le falsificazioni dei casi clinici, ecc. Le ricostruzioni del volume di Mecacci hanno ricevuto aspre critiche nei dibattiti interni alla comunità professionale degli Psicologi (anche da non psicoanalisti), per le loro tendenze "scandalistiche" su tematiche che avrebbero meritato invece un maggiore approfondimento teorico e storiografico. Rimane la gravità dei fatti documentati da Mecacci (e di altri analoghi recentemente ricostruiti da altri studiosi), sui quali, andando oltre gli aspetti scandalistici, è augurabile che la ricerca e il dibattito sappiano andare a fondo, non limitandosi alla mera riaffermazione di posizioni precostituite.

Anche per quanto riguarda l'efficacia terapeutica della psicoanalisi il dibattito è stato molto forte, ed ha visto posizioni spesso contrapposte. Tra i critici (come già visto, spesso appartenenti a correnti teoriche "in concorrenza" con la psicoanalisi) il succitato Jacques Bénesteau ha affermato che "È ormai ammesso che nessun malato è stato guarito da Sigmund Freud, e non si possiede alcuna prova che uno solo sia stato realmente migliorato dal suo "metodo". [...] In base alle expertise sull'efficacia terapeutica, i cui risultati sono regolarmente pubblicati, al giorno d'oggi è possibile dire che, dall'inizio del ventesimo secolo, il metodo psicoanalitico non ha avuto alcun successo terapeutico al suo attivo, neppure di miglioramento dei problemi psicologici di un solo paziente. Se la psicoanalisi avesse avuto una qualche efficacia superiore a 400 altre psicoterapie esaminate, ci si sarebbe affrettati a far valere, con i fatti, la superiorità di questi brillanti risultati, e la discussione sarebbe chiusa poiché il mondo medico avrebbe avuto l'obbligo morale di aderirvi."

Altri autori non condividono queste posizioni estremiste, definite come "ipercritiche"; vi è anzi, sottolineano questi ultimi, una solida e ricca produzione scientifico-clinica sugli esiti positivi degli interventi psicoterapeutici psicodinamicamente orientati, produzione che nel corso degli anni si è progressivamente irrobustita ed ulteriormente articolata: si veda ad esempio l'ampia meta-analisi sull'efficacia della psicoterapia psicodinamica breve in numerosi disturbi psicologici di F.Leichsenring, S.Rabung, E.Leibing, nei prestigiosi Archives of General Psychiatry, 61, 2004, reperibile di seguito assieme ad altri studi clinici controllati sull'argomento . In ogni caso, come fanno notare nello stesso studio Leichsenring et al., diversamente da quanto avviene per la psicoterapia psicodinamica a breve termine, "per la psicoterapia psicoanalitica a lungo termine e la psicoanalisi, c'è un urgente bisogno di ricerca convincente sui risultati."

In Francia, l' Institut national de la santé et de la recherche médicale (l'organismo pubblico francese dedicato alla salute e alla ricerca medica) ha pubblicato nel 2004 l'expertise collettiva "Psychothérapie: Trois approches évaluées", una rassegna critica di studi clinici e di meta-analisi precedenti, in cui veniva valutata l'efficacia di tre diversi approcci psicoterapeutici, fra cui quello di ispirazione psicoanalitica. Gli otto esperti che hanno realizzato tale rapporto provenivano da indirizzi diversi di psicologia clinica, sei di loro erano stati psicoanalizzati e uno era uno psicoanalista lacaniano. Lo psichiatra e psicoterapeuta Jean Cottraux , uno di questi otto autori, riassume le caratteristiche e i risultati dell'expertise nel modo seguente: "[...] il rapporto INSERM non si occupava della psicoanalisi nel senso stretto del termine, esso valutava l'efficacia delle terapie psicoanalitiche brevi, della terapia familiare [di vari indirizzi] e delle terapie cognitivo-comportamentali. Le sue conclusioni erano particolarmente misurate. Erano stati studiati sedici disturbi. Le terapie cognitivo-comportamentali hanno dimostrato un effetto positivo in quindici disturbi su sedici, le terapie familiari in cinque disturbi su sedici, le terapie d'ispirazione psicoanalitica in un solo disturbo su sedici. Si trattava di disturbi della personalità in cui anche le TCC [sigla che sta per "terapie cognitivo-comportamentali"] hanno dimostrato la loro efficacia. Erano proposte indicazioni precise per ciascun disturbo, il che permetteva alle diverse correnti di dividersi il terreno in funzione dei loro poli di eccellenza. Il rapporto consentiva così ai pazienti di compiere una scelta informata. Le terapie psicoanalitiche brevi venivano considerate una buona indicazione in almeno il 30% delle domande di psicoterapia che provenivano da pazienti affetti da un disturbo di personalità isolato o associato alla depressione, o da un disturbo ansioso." .

A proposito dell'efficacia della psicoanalisi è poi interessante il parere aneddotico di Eric Kandel , uno dei più famosi neuroscienziati riduzionisti del mondo, che ha recentemente ricordato come anni fa si sottopose ad un'analisi personale, che gli produsse notevoli effetti benefici. Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando Mark Solms, ha fatto notare come Kandel non ritenga che lo stato attuale delle conoscenze neuroscientifiche confermi la teoria psicoanalitica: secondo quanto Eric Kandel ha scritto nel 1999, "la base neurale di un insieme di processi mentali inconsci" delineata dalle scoperte attuali in neuroscienza "non mostra alcuna somiglianza con l'inconscio di Freud. [...] [Questo inconscio] non è collegato a pulsioni istintive o a conflitti sessuali, e l'informazione non entra mai nella coscienza. Questi insiemi di scoperte rappresentano la prima sfida a una scienza neurale orientata psicoanaliticamente."

 

Recentemente, nel 2005, si è fatto un gran parlare sui media in Francia (dove la psicoanalisi dopo l'insegnamento di Lacan in particolare, rispetto ad altre nazioni regna regina incontrastata) di un libro-libello contro la psicoanalisi dal titolo significativo: Le livre noir de la psychanalyse ("Il libro nero della psicoanalisi") un ponderoso volume di 800 pagine che discute polemicamente i presunti errori della psicoanalisi.
La polemica si è infuocata su stampa, radio e televisioni e non è tardata a venire la risposta: "L'anti libro nero della psicoanalisi" che critica la corrente della TCC (terapia cognitivo-comportamentale ) che ha fra i suoi antenati Pavlov e Skinner , e alla quale appartengono diversi autori del "Libro nero". Tuttavia, gli autori principali del "Livre noir", hanno negato che questo "Anti-livre noir" possa considerarsi una vera replica al loro volume: essi osservano infatti come l'"Anti-libro nero" consista nel rimaneggiamento di 47 relazioni presentate a un "Forum anti-TCC" tenutosi 5 mesi prima della pubblicazione del "Libro nero della psicoanalisi", e come solo tre di queste relazioni rielaborate, oltre alla prefazione, citino quest'ultima opera. La traduzione italiana del "Livre noir" ( Il libro nero della psicoanalisi ) è stata pubblicata nell'autunno del 2006 con una "Premessa all'edizione italiana" della direttrice dell'opera Catherine Meyer (nota critica della psicoanalisi)..

Una delle critiche recenti più consistenti alla psicoanalisi riguarda il rinnego, da parte di Freud, dell'origine traumatica alla base dei sintomi dell'isteria. Nel 1896 pubblicò un saggio sull'isteria in cui ribadiva che alla base dei sintomi isterici presentati da molte delle sue pazienti c'era un trauma sessuale realmente vissuto. Freud si era convinto di ciò perché molte delle pazienti gli avevano riferito di molestie o veri e propri abusi sessuali compiuti da uomini della famiglia. Poco tempo dopo, entro un anno, egli cambiò completamente teoria e iniziò a sostenere che in realtà il trauma derivasse da una fantasia di seduzione, mai avvenuta. Come mai questo cambiamento? Jeffrey Masson, uno psicoanalista che stava completando il Ph.D e che aveva ottenuto l'accesso agli archivi che contenevano tutta la corrispondenza di Freud, ebbe modo di leggere tutte le lettere inviate all'amico Fliess in cui il padre della psicoanalisi confidava i motivi per cui aveva completamente ritrattato la teoria. Le pazienti di Freud facevano quasi tutte parte di famiglie dell'alta società che gli erano ben note. Ammettere che avessero subito degli abusi in famiglia significava accusare un numero cospicuo di amici e conoscenti. Ancora peggio, Freud aveva notato che la sua teoria era stata accolta con freddezza e gli stava attirando l'ostracismo dei colleghi. Piuttosto che perdere la fama e accusare i colpevoli, scelse di ritrattare e accusare le vittime. Quando Jeffrey Masson iniziò a diffondere le sue scoperte , la Società Psicoanalitica pensò bene di radiarlo dalla professione, non perché avesse raccontato il falso o avesse sostenuto teorie senza fondamento, ma perché aveva osato far conoscere al pubblico la verità. Grazie alla teoria della fantasia sessuale, molte bambine e bambini o adulte/i vittime di abusi nell'infanzia non sono stati creduti e sono stati tacciati di essere bugiardi dai professionisti che, purtroppo ancora oggi, credono in questa teoria. Una prova abbastanza recente di come questa teoria possa portare ad azioni assurde, di colpevolizzazione dei bambini e di mancata protezione, è contenuta in un passaggio di un libro divulgativo molto famoso di Françoise Dolto, "Come allevare un bambino felice". In questo libro sono raccolte le risposte che la psicoanalista ha dato durante una trasmissione radiofonica a lettere di genitori. Quando una mamma preoccupata le chiede come aiutare la figlia di 7 anni, che le ha rivelato chiaramente una molestia sessuale, la Dolto in sintesi sostiene che si tratta di bugie per ridere, per farsi bella agli occhi del padre e che questa storia infantile di fantasessualità deve essere subito dimenticata, senza ulteriori indagini .

 

Fonte: Wikipedia